L’Italia è uno dei pochi paesi europei dove l’educazione sessuale e affettiva non è obbligatoria per legge. Dal 1975 a oggi sono state presentate più di trenta proposte in parlamento per introdurla in modo sistematico, senza che nessuna fosse approvata.
Quando si fa, è a macchia di leopardo ed è affidata quasi sempre ad associazioni, con percorsi molto diversi anche tra scuole della stessa città. Di solito le attività tendono a concentrarsi sull’anatomia e la prevenzione di gravidanze indesiderate, trascurando la sfera emotiva, le relazioni e la libertà individuale – un’impostazione ormai superata. E se si organizza qualcosa, spesso ci si scontra con la resistenza degli insegnanti, che non vogliono rinunciare alle proprie ore, o dei genitori, preoccupati per i contenuti.
Questo quadro già difficile ora si è complicato ulteriormente, perché il 4 giugno è diventato legge il cosiddetto ddl Valditara. La norma fa scattare un divieto assoluto per la scuola dell’infanzia e primaria: non si può svolgere nessun progetto di educazione sessuo-affettiva. Alla secondaria serve un accordo scritto dei genitori (o degli studenti, se maggiorenni), che devono poter accedere ai materiali almeno una settimana prima degli incontri. Non hanno bisogno di questi passaggi l’educazione al rispetto, le lezioni di biologia (nel programma di scienze) e i moduli sulle malattie sessualmente trasmissibili.
Una legge simile è stata votata un anno fa nella provincia dell’Alberta, in Canada. Tutti i materiali usati nei corsi di educazione sessuale, affettiva e sentimentale nelle scuole devono essere autorizzati dal governo, e i genitori, che prima potevano chiedere che i figli non partecipassero a queste iniziative, adesso devono domandare che siano inclusi, e devono sapere con almeno un mese di anticipo quando si svolgeranno. In pratica, bambine e ragazzi non seguono questi corsi a meno che le loro famiglie non lo richiedano espressamente. L’Alberta è la prima provincia canadese ad adottare questo modello, e la cosa ha fatto discutere parecchio.
Come in Italia, anche in Canada la situazione è frammentata: la maggior parte delle province ha linee guida sull’educazione sessuale molto scarne, lasciando le decisioni ai singoli consigli scolastici o addirittura ai singoli insegnanti. Il risultato è un sistema pieno di ambiguità, in cui temi come il consenso, la fluidità di genere o l’orientamento sessuale possono essere insegnati o ignorati del tutto. In British Columbia, per esempio, esiste un modulo intitolato “Perché ‘sei così gay’ non va bene”, che può essere proposto dalla scuola dell’infanzia alla fine delle superiori, ma non è obbligatorio. In Manitoba e Saskatchewan ci sono molte risorse, ma nessuno è tenuto a usarle.
In un rapporto del 2023, molti giovani canadesi hanno descritto le lezioni di educazione sessuale come esperienze che li hanno lasciati “impreparati, impauriti o imbarazzati”.
Più di un secolo fa i manuali di educazione sessuale più venduti in Canada erano gli otto volumi di Self and sex series, pubblicati a Filadelfia e distribuiti nel paese da William Briggs, editore ufficiale della chiesa metodista. Scritti da figure legate all’ambiente protestante, uno per i maschi e uno per le femmine per ogni fascia d’età, avevano toni moralistici e teorie mediche discutibili (tra cui l’avvertimento che “il vizio solitario” avrebbe portato a “mal di schiena e dolori ai fianchi”). Ma erano anche sorprendentemente moderni: esigevano standard di condotta uguali per uomini e donne, e avanzavano gli stessi argomenti a favore della conoscenza contro l’ignoranza che sentiamo oggi. The Walrus ha reso disponibile un estratto da uno dei volumi, intitolato What a young girl ought to know (1897), della medica Mary Wood-Allen.
Vari decenni dopo, il primo contatto con la sessualità per alcune preadolescenti e adolescenti canadesi è stato Wifey (1978), uno dei pochi romanzi esplicitamente per adulti di Judy Blume: si leggeva di nascosto, sfogliando le pagine sottolineate della copia in biblioteca, poi si rimetteva il libro dietro agli altri perché nessuno lo trovasse.
E per le più consapevoli c’era Our bodies, ourselves, nato nel 1969 a Boston quando dodici donne decisero di raccogliere autonomamente informazioni sulla salute femminile. Il primo opuscolo vendette 250mila copie in un anno; le edizioni successive sono state tradotte in trenta lingue. Per generazioni Our bodies ha rappresentato l’unica fonte affidabile, non giudicante e completa su contraccezione, aborto, sessualità, violenza e piacere.
Anche Myriam Daguzan Bernier, una giornalista canadese specializzata in pedagogia e sessuologia, ricorda che da adolescente passava i pomeriggi in biblioteca a sfogliare libri di anatomia, facendosi un sacco di domande sul proprio corpo, sull’età “normale” per fare una cosa, su come funzionano ragazzi e ragazze… senza ottenere abbastanza risposte. Pensando all’adolescente che era, ha scritto A nudo! Dizionario amorevole della sessualità insieme all’illustratrice Cécile Gariépy.
Il libro è stato pubblicato in Italia da Settenove nel 2024, con la traduzione attenta di Valeria Illuminati e Roberta Pederzoli del centro Metra dell’università di Bologna, e si rivolge a persone che hanno dai quattordici anni in su. È una guida pratica essenziale e schietta, ricchissima di dati e approfondimenti (anche per i lettori e le lettrici italiane). Contiene 148 lemmi, da aborto a zone erogene, passando per amicizia, androginia psicologica, contraccezione, coppetta mestruale, cultura dello stupro, flusso istintivo libero, gay, imene (si rompe sempre durante il primo rapporto sessuale? Può sanguinare? La penetrazione fa male?), Ist (infezioni sessualmente trasmesse), molestia sessuale, muscle building, odore, orale (sesso), pelo, prima volta, sexting, toilette.
Questi sono dei paragrafi presi da alcune definizioni.
Adolescenza
L’adolescenza è sempre stata considerata un difficile momento di passaggio, ma la maggior parte delle persone la vive senza troppi problemi. Non ci si trasforma in un mostro o in una pianta, al contrario! È in questo periodo che si sviluppa “il pensiero astratto”. Si parla anche di pensiero ipotetico-deduttivo. Ossia? Potremmo riassumerlo così: l’adolescente sarà in grado di dedurre cose, formulare ipotesi e quindi capire meglio come funzionano le persone e i concetti più astratti come per esempio quello di giustizia. (…) Sul sito onf.ca si può vedere il documentario Little big girls! di Hélène Choquette, che affronta il tema della pubertà precoce (il passaggio dall’infanzia all’adolescenza) delle ragazze.
Ballo “sandwich”
Su una pista da ballo, due persone ne circondano una terza posizionandosi rispettivamente davanti e dietro di lei. Lo scopo: esplorare il corpo della persona presa fra le altre due “come in un sandwich”. Questo ballo fa parte delle cosiddette attività sociali sessualizzate. Anche se fa tendenza, nessuna persona deve sentirsi in obbligo di partecipare a questo genere di attività. Se non ci sentiamo a nostro agio semplicemente non ci interessa non dobbiamo farlo, tutto qui.
Consenso
È la base! Dare il proprio consenso significa essere d’accordo. Volere. Sapere in cosa ci si sta imbarcando e averne voglia, con il corpo e con la mente. Non è un sì a metà o un sì riluttante. È un sì sentito, un sì vero e schietto, che non impedisce di cambiare idea in corso d’opera. È molto semplice: senza un sì, è un no. (…) Collegandosi allo spettacolo teatrale Consentement del 2019, la rivista canadese Voir ha proposto un podcast in sei episodi sul tema.
Contraccezione
I primi confronti sulla contraccezione possono essere un po’ destabilizzanti e creare imbarazzo. È normalissimo! È tutto nuovo, un universo in cui ci addentriamo un po’ alla volta. In occasione di un appuntamento per parlare di contraccezione, ci si confronta, ma è possibile anche che ci si debba spogliare per un esame medico o ginecologico, anche se non è sempre così (il testo continua con alcune domande che può fare il medico o la medica e una tabella con i metodi di barriera, i metodi ormonali e i metodi naturali).
Disabilità
La sessualità riguarda tutte le persone, incluse quelle con disabilità fisiche che, a differenza di quanto si pensi ancora comunemente, non sono sprovviste di desiderio sessuale, al contrario! (…) Da ascoltare: il podcast su sessualità e disabilità con Sara Balducci, consulente psicologica.
Marketing di genere (o gender marketing)
Se ne parla quando un’azienda decide di porsi come target un gruppo di persone in funzione del loro genere (nel caso specifico: femminile o maschile) per vendere un prodotto o un servizio. Nel febbraio 2018 Indra Nooyi, amministratrice delegata della PepsiCo, intervistata nel podcast Freakonomics, ha affermato che le donne mangiano le patatine in modo diverso dagli uomini e che, a suo avviso, si sentirebbero a disagio a sgranocchiarle rumorosamente in pubblico per poi leccarsi allegramente le dita. Dopo l’intervista, la Pepsi ha dunque annunciato il lancio di una gamma di patatine poco rumorose, che avrebbero sporcato meno, in una confezione adatta a stare dentro una borsetta. Ben presto la notizia ha suscitato molte reazioni e gli utenti di Twitter si sono scatenati usando l’hashtag #LadyDoritos, accusando la Pepsi di sessismo. Per ribattere alle critiche, l’amministratrice delegata ha affermato che il prodotto alla fine non sarebbe stato commercializzato e che si trattava solo di un “test di marketing”.
Masturbazione
Dal 1995, negli Stati Uniti maggio è il mese della masturbazione. Nasce in realtà come giornata, il 7 maggio, per sostenere l’ex responsabile della sanità pubblica all’epoca dell’amministrazione Clinton, Joycelyn Elders, che aveva dovuto dimettersi dopo aver proposto di aggiungere l’argomento masturbazione nei programmi scolastici. Successivamente la festa è stata estesa a tutto il mese per affrontare il tema senza tabù e far capire che la masturbazione è un’attività sessuale del tutto normale, e che le persone possono praticarla senza timore.
Normale
È normale che non abbia mai dato un bacio? È normale che non abbia ancora fatto l’amore? Il mio ciclo è normale? Il mio pene è normale? Il mio seno è normale? È normale non capire se provo attrazione per le ragazze o i ragazzi? È normale che mi sento una ragazza anche se sono nata nel corpo di un ragazzo o che mi sento un ragazzo anche se sono nato nel corpo di una ragazza?
Pornografia
Alla School of public health della Boston university, il comune finanzia dei corsi per analizzare i film porno insieme alle e agli adolescenti. L’idea alla base del progetto? Poiché la maggior parte di loro vedrà comunque film a luci rosse, tanto vale guardarli insieme per spiegare cosa propongono. Il tutto nell’ottica di fargli capire che quello che si vede non corrisponde alla realtà.
Reggiseno
Chi non ha mai sentito parlare delle femministe degli anni sessanta e settanta che bruciavano i reggiseni per denunciare il patriarcato? Be’, è una leggenda. Non è mai successo. In realtà nel 1968, a New York, alcune donne che manifestavano contro il concorso di bellezza Miss America volevano bruciare i loro reggiseni, ma poiché era vietato accendere un fuoco in strada alla fine li gettarono nei cestini della spazzatura. Un gesto meno radicale, ma comunque significativo. I mezzi d’informazione hanno riportato la notizia amplificandola, e hanno così alimentato inconsapevolmente l’immaginario collettivo. Da allora associamo femminismo e reggiseni in fiamme.
Two-spirit (due spiriti)
L’espressione si riferisce a persone che hanno uno spirito sia femminile sia maschile ed è stata introdotta negli anni novanta da Albert McLeod, militante e attivista per i diritti delle persone indigene lgbtq+. In molte comunità delle Prime nazioni (popoli indigeni o autoctoni del Canada), essere two-spirit è considerato un dono.
Questo testo è tratto dalla newsletter Doposcuola.
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