Dopo le precedenti elezioni legislative in Svezia, nel 2022, i leader dei due principali partiti svedesi avevano preso decisioni rischiose. Jimmie Åkesson, leader del partito di estrema destra Democratici svedesi (Sd), aveva deciso di sostenere il governo di minoranza di destra guidato da Ulf Kristersson, del Partito moderato, mentre Magdalena Andersson, leader del Partito socialdemocratico, aveva deciso di adottare il “modello danese” per tornare al potere. In entrambi i casi, le decisioni hanno portato a una sconfitta elettorale ma a un successo politico.
Dopo le elezioni del 13 settembre, i socialdemocratici svedesi, come i loro colleghi danesi, riusciranno probabilmente ad assumere la guida del governo nonostante la battuta d’arresto elettorale (hanno perso circa il 2 per cento e registrato il peggior risultato dal 1908).
Il loro ritorno al governo sarebbe solo il risultato del gioco delle alleanze e dei buoni risultati ottenuti dai probabili partner di coalizione: il Partito della sinistra, i Verdi e il Partito di centro, che hanno aumentato i consensi rispettivamente dell’1,5, dell’1,7 e dello 0,4 per cento.
Complessivamente, il blocco di centrosinistra dovrebbe avere una maggioranza di appena tre seggi nel nuovo parlamento. Di conseguenza, anche se tornerà a essere premier, Andersson si troverà in una posizione vulnerabile.
I tre partiti di sinistra sono d’accordo su molte questioni socioeconomiche, in particolare sullo smantellamento di alcune delle peggiori politiche di destra degli ultimi anni e su un aumento degli investimenti nel settore pubblico, ma hanno idee molto diverse su temi come la criminalità e l’immigrazione.
Se Andersson insisterà sull’adozione di misure rigorose in materia d’immigrazione, continuando a collegare gli immigrati alla criminalità, ci saranno forti tensioni all’interno della coalizione, simili a quelle che la premier danese Mette Frederiksen aveva dovuto affrontare durante il suo primo governo.
Contemporaneamente, il piccolo Partito di centro ha escluso di far parte di una coalizione con il Partito della sinistra, che considera troppo “radicale”, e si è detto contrario a un eccessivo interventismo statale nel settore pubblico. Queste prese di posizione stanno creando ulteriori tensioni all’interno del blocco di centrosinistra e potrebbero portare alla formazione di un governo di minoranza.
In una situazione simile, è difficile immaginare che il futuro governo possa restare in carica per l’intera legislatura.
Dal lato opposto dello spettro politico, i Democratici svedesi hanno subìto la loro prima sconfitta elettorale a livello nazionale. Tuttavia, Åkesson non dovrebbe subire particolari contraccolpi.
Primo, non sembra avere rivali all’interno del partito.
Secondo, la sua strategia di sostegno a un governo di destra ha funzionato: il partito è ormai legittimato e fa parte a pieno titolo del blocco di destra, tanto che Kristersson aveva fatto sapere che in caso di vittoria avrebbe fatto parte della coalizione.
Terzo, il nativismo (che promuove gli interessi dei cittadini originari di un paese a scapito degli immigrati) dei Democratici svedesi è ormai condiviso, anche se con diverse sfumature, da tutti i partiti principali, compresi i socialdemocratici.
Inoltre non bisogna dimenticare che la campagna elettorale del 2022 aveva offerto il contesto politico ideale per i Democratici svedesi, dato che era stata dominata dai temi dell’immigrazione e della legittimazione del partito stesso.
Come sappiamo da altre elezioni (per esempio quelle nei Paesi Bassi nel 2023), quando a dominare il dibattito politico sono il contrasto dell’immigrazione e la legittimazione dell’estrema destra , questa ottiene grandi successi. Stavolta i due temi, anche se erano presenti, non hanno dominato la campagna elettorale. E poco prima del voto i Democratici svedesi sono stati coinvolti in alcuni scandali.
Nonostante questo, il partito ha mantenuto il 78 per cento dell’elettorato del 2022, più del Partito moderato (59 per cento) e dei socialdemocratici (73 per cento).
Cambiare programma
Forse Andersson cercherà di convincere il suo partito, e se stessa, del fatto che il “modello danese” abbia funzionato, ma dovrebbe guardare con più attenzione al suo vicino occidentale.
I socialdemocratici danesi hanno toccato un minimo storico nelle elezioni nazionali e locali (in particolare nella capitale Copenaghen). E anche se Frederiksen è una nativista così convincente da essere considerata un esempio dai leader di estrema destra di altri paesi, in Danimarca l’estrema destra è ancora popolare quasi quanto prima, anche se più divisa.
Andersson ha ringraziato le sezioni giovanili e studentesche del partito per l’ottimo lavoro svolto, ma in realtà il risultato dei socialdemocratici con gli elettori che votavano per la prima volta è stato peggiore di quello con l’elettorato generale (21 contro 28 per cento).
Al contrario, il Partito della sinistra e i Verdi hanno ottenuto ottimi risultati nella fascia d’età più bassa. Questo riflette una tendenza in corso in tutta Europa, in base alla quale i più giovani preferiscono i partiti apertamente di sinistra rispetto a quelli di centrosinistra.
I socialdemocratici hanno invece ottenuto ottimi risultati tra gli svedesi di origini non europee, ottenendo il 38 per cento dei consensi, ma difficilmente grazie alla promessa di politiche più nativiste.
In sintesi, se anche i socialdemocratici fossero tornati al governo grazie al “modello danese”, una tesi comunque discutibile, questa strategia sarebbe molto rischiosa per la futura coalizione e per il futuro elettorale del partito.
Invece di presentarsi come un’alternativa “moderata” o “ragionevole” al governo di Kristersson, Andersson dovrebbe impegnarsi a fondo in un programma politico progressista, dal punto di vista socioeconomico e socioculturale. Avrebbe maggiori possibilità di tenere unita la coalizione e di rendere il partito attraente agli occhi degli elettori più giovani.
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