M entre molti suoi compagni spendevano la paghetta in snack e caramelle, Susan Namangale aveva usato i pochi soldi a disposizione in modo sorprendente: con un gruppo di amici aveva comprato due scacchiere per la loro scuola in Malawi. “Se mia madre avesse saputo come avevo speso il denaro che mi aveva dato sarei finita nei guai, considerando le nostre difficoltà economiche”, racconta Namangale, che indossa un vestito nero, una camicia bianca e una cravatta a quadri, uno stile che ricorda il suo gioco preferito. “Ma mi ero innamorata degli scacchi, non potevo farci niente”.
Namangale ha 49 anni e sta cercando di smentire il luogo comune secondo cui gli scacchi sono elitari. Negli ultimi anni li ha portati nelle scuole rurali, nei penitenziari e in alcune delle comunità più isolate del pianeta. “Gli scacchi sono per tutti”, racconta durante la nostra intervista a Lilongwe, la capitale del Malawi.
Il suo primo incontro con questa disciplina risale a quando aveva solo nove anni. Durante le vacanze sua sorella maggiore, Gladys, tornò a casa con una scacchiera, un regalo ricevuto dai volontari dei Peace corps (corpi di pace) per i suoi ottimi voti in matematica. Gladys cominciò a insegnarle i rudimenti del gioco ma, quando riprese la scuola, Namangale non aveva più nessuno da sfidare. Viveva a Chombo, un piccolo paese sulle rive del lago Malawi dove ci sono poche opportunità. “Nel mio villaggio gli scacchi erano una cosa sconosciuta”, ricorda.
Namangale si mise a giocare sul serio alle scuole medie, partecipando a diversi tornei. Continuò all’università, dov’era una delle due donne iscritte al club di scacchi. Dopo la laurea fu assunta da un’azienda, ma non perse la passione. “Ho continuato a fare i tornei”, racconta. “Ma presto è diventato difficile trovare un equilibrio tra gli scacchi e la carriera, anche perché dovevo pensare a tirare su una famiglia. Alla fine ho smesso di giocare ad alti livelli e ho deciso di concentrarmi sulla promozione del gioco”.
Quella scelta l’ha portata fino alla presidenza dell’Associazione scacchistica del Malawi, un ruolo che ha ricoperto dal 2018 al 2022. Oggi Namangale guida la sezione regionale della Federazione internazionale degli scacchi (Fide), un incarico non retribuito. È diventata la seconda donna nella storia a coordinare lo sviluppo degli scacchi in dieci paesi dell’Africa meridionale.
Analisi e pensiero
Namangale ha lavorato per diverse aziende nel campo dell’energia e delle telecomunicazioni, oltre che per la Banca mondiale. Nel 2023, però, ha deciso di dedicarsi a tempo pieno alla promozione degli scacchi in Malawi. “Ho sempre voluto rischiare”, racconta parlando della scelta di rinunciare a un lavoro che le assicurava uno stipendio.
Ha creato diversi club di scacchi nelle scuole rurali, cominciando da Chombo. Oggi nel paese se ne contano più di 150 nati grazie a lei. “Aprire nuovi club è importante per gli studenti, perché stimola l’analisi matematica e il pensiero”, spiega Lexon Ndalama, attivista per il diritto all’istruzione in Malawi. “Gli scacchi insegnano la disciplina, la capacità di gestire le situazioni e di guidare gli altri”.
Nel 2023, investendo i suoi risparmi personali, Namangale ha fondato la Dadaz chess academy di Lilongwe per insegnare gli scacchi ai bambini. “Volevo trasmettere a mio figlio il gioco che amo”, racconta la donna riferendosi al suo bambino di nove anni. Ha altri due figli ormai adulti, e anche loro sono appassionati. “Da quel mio desiderio è nato qualcosa di molto più grande di quanto avessi mai immaginato”. Finora l’accademia ha accolto 110 bambini, paganti e non paganti. Per essere ammessi bisogna avere almeno nove anni e si possono seguire anche lezioni di musica. Nella stessa città Namangale ha aperto anche un centro di accoglienza per i bambini di strada, spesso orfani o senzatetto. “Molti di loro vengono da noi affamati”, racconta. “Quello di cui hanno più bisogno è mangiare. In alcuni casi non giocano nemmeno a scacchi”.
Namangale sa che non potrà sfamare tutti i bambini, ma collabora con un’altra istituzione che fornisce pasti alle persone in difficoltà, in un’iniziativa battezzata “scacchi e nisma” (un porridge che è tra le pietanze principali della cucina locale) .
“Alcuni bambini di strada a cui abbiamo insegnato gli scacchi oggi aiutano gli altri a imparare”, racconta Stanford Chibambo, professore della Dadaz. “Parliamo di persone che prima di venire qui non avevano mai visto delle pedine in vita loro”.
Non passano inosservati
Namangale è nata nel 1976 a Chombo. La madre doveva occuparsi da sola di otto persone. Passò l’infanzia nel villaggio pescando, raccogliendo legna e vendendo canna da zucchero. Le sue umili origini non le impedirono di studiare. Con l’aiuto economico di un fratello, nel 1999 si laureò in scienze ambientali, mentre nel 2013 prese una seconda laurea in amministrazione d’impresa.
Gli scacchi hanno influito molto sul suo successo accademico. “Anche se ero già una studente sopra la media, mi hanno aiutata a migliorare. Molti bambini potrebbero avere gli stessi benefici”.
Tra di loro c’è Thandizo Mpyela, che frequenta il club di scacchi a Chombo. Mpyela è all’ultimo anno delle elementari e sogna di diventare un medico. Gli scacchi gli hanno permesso di avere voti più alti, soprattutto in matematica. “Un giorno spero d’insegnare gli scacchi ai bambini in difficoltà, proprio come fa la signora Namangale”, spiega. “Lei è cresciuta in questo villaggio e sta conquistando il mondo”.
Gli sforzi di Namangale non sono passati inosservati. Nel 2024 ha assunto la guida (un incarico non retribuito) di The gift of chess, un’organizzazione senza scopo di lucro che entro il 2030 vorrebbe distribuire un milione di scacchiere in tutto il mondo. Finora in Malawi ne sono state consegnate più di duemila. Nell’ambito di un’altra iniziativa internazionale, chiamata Chess for freedom, Namangale sta portando gli scacchi anche nei penitenziari del Malawi, usando il gioco come strumento di riabilitazione.
“Quando giochi a scacchi puoi fare un errore, ma uno sbaglio non ti rende automaticamente un perdente. Puoi sempre trovare una mossa per ribaltare la situazione”, spiega Namangale. “Questo è il messaggio che voglio portare nelle carceri. Voglio far capire ai detenuti che possono rientrare nella società come persone nuove”. Dopo aver scontato la pena, alcuni di loro hanno ricevuto una scacchiera in regalo.
Il prossimo obiettivo è lavorare insieme al ministero dell’istruzione del Malawi per rendere gli scacchi una materia obbligatoria nelle scuole primarie e secondarie.
Ogni volta che Namangale visita le scuole rurali per verificare i progressi dei club che ha fondato, i bambini le ricordano di quando lei era piccola, curiosa ma povera. E commenta: “Se una ragazza di un villaggio come me può diventare una leader globale del mondo degli scacchi, immaginate cosa potrebbero fare migliaia di altri bambini con una scacchiera in mano”. ◆ as
◆ 1976 Nasce nel villaggio di Chombo, nel Malawi centrale.
◆ 1985 Gioca per la prima volta a scacchi con sua sorella.
◆ 2018 Diventa presidente dell’Associazione scacchistica del suo paese.
◆ 2023 Lascia il lavoro per dedicarsi a tempo pieno alla promozione degli scacchi come strumento di emancipazione sociale.
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Questo articolo è uscito sul numero 1628 di Internazionale, a pagina 74. Compra questo numero | Abbonati