Quando Armin Laschet ha saggiato il suo valore di mercato, l’anno scorso al carnevale di Aachen, ha ottenuto un risultato confortante. Laschet stava in una specie di gabbia con un berretto da giullare in testa e ha chiesto chi sarebbe diventato la prossima Mutti (il soprannome della cancelliera Angela Merkel) di Germania. “Tu, Armin!”, gli ha risposto la folla.
Affabile, vicino al popolo, amichevole: è così che preferisce apparire. All’epoca sembrava schermirsi (“Sono solo chiacchiere”), ma in realtà progettava la sua campagna. E ora ce l’ha fatta: Armin Laschet, 59 anni, governatore del Nord Reno-Vestfalia, cresciuto in una famiglia cattolica di Aachen, è il nuovo presidente dell’Unione cristiano-democratica (Cdu).
Laschet ha quasi raggiunto la vetta. Ha ottenuto quella che al momento è la carica più importante del paese e ha buone probabilità di diventare il candidato del partito alle elezioni di settembre, e quindi anche il prossimo cancelliere. Se solo non fosse per Markus Söder. Ma facciamo un passo indietro.
La nomina di Laschet è una scelta nel segno della continuità. Il fatto che la Cdu abbia scelto lui invece di Friedrich Merz o Norbert Röttgen è tipico di una macchina del potere che ama il successo ed evita ogni rischio. Laschet governa 18 milioni di tedeschi e, al contrario dei due rivali, ha già vinto un’importante elezione.
Merz, che al secondo turno dell’elezione è stato sconfitto da Laschet per 466 voti contro 521, è sempre stato il favorito della base, ma evidentemente i delegati, tutti esperti funzionari, la pensano diversamente. Al congresso del partito Laschet non ha sbagliato un colpo: nonostante non sia il miglior oratore ha pronunciato un discorso straordinariamente efficace, in cui ha sottolineato i propri punti di forza e le debolezze di Merz. Ha parlato nel suo tono calmo da pastore, ricordando la sua esperienza di governo e la sua capacità di unire: “Sento continuamente dire che bisogna saper polarizzare. Io non sono d’accordo”. Secondo lui è meglio usare gli strumenti di una politica centrista: cercare compromessi e superare le differenze. Una bordata contro Merz, il sostenitore del libero mercato che ama i dibattiti accesi. Laschet ha promesso qualcosa di diverso: proseguire con la formula che ha garantito il successo di Merkel. “Vinceremo solo se rimaniamo saldamente al centro della società”, ha detto. Bisogna “fare di tutto” per offrire agli elettori di centro una proposta convincente. In altre parole: con me la Cdu continuerà a fare affidamento sulla capacità di unire e su argomenti in grado di creare una maggioranza, non sulla polarizzazione.
Durante il suo discorso Laschet ha parlato di suo padre, che lavorava alla miniera Zeche Anna di Alsdorf. Ogni giorno andava sotto terra per chilometri e faceva un lavoro durissimo, nell’oscurità e nel caldo soffocante. In miniera non sono la religione o le origini che contano, diceva sempre. La cosa più importante è potersi fidare dei propri colleghi. E questo ha colpito il bersaglio. La crescente polarizzazione della società tedesca preoccupa molti democristiani. Tutti sanno che dopo la durissima campagna per la guida del partito c’è bisogno di un riconciliatore. Ed è proprio quello che vuole essere Laschet.
◆ Nel 2018, dopo tredici anni al governo, la cancelliera Angela Merkel ha annunciato che non si sarebbe candidata a un quinto mandato e alla guida della Cdu. Il partito ha eletto come leader Annegret Kramp-Karrenbauer, che però è stata costretta a dimettersi dopo pochi mesi a causa delle tensioni interne. Il 16 gennaio il governatore del Nord Reno-Vestfalia Armin Laschet è stato eletto segretario generale dai delegati del partito attraverso una votazione digitale. A marzo la Cdu e la Csu sceglieranno il loro candidato comune alle elezioni federali, che dovrebbero svolgersi il 26 settembre.
Problemi con i Verdi
Ma è ancora da vedere se ci riuscirà. Il suo bilancio nel Nord Reno-Vestfalia non è del tutto positivo. A volte si è mostrato incerto, per esempio nella gestione della pandemia. All’inizio ha cercato di presentarsi come un sostenitore dell’apertura, per esempio evitando di chiudere i negozi di arredamento. Poi ha improvvisamente deciso che era meglio la linea dura. Durante una visita a un ospedale la mascherina gli è scivolata sotto il naso, e quell’immagine imbarazzante si è subito diffusa sui social network. Inoltre la scoperta di un focolaio nell’enorme mattatoio del barone della carne Clemens Tönnies, che ha portato alla luce le insostenibili condizioni di lavoro nello stabilimento, non ha certo giovato alla sua reputazione.
Una coalizione tra la Cdu e i Verdi, che molti ritengono probabile dopo le elezioni, potrebbe funzionare con Laschet? Certo che sì. Ma è chiaro che non sarebbe un matrimonio d’amore. Laschet è un tipo cordiale e di solito molto aperto. Su alcuni temi le sue posizioni coincidono con quelle dei Verdi, per esempio sull’immigrazione. Nel 2005 era diventato il primo ministro per l’integrazione di uno stato tedesco e si era distinto per le sue posizioni liberali, che non sempre erano andate a genio alla Cdu.
Ma nel Nord Reno-Vestfalia Laschet governa insieme ai liberali e porta avanti politiche che hanno poco a che fare con i Verdi. In materia di salvaguardia del clima Laschet è stato tra quelli che premevano sul freno, come in occasione delle trattative sulla chiusura delle miniere di carbone, in cui si è preoccupato soprattutto degli interessi del bacino carbonifero del Reno. “La Cdu ha scelto un leader che s’intende ben poco di salvaguardia del clima”, ha dichiarato il verde Michael Kellner.
Non è ancora chiaro se Laschet sarà il candidato della Cdu alle elezioni. Di certo ne ha tutta l’intenzione, e in quanto segretario anche il diritto. Il problema è che solo il 28 per cento dei tedeschi lo considera affidabile come cancelliere. E qui entra in gioco Markus Söder, presidente della Baviera e leader dell’Unione cristiano-sociale (Csu). Dato che appartiene al ramo bavarese della Cdu, in teoria Söder non ha grandi possibilità di ottenere la candidatura, ma nei sondaggi è in netto vantaggio su Laschet. Il 54 per cento degli intervistati gli affiderebbe la cancelleria.
A Laschet quindi spetta un compito molto impegnativo: non solo deve reintegrare i sostenitori di Merz e ricomporre le divisioni all’interno della Cdu, ma anche conquistare l’ambiziosa Baviera. ◆ mp
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Questo articolo è uscito sul numero 1393 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati