Il 31 agosto l’Italia ha prorogato per altri quindici giorni la sospensione dell’accordo di Schengen, che riguarda in particolare il ripristino dei controlli alle frontiere aeree e marittime dei viaggiatori in arrivo dalla Spagna. La misura era stata introdotta il 1 agosto, dopo gli arrivi straordinari nell’exclave spagnola di Ceuta.
Nei giorni scorsi il ministro dell’interno italiano Matteo Piantedosi aveva lasciato intendere che l’orientamento del governo fosse quello di estendere per un altro periodo di tempo i controlli, anche se non hanno prodotto alcun risultato.
Piantedosi aveva detto che la situazione a Ceuta “è tutt’altro che migliorata”, descrivendo un quadro ancora “complicato”. E ha parlato di un allarme delle agenzie di intelligence spagnole su “possibili soggetti con una caratterizzazione jihadista”.
Il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne dell’Unione europea comporta controlli a campione sui passeggeri nei porti e negli aeroporti e ha provocato dei rallentamenti nel traffico aereo e nelle procedure di sbarco.
La decisione inoltre ha generato un acceso scontro diplomatico tra Roma e Madrid. Lo stesso Piantedosi a metà agosto, parlando di fronte alla commissione Schengen, aveva ammesso che il ripristino dei controlli aveva portato a tre arresti e al “respingimento di 21 cittadini di paesi terzi di cui sei marocchini”. In totale in un mese sono stati controllati i documenti di 180mila passeggeri, solo trentuno sono stati fermati perché non avevano i documenti in regola e di questi solo otto erano cittadini marocchini, ma è assolutamente improbabile che anche una sola di queste otto persone provenisse da Ceuta.
Subito dopo la notizia che Roma aveva esteso i controlli, Madrid ha fatto lo stesso, cioè ha deciso “di prolungare per due settimane i controlli frontalieri dei passeggeri che via mare o via aerea accedono al territorio nazionale provenienti dall’Italia”.
Un accordo in crisi
L’area Schengen è una zona di libera circolazione senza controlli alle frontiere interne, istituita il 14 giugno 1985 ed entrata in vigore nel marzo 1995. Consente a più di 450 milioni di cittadini dei 29 paesi dell’area (25 paesi dell’Unione e quattro paesi che non fanno parte dell’Unione) di circolare liberamente senza sottoporsi ai controlli di frontiera. L’accordo è stato sospeso diverse volte in passato dall’Italia e da altri paesi. L’ultima volta Roma lo ha fatto alla frontiera con la Slovenia a causa dell’arrivo di migranti dalla rotta balcanica.
Nato in un clima di unità e di desiderio d’integrazione dei paesi dell’area europea, a partire dal 2015 Schengen è entrato in crisi. La sua sospensione è spesso stata usata in maniera strumentale per alimentare tensioni tra i diversi paesi a causa dell’arrivo di migranti, in un’ottica nazionalista e di difesa dei confini che ha finito per indebolire la cooperazione tra gli stati europei e ha bruscamente interrotto il faticoso processo di costruzione di un’Europa politica.
La vicenda successiva alle entrate straordinarie di migranti a Ceuta il 30 e 31 luglio ne è l’emblema. Anche se gli accordi di Schengen non valgono a Ceuta per via del suo statuto speciale, pur non condividendo con la Spagna alcuna frontiera terrestre e pur essendo Ceuta un’exclave spagnola in Marocco, quindi nel continente africano, l’Italia ha deciso di ripristinare i controlli alle frontiere marittime e aeroportuali per le persone in arrivo dalla Spagna, scatenando una crisi diplomatica con Madrid che ha causato diverse conseguenze in tutto il continente.
Intanto a Ceuta la maggior parte dei migranti arrivati alla fine di luglio è stata rimandata in Marocco: sono rimaste cinquemila persone, tra cui circa duemila minorenni. Tuttavia continuano le tensioni tra l’amministrazione locale e il governo di Madrid. Il 28 agosto il ministro dell’interno spagnolo ha annunciato che il confine di Ceuta sarà rafforzato con un pacchetto di misure “straordinarie”, tra cui l’estensione delle dighe frangiflutti di Tarajal e Benzú, un sistema permanente di boe di contenimento marittimo, la sorveglianza aerea con droni, imbarcazioni leggere di intervento e dispositivi sottomarini a controllo remoto.
Contemporaneamente l’assemblea di Ceuta ha chiesto all’unanimità al governo centrale di agire “immediatamente e senza ulteriori indugi”, sostenendo che la città si trova in una “situazione estrema, sull’orlo del collasso”. Rappresentanti politici locali chiedono il rimpatrio delle persone che sono arrivate alla fine di luglio e si trovano ancora a Ceuta.
Negli ultimi giorni gli abitanti di Ceuta e i rappresentanti dei partiti dell’estrema destra hanno organizzato manifestazioni contro la presenza degli immigrati, la prossima manifestazione è prevista per il 2 settembre. Il 27 agosto ci sono stati scontri violenti con la polizia vicino a una spiaggia in cui i migranti arrivati da poco dormono. I loro averi sono stati dati alle fiamme dai manifestanti.
Questo articolo è tratto dalla newsletter Frontiere.
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