Dopo l’inizio delle proteste contro la sentenza della corte costituzionale polacca sull’aborto, il partito ultraconservatore Diritto e giustizia (Pis, al governo) è rimasto in silenzio per alcuni giorni. Poi il suo leader, Jarosław Kaczyński, è intervenuto con un videomessaggio diffuso sui social network. Con il suo discorso, un’irresponsabile ostentazione di forza, invece di smorzare il conflitto, ha incendiato ancora di più gli animi.
Questo in sintesi il contenuto: la sentenza non poteva essere diversa; manifestare è un reato molto grave; l’unica alternativa alla chiesa è il nichilismo; è in corso un attacco alla Polonia; la vittoria delle forze che animano le proteste significherebbe la fine della nazione polacca. Kaczyński, che è anche vicepremier, ha poi invitato i sostenitori di Pis a difendere le chiese, incoraggiando così l’intervento delle milizie di estrema destra.
Il radicalismo del messaggio ha sorpreso anche alcuni dei suoi sostenitori. A molti ha ricordato la dichiarazione con cui il 13 dicembre 1981 il generale Wojciech Jaruzelski proclamò la legge marziale. A ben vedere, però, la reazione di Kaczyński era prevedibile: quando è alle prese con le proteste, il leader del Pis tende sempre a radicalizzare lo scontro. Kaczyński ha poi chiarito qual è la sua visione del paese: la chiesa incarna l’essenza della “polonità”, ed è compito del Pis difendere la sfera del sacro e la nazione. In questo modo ha fatto appello ai valori morali della destra polacca. Qualche giorno dopo in parlamento ha attaccato l’opposizione: “In nome dei vostri meschini interessi state distruggendo la Polonia”, ha detto. Eppure le proteste stanno coinvolgendo centinaia di migliaia di persone in tutto il paese. Sono tutti impazziti?
Dai sondaggi risulta che i polacchi favorevoli alle nuove restrizioni sull’interruzione di gravidanza sono tra il 12 e il 20 per cento del totale. L’atteggiamento del Pis suggerisce quindi che il partito non è interessato all’opinione dei cittadini. Il primo ministro Mateusz Morawiecki ha detto che “la Polonia è una sola e dobbiamo tutti riconoscerci in lei”. Peccato che questa non sia la linea del Pis, che è invece: dovete riconoscervi in quello che diciamo noi.
Posizioni fondamentaliste
I problemi principali del governo polacco sono tre. Il primo è la gerarchia che il Pis dà alle questioni da affrontare. A livello globale le priorità dovrebbero essere la crisi climatica, la pandemia, il conflitto tra Stati Uniti e Cina. Nel paese, la sanità, l’istruzione, la casa, la crisi demografica. Negli ultimi mesi, invece, il Pis si è occupato solo di elezioni presidenziali, comunità lgbt, gender e aborto.
In secondo luogo, le autorità non capiscono le richieste dei ragazzi e delle ragazze che sono scesi in piazza. Probabilmente non sono neanche interessati a capirle. Joachim Brudziński, vicepresidente del Pis, ha descritto i manifestanti come “poveri ragazzi disumanizzati”. Per il ministro dell’istruzione, i giovani vanno “rieducati” e a scuola bisogna leggere le opere di Giovanni Paolo II.
Infine c’è la totale incapacità di accettare l’uguaglianza di ruoli tra uomo e donna. Il problema non riguarda solo la destra al potere. Di recente alcuni politici di primo piano hanno rilasciato dichiarazioni che sono esempi perfetti della mentalità patriarcale. Tomasz Grodzki, liberale e presidente del senato, ha detto che “sono le donne a far scorrere la nostra vita quotidiana armoniosamente e senza intoppi”. Da anni la corte costituzionale è su posizioni fondamentaliste cattoliche. La sentenza sull’aborto è una conseguenza di questo stato di cose.
Cosa deve fare a questo punto il Pis per continuare a governare? Dopo le proteste, il sostegno di cui gode è in calo. Ma questo non basta per far nascere una maggioranza alternativa. E non è ancora chiaro dove porteranno le mobilitazioni di questi giorni. ◆ dp
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Questo articolo è uscito sul numero 1383 di Internazionale, a pagina 34. Compra questo numero | Abbonati




