Idati sulla diffusione delle violenze sessuali sono sempre spaventosi, ma non riescono a evidenziare la portata reale degli abusi che le donne subiscono. Nel dibattito femminista parliamo di cultura dello stupro, ma le persone che dovremmo raggiungere – gli uomini che sono la causa del problema e le donne che sentono il bisogno di giustificarli – spesso negano l’esistenza di questa cultura. Dicono che le donne sono isteriche, che dovrebbero vestirsi o comportarsi diversamente.

Poi succede che un uomo come Harvey Weinstein, famoso ma assolutamente comune, si rivela un predatore sessuale. O, per meglio dire, un segreto di pulcinella finisce sui giornali. Altre donne trovano la forza di raccontare quello che hanno vissuto con lui o con altri come lui. Raccontano le loro storie per farci capire che c’è bisogno delle nostre testimonianze: questo è il peso che mi sono portata addosso, questo è il peso che tutte le donne si sono portate addosso.

Molte persone sono convinte che le molestie sessuali siano solo un problema di Hollywood o della Silicon valley, quando invece gli abusi ci sono in ogni settore

Ma siamo stanche. È ora che gli uomini facciano la loro parte. Sono nauseata all’idea di continuare a pensare alla violenza sessuale. Ne parlo e ne scrivo da anni e ho risposto a una valanga di tweet. Devo continuare a farlo però, sperando che arrivi il giorno in cui potremo cancellare l’espressione “cultura dello stupro” dal nostro vocabolario.

Molte persone vogliono credere che si tratta solo di pochi uomini cattivi. Molte persone vogliono credere che non conoscono nessun uomo cattivo. Molti uomini non si rendono conto di essere cattivi. Molte persone sono convinte che le molestie sessuali siano solo un problema di Hollywood o della Silicon valley, quando invece gli abusi ci sono in ogni settore. Queste persone pensano che c’è sempre un modo in cui le donne possono evitare la violenza – basta essere più gentili, bere meno, vestirsi in modo meno provocante, mostrare un po’ di riconoscenza – perché i maschi sono fatti così, perché gli uomini sono talmente fragili, talmente pieni di impulsi sessuali che non possono controllarsi.

Questo ragionamento non tiene conto del fatto che nessuno sfugge a un’indesiderata attenzione maschile solo perché non rispetta alcuni standard di bellezza o perché non si veste in un certo modo. Cavarsela è solo una questione di fortuna. La violenza sessuale ha a che fare con il potere. C’è una componente sessuale, ovviamente, ma in fondo si tratta di imporre la propria volontà a un’altra persona. Non possiamo dimenticarlo, altrimenti le donne e gli uomini che sono stati violentati ma non sono “attraenti” saranno messi a tacere o peggio screditati. Poi ci sono le donne che sminuiscono i fatti dicendo “Non è stato così terribile”. Mi ha solo palpata. Mi ha solo spinta contro un muro. Mi ha solo stuprata. Non mi ha lasciato troppi lividi. Non mi ha uccisa.

Sulla scia dello scandalo Weinstein, su internet è comparsa una lista con i nomi di uomini del mondo dell’informazione che hanno commesso una serie di violazioni, dagli squallidi messaggi privati su Twitter allo stupro. La lista è sparita nel giro di poco tempo, ma io l’ho vista. Un paio di persone non avrebbero dovuto farne parte, perché il loro comportamento non aveva a che fare con il sesso. Altri hanno fatto cose che vanno denunciate.

Mentre la lista circolava, si è acceso un dibattito sulla diffamazione e l’etica delle rivelazioni anonime. Molti hanno voluto spostare l’attenzione sugli “uomini buoni” che – vogliono farci credere – verrebbero danneggiati dalla diffusione della lista. Si è parlato più dell’effetto della cosa sugli uomini che del dolore delle donne.

Nel frattempo è nato l’hashtag #metoo: un coro di donne e alcuni uomini hanno condiviso la loro esperienza di molestie e violenze sessuali. Ho pensato di partecipare, ma ero troppo stanca. Non ho altro da dire sulla mia esperienza con la violenza, solo che ho sofferto, un numero incalcolabile di volte. Talmente tante che alcune cose orribili non fanno più male.

Le donne parlano del loro dolore continuamente. Quando lo fanno, gli altri, soprattutto gli uomini, si comportano come se fossero sconvolti. Poi vanno nel panico perché non vogliono essere confusi con i cattivi, quindi si impossessano del dolore delle donne e si mettono al centro di tutto. E poi ci sono gli uomini che chiedono: “Cosa posso fare?”.

La risposta è semplice. Gli uomini possono fare il lavoro di testimonianza che finora è stato un compito esclusivo delle donne. Possono farsi avanti e raccontare quella volta che hanno fatto male a una donna. Possono parlare di quando hanno spinto una donna nel corridoio stretto di un ufficio, o di quando hanno fatto commenti osceni con i colleghi o di quando si sono rifiutati di accettare un “no”. Sarebbe molto utile se gli uomini parlassero di tutte le volte in cui hanno assistito a molestie o violenze sessuali e hanno fatto finta di niente. È arrivato il momento che gli uomini rispondano delle proprie azioni, perché le donne non possono risolvere un problema che non hanno creato. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1230 di Internazionale, a pagina 40. Compra questo numero | Abbonati