A quattro anni dal ritrovamento del corpo di Giulio Regeni al Cairo, i politici e le autorità italiani affidano la speranza di ottenere nuove informazioni a una commissione parlamentare d’inchiesta. Nel frattempo, però, l’Egitto continua a ostacolare le indagini.
Il corpo di Regeni è stato trovato il 3 febbraio 2016, nove giorni dopo la sua scomparsa nella capitale egiziana. La madre di Giulio, Paola, ha raccontato di aver riconosciuto il figlio solo dalla “punta del naso” a causa delle torture che il ragazzo aveva subìto. Il sospetto di un coinvolgimento delle forze di sicurezza egiziane si è rafforzato nel 2018, quando gli inquirenti italiani hanno indicato tra i sospetti cinque agenti egiziani. Il servizio segreto civile egiziano ha risposto che la legge egiziana non riconosce il registro degli indagati.
Il 25 gennaio, durante una manifestazione organizzata a Fiumicello, in Friuli-Venezia Giulia dove Regeni è cresciuto, il presidente della camera dei deputati Roberto Fico ha letto i nomi dei cinque agenti indicati come sospetti nel 2018. “Abbiamo questi nomi. E non ci fermeremo. Non possiamo far finta di nulla”, ha detto Fico. “Il 2020 deve essere l’anno della verità, l’anno di Giulio Regeni. Non è più il tempo delle parole, servono fatti. L’ho detto al Cairo al presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi in una situazione tesissima. Ma purtroppo non abbiamo ottenuto quello che speravamo. L’Egitto non ha rispettato la parola data, ci hanno solo preso in giro. Il nostro paese deve continuare e chiedere la verità agli egiziani. Vogliamo azioni concrete, soprattutto rispetto alla cooperazione giudiziaria”. Il presidente della camera è convinto che anche gli altri paesi europei dovrebbero fare pressioni sull’Egitto.
A gennaio il procuratore generale egiziano Hamada al Sawy ha creato una nuova squadra di magistrati che dirigerà le indagini sul caso. La decisione è stata presa dopo la visita in Egitto dei magistrati italiani. Le autorità del Cairo, secondo i mezzi d’informazione statali egiziani, hanno “accettato di portare avanti una proficua collaborazione giudiziaria”.
Ma le rassicurazioni da parte degli egiziani arrivano dopo un lungo periodo in cui le autorità hanno cercato di ostacolare le indagini respingendo molte delle teorie proposte dagli italiani per spiegare la scomparsa di Regeni.
Nel 2016 l’ex procuratore generale egiziano aveva ammesso che c’erano “dubbi” sul coinvolgimento degli uomini accusati dall’Egitto di aver partecipato al rapimento di Regeni, poi uccisi dalle forze di sicurezza egiziane. Gli sforzi per ottenere le immagini registrate dalle telecamere a circuito chiuso della metropolitana nella notte in cui Regeni è scomparso si sono rivelati inutili. Secondo i magistrati italiani, le riprese fornite dalle autorità egiziane contenevano “interruzioni ingiustificate”.
L’unica speranza
Mohamed Lotfy, dell’ong Commissione egiziana per i diritti e le libertà (i cui legali assistono la famiglia Regeni), ha dichiarato che la commissione parlamentare italiana aiuterà la sua squadra nella ricerca delle informazioni che non sono state fornite dalla magistratura egiziana. “Stiamo ancora combattendo per ottenere parte dei documenti”, ha detto. Lotfy ha fiducia nella commissione parlamentare e nella possibilità che un avvicendamento nella procura generale egiziana faccia proseguire le indagini. Ma resta il fatto che nei quattro anni trascorsi dall’omicidio di Regeni i rappresentanti della ong sono stati spesso arrestati a causa del loro interessamento al caso e la sede dell’organizzazione è stata messa a soqquadro. “Le rappresaglie contro il nostro gruppo non si sono fermate”, ha dichiarato Lotfy.
Erasmo Palazzotto, presidente della commissione parlamentare, ha raccolto nuovi elementi sulle circostanze del rapimento.
Michele Prestipino, procuratore aggiunto di Roma, ha dichiarato che “c’è una difficoltà nel coordinare la nostra attività giudiziaria con l’iniziativa giudiziaria dell’Egitto, anche perché tra i due paesi non ci sono accordi di cooperazione in questo settore. Nonostante queste difficoltà, posso affermare che abbiamo raggiunto fin qui risultati estremamente positivi”. ◆as
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Questo articolo è uscito sul numero 1344 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati