All’inizio di settembre due psichiatri neozelandesi hanno ottenuto l’autorizzazione a prescrivere dosi farmacologiche di mdma a persone che soffrono di un grave disturbo da stress post-traumatico (ptsd). La decisione è stata presa dal Medsafe – l’ente che in Nuova Zelanda regola i farmaci a livello nazionale – e consente la somministrazione all’interno di un percorso di psicoterapia assistita, in un contesto clinico controllato e a pazienti che abbiano almeno diciotto anni.
La Nuova Zelanda è il secondo paese al mondo a consentire l’uso terapeutico dell’mdma dopo l’Australia, che l’ha fatto nel 2023. L’anno successivo, nel 2024, la Food and drug administration (Fda) degli Stati Uniti ha respinto la richiesta di approvazione della terapia con mdma avanzata dall’azienda di sviluppo biofarmaceutico Lykos Therapeutics, chiedendo ulteriori prove sull’efficacia e sulla sicurezza della molecola.
La rotta è cambiata quest’anno: ad aprile del 2026 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone alla Fda di velocizzare la revisione di farmaci psichedelici, per favorirne l’uso nel trattamento del ptsd nei veterani delle forze armate, una categoria in cui è alto il tasso di suicidi. Inoltre ha stanziato cinquanta milioni di dollari per promuovere la ricerca sui trattamenti basati su queste sostanze.
Qualche mese dopo, a settembre del 2026, l’Fda ha avviato un’udienza pubblica sullo stato delle leggi che regolano l’uso di mdma e psilocibina nel trattamento del disturbo da stress post-traumatico e della depressione.
“In Italia, dove la questione dei veterani non è rilevante come negli Stati Uniti, il disturbo da stress post-traumatico riguarda i traumi da abuso, soprattutto di natura sessuale o psicologica, e la violenza sulle donne. Ed è in queste situazioni che si vuole intervenire”, spiega Letizia Renzini, cofondatrice di Maps Italia, branca italiana della Multidisciplinary association for psychedelic studies, un’organizzazione non profit nata nel 1986 negli Stati Uniti che promuove ricerche e sperimentazioni per sviluppare usi terapeutici delle sostanze psichedeliche.
Logiche di mercato
Negli ultimi vent’anni, di pari passo con il riacceso interesse della comunità medico-scientifica, in tutto il mondo sono stati avviati studi clinici sul potenziale terapeutico di sostanze come la psilocibina, l’lsd, l’mdma o la ketamina per i disturbi mentali. Oggi in Europa ci sono circa quaranta studi in corso in dodici paesi. In Italia ce n’è solo uno autorizzato dall’Aifa, a Chieti, coordinato dall’Istituto superiore di sanità. Riguarda l’uso della psilocibina e coinvolge 68 pazienti con depressione resistente, che non hanno tratto beneficio dai farmaci tradizionali.
“L’Italia è indietro. Noi cerchiamo di sensibilizzare i legislatori italiani, i regolatori e l’opinione pubblica, e di individuare possibili strategie comuni”, afferma Renzini, secondo cui il cambio di atteggiamento degli Stati Uniti potrà smuovere le acque anche in Europa. “Ma la situazione è delicata, è un settore in cui ci sono logiche di mercato estremamente aggressive. Ed è proprio lì che bisogna combattere e puntare il dito”, avverte.
Il recente ordine esecutivo di Trump per velocizzare e facilitare la ricerca e l’accesso alle terapie psichedeliche “risponde a precise esigenze politiche, oltre che all’enorme problema dei suicidi tra i veterani. Tuttavia, il motore principale resta il business farmaceutico”, aggiunge Renzini. “La nostra speranza è che l’Europa sappia regolamentare il settore in modo più rigoroso degli Stati Uniti, dove si tende spesso a velocizzare la disponibilità dei farmaci e solo in un secondo momento ci si pone il problema dei protocolli di somministrazione”.
Secondo Maps, è necessario prima di tutto il dialogo con psichiatri, psicoterapeuti e sanitari qualificati. “Esiste un’emergenza di salute mentale, e sono i professionisti sanitari a essere sul campo a fronteggiarla”, dice Renzini.
Formare personale
Il 20 settembre è partita per la prima volta in Europa un’edizione del corso di formazione internazionale di Maps sulla terapia assistita con mdma, a San Sebastiano da Po, a circa 25 chilometri da Torino. Il programma è rivolto a psichiatri, psicologi e psicoterapeuti che lavorano sul disturbo da stress post-traumatico e su altre forme di trauma complesso, ed è condotto da formatori che hanno partecipato agli studi clinici finanziati da Maps negli Stati Uniti.
“La caratteristica di questo training è che il protocollo è terapeutico. Noi insistiamo molto sul fatto che queste sostanze non devono diventare un prodotto da comprare e prendere tutti i giorni, ma vanno usate all’interno di sessioni di terapia”, spiega Renzini. Il protocollo terapeutico di Maps, sottolinea, è “molto preciso: ci sono tre incontri precedenti, poi c’è la sessione e poi ce ne sono tre dopo”.
Un altro aspetto è il concetto di inner healing, cioè la possibilità di restituire al paziente, attraverso il processo di terapia assistita con psichedelici, “la propria capacità di guarigione, integrando esperienza e contesto”.
Infine, è rilevante anche il setting, cioè il contesto, i tempi e i modi in cui si somministrano queste terapie. “In quel momento”, dice Renzini, “i pazienti si trovano in una condizione di estrema vulnerabilità e devono sentirsi sicuri. Per questo è importantissimo formare i terapeuti. L’alleanza terapeutica che si forma nelle prime sessioni del protocollo è fondamentale”.
La formazione del personale sanitario sulle terapie psichedeliche è cruciale sia in vista di una futura legalizzazione e regolamentazione di questi percorsi in Italia sia per gestire l’esistente.
“Il fatto che queste sostanze siano illegali non ne impedisce l’uso. Da specialisti notiamo un aumento delle persone che fanno questo tipo di esperienze e che hanno bisogno di confrontarsi con qualcuno che le aiuti a dargli un senso”, afferma Sara Ballotti, psicoterapeuta dell’associazione Illuminismo psichedelico, che a settembre del 2025 ha lanciato il primo corso in terapie assistite con psichedelici in Italia rivolto a medici, psichiatri, psicologi e psicoterapeuti, valido per ottenere i crediti per la formazione professionale obbligatoria.
Peraltro, aggiunge Ballotti, “in Italia alcune terapie psichedeliche, per esempio con l’esketamina, sono già legali e utilizzate. Più i medici e i terapeuti sono preparati e conoscono il funzionamento e gli effetti di queste sostanze, più sapranno come spiegarli al paziente”.
Al corso di Illuminismo psichedelico, che è partito a gennaio del 2026 e terminerà ad aprile del 2027, partecipano trentacinque persone per lo più specializzate in psicologia e psichiatria, ma non solo. “Ci sono anche altre professioni mediche, per esempio diversi palliativisti. La classe è eterogenea, anche per genere e per età. Ci sono persone giovani che hanno appena terminato l’esame di stato e altre in un momento molto avanzato della carriera. Ci speravamo, è una risorsa”, dice Ballotti.
Parallelamente a quella in terapie assistite con psichedelici, l’organizzazione ha avviato anche un corso più breve in integrazione psichedelica, cioè il processo di elaborazione dell’esperienza fatta attraverso le sostanze. E a ottobre terrà il suo primo convegno, a Napoli, dedicato alla cultura e alla ricerca sugli psichedelici.
Le domande di partecipazione al corso completo in terapie assistite con psichedelici sono state moltissime. Ballotti racconta che l’organizzazione è stata “sommersa da richieste”: “È un segnale di cambiamento, anche tra gli specialisti sanitari, nel modo di guardare a queste sostanze, che ancora oggi sono stigmatizzate, specialmente nei contesti istituzionali. Per arrivare al legislatore, l’aspetto scientifico e quello culturale devono necessariamente andare insieme”.
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