Per molto tempo la Svezia è stata uno dei posti più ambiti per i rifugiati e i richiedenti asilo che arrivavano in Europa. Un paese ricco, stabile, con uno stato sociale tra i più solidi e generosi del continente e una lunga tradizione di accoglienza degli stranieri. Nel 2015 quando un milione di persone arrivarono in Europa dalla rotta balcanica in fuga dalla guerra in Siria, Stoccolma ne accolse 163mila in un anno. Dieci anni dopo, quel numero è diminuito del 96 per cento. E dall’inizio del 2026 la Svezia è arrivata a offrire migliaia di euro a chi decide di andarsene.
Questi “sussidi di rimpatrio”, voluti dal governo uscente di centrodestra nel 2022 e aumentati di valore nel 2026, sono stati molto discussi nella campagna elettorale per le elezioni politiche che si sono svolte il 13 settembre. Il partito di estrema destra dei Democratici svedesi (Sd) ha infatti diffuso dei cartelloni pubblicitari in cui gli immigrati erano invitati a prendere il sussidio di rimpatrio” per ritornare volontariamente nei paesi di origine.
Dal primo gennaio 2026 i cittadini stranieri residenti legalmente in Svezia possono ricevere fino a 350mila corone svedesi, cioè circa 31mila euro, se accettano di lasciare il paese e tornare in quello d’origine o trasferirsi in un altro. Per una coppia il contributo può arrivare a 45mila euro, per una famiglia a 53mila.
La misura non ha prodotto risultati significativi, anche quando il sussidio è stato aumentato. Nei primi mesi del 2026 solo 171 persone hanno accettato l’offerta. Ma il governo guidato da Ulf Kristersson, del Partito moderato svedese, che ha fatto un’alleanza elettorale con l’estrema destra, ha puntato tutto sul pugno duro contro l’immigrazione, la sicurezza nelle periferie e l’ordine pubblico.
“Migliorare la remigrazione è una priorità”, ha detto Kristersson durante la campagna elettorale, usando uno dei pilastri del programma politico delle destre radicali in tutto il mondo: la “remigrazione”, cioè un piano di deportazioni e di incentivi ai rimpatri volontari, che è al centro anche delle promesse del partito di estrema destra tedesco Alternative für Deutschland (Afd), dello spagnolo Vox, dell’italiano Futuro nazionale.
Una strategia che ha pagato solo in parte nel caso svedese, perché secondo i primi risultati il centrosinistra (l’alleanza tra socialdemocratici, verdi, sinistra e centro) è in vantaggio alle elezioni politiche del 13 settembre in Svezia, anche se il partito del primo ministro ha perso meno consensi del previsto.
Ma a prescindere dai risultati la vicenda svedese è interessante per capire cosa succede quando tutti i partiti assumono posizioni simili sull’immigrazione, fortemente influenzate dall’approccio ideologico di formazioni estremiste, che dominano il dibattito pubblico.
L’effetto degli estremisti
Insieme alla Germania di Angela Merkel, nel 2015 la Svezia rappresentava l’idea che la società europea potesse essere accogliente. Ma proprio in quegli anni la questione cominciò a essere strumentalizzata dai partiti e oggi la politica svedese sulle migrazioni è tra le più restrittive in Europa, a causa di norme introdotte dal centrosinistra e rafforzate dal centrodestra, che ha vinto le elezioni nel 2022.
Nei paesi scandinavi, che hanno una forte tradizione di stato sociale, ha fatto ancora più presa la costruzione narrativa della “guerra tra poveri”, cavalcata dall’estrema destra. E cioè l’idea che la presenza di stranieri sia un pericolo soprattutto per le classi lavoratrici, per chi vive nelle periferie delle grandi città e per gli strati più deboli della società.
L’Sd ha trasformato questa posizione in un cavallo di battaglia. E il governo di Kristersson non l’ha combattuta, anzi l’ha inclusa nelle sue politiche rendendole ancora più severe e facendo dell’immigrazione una questione di sicurezza, ordine pubblico e identità nazionale.
Ma anche i socialdemocratici, che erano all’opposizione ed erano dati per favoriti nei sondaggi prima delle elezioni, non hanno proposto soluzioni alternative o di rottura. Invece in campagna elettorale hanno detto che non cambieranno la linea dura del governo uscente, adottata dagli stessi partiti di centrosinistra anche in passato.
Il risultato al momento sembra aver premiato il centrodestra (in termini relativi): secondo i dati non ancora definitivi il 14 settembre l’estrema destra dei democratici svedesi ha perso consensi a favore dei moderati; il centrosinistra che sarebbe in vantaggio di pochi voti (si stanno aspettando i risultati dei seggi degli svedesi all’estero che non arriveranno prima del 16 settembre) potrebbe avere una maggioranza di soli tre seggi sulla coalizione dei conservatori (formata da moderati, cristiano-democratici, liberali, democratici svedesi) un risultato modesto rispetto alle aspettative. Mentre i conservatori hanno mantenuto le loro posizioni e ottenuto più consensi di quanti erano previsti alla vigilia delle elezioni.
Una delle questioni che gli analisti dovranno provare a capire dopo le elezioni è quanto sia stato fruttuoso per i socialdemocratici avvicinarsi alle posizioni dei conservatori su alcune questioni in cui gli estremisti di destra dominano il discorso.
Un’ipotesi è che la presenza di partiti molto estremisti nella competizione politica possa alla lunga favorire i partiti più moderati di quella stessa area politica e sfavorire i partiti dell’area opposta, che non adottano una strategia comunicativa dirompente o non riescono a imporre nel dibattito pubblico i temi su cui sono più forti.
La leader socialdemocratica svedese Magdalena Andersson ha promesso agli elettori maggiori investimenti nel welfare, un sistema fiscale più equo e un’attenzione particolare alla coesione sociale, ma ha escluso cambi di rotta su immigrazione e sicurezza.
Chiunque andrà al governo in Svezia, i due milioni di immigrati che vivono stabilmente in questo paese di dieci milioni di abitanti dovranno continuare a fare i conti con una legislazione tra le più discriminatorie d’Europa, che prevede incentivi al rimpatrio, regole molto restrittive per i permessi di soggiorno di lungo periodo ed esami di cultura svedese per gli stranieri che chiedono la cittadinanza. Nei test per diventare cittadini gli immigrati sono sottoposti a una verifica delle loro conoscenze sulla Svezia e in alcuni quesiti si pretende che conoscano le regole della linea di successione al trono o come funziona il Midsommar, la festa di mezza estate.
Questo articolo è tratto dalla newsletter Frontiere.
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