Solo 22 capi di stato africani hanno partecipato al vertice Russia-Africa che si è tenuto a Mosca il 28 e 29 ottobre, contro i 43 che erano presenti alla prima edizione nel 2019. Il minor numero di leader presenti, però, non indica necessariamente un calo dell’influenza russa.

Mosca ha consolidato la sua presenza in alcune regioni del continente puntando non tanto sugli scambi commerciali quanto sulla fornitura di armi, assicurando la sopravvivenza politica di alcuni governi e garantendosi un accesso alle risorse naturali.

Durante il vertice di quest’anno il presidente russo Vladimir Putin ha continuato a presentare il suo paese come un partner “non predatorio”, promettendo di sostenere lo sviluppo e l’autosufficienza dell’Africa.

I dati economici, però, forniscono un quadro più modesto. Nel 2025 gli scambi commerciali tra Russia e Africa hanno raggiunto i 27 miliardi di dollari, contro i 348 miliardi di quelli con la Cina, gli 83,3 miliardi con gli Stati Uniti e i 66,5 miliardi con il Regno Unito. Putin ha promesso di raddoppiare il volume degli scambi con l’Africa entro il 2030, ma la guerra in Ucraina limita la sua capacità di mantenere questo impegno.

Il punto di forza della Russia è invece la collaborazione in materia di sicurezza. Dal 2015 ha firmato più di cinquanta accordi militari con 39 paesi. Le giunte al potere in Mali, Burkina Faso e Niger hanno abbandonato la cooperazione in questo campo con i paesi occidentali per rivolgersi a Mosca. È presente personale russo anche nella Repubblica Centrafricana, in Sudan e in Guinea Equatoriale.

Questi accordi garantiscono ai governi africani armi, addestramento e sostegno militare. A Mosca, invece, assicurano la possibilità di rafforzare la sua influenza e facilitare il suo accesso a risorse strategiche.

La Russia cerca anche di accreditarsi come mediatrice diplomatica, per esempio tra Etiopia ed Eritrea: anche se fornisce armi avanzate ad Addis Abeba, ma mantiene legami militari con entrambi i paesi.

Dubbi sulle intenzioni

A incrinare l’immagine di una collaborazione benevola proposta da Putin sono le conseguenze sulla popolazione civile. Il 22 ottobre Human rights watch ha accusato le forze maliane e l’Africa Corps russo di aver condotto attacchi indiscriminati in cui sono stati uccisi dei civili. Inoltre le operazioni in cui sono state impegnate le forze russe non hanno messo fine alle insurrezioni regionali, soprattutto nel Sahel.

La Russia continua inoltre a reclutare cittadini africani per mandarli a combattere in Ucraina, spesso con la coercizione o l’inganno.

Secondo i dati dell’intelligence ucraina citati in un recente articolo di Bloomberg, più di 5.400 africani sono stati arruolati nell’esercito russo. Stando alle informazioni disponibili, quest’anno il reclutamento sarebbe aumentato notevolmente in Burundi, Zimbabwe, Repubblica Democratica del Congo, Sierra Leone, Sudan e Camerun. Il cambio di provenienza delle reclute è avvenuto dopo che alcuni paesi – Kenya, Botswana e Sudafrica – hanno messo in guardia i loro cittadini dal farsi attirare in Russia con presunte opportunità di lavoro.

Mosca dichiara di voler aiutare i paesi africani a crescere economicamente e a svilupparsi, un obiettivo che favorisce anche i suoi interessi commerciali. In Mali le aziende russe sono impegnate nell’estrazione di oro e litio. Altre hanno interessi nella bauxite della Guinea, nell’uranio del Niger e nell’oro del Burkina Faso. Alcuni di questi progetti possono aiutare i paesi africani a trasformare le loro materie prime generando maggiori entrate, ma permettono anche a Mosca di rafforzarsi economicamente in paesi dov’era già ben presente nel campo militare.

La Russia si è impegnata anche a rendere politicamente accettabili i suoi interventi. L’espansione della sua influenza si deve infatti anche a una comunicazione mirata, che passa per i mezzi d’informazione statali e sfrutta un radicato sentimento antioccidentale.

L’agenzia di stampa statale russa Sputnik ha aperto nuove sedi a Dar es Salaam, in Tanzania, e a Johannesburg, in Sudafrica. Il prossimo anno Mosca vuole inaugurare nuovi centri culturali in più di una decina di paesi, tra cui Togo, São Tomé e Príncipe e Sierra Leone.

In vista del prossimo vertice Russia-Africa è probabile che Mosca punti soprattutto a rafforzare la sua visibilità politica, concentrandosi su quei paesi africani dove i governi sono più disponibili a collaborare in materia di sicurezza, a fare accordi sulle risorse e ad accettare una narrazione che mette in discussione l’influenza occidentale. ◆

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

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