La notizia è arrivata come un fulmine. Quindici anni dopo il suo ultimo numero, la mitica rivista di fumetti Métal Hurlant ha annunciato il ritorno in edicola nel 2021. Per l’occasione propone una copertina firmata dal giovane prodigio Ugo Bienvenu, dove si vede un elegante robot in nero e oro insieme a una ragazza con un abito da sposa dai riflessi metallici e con occhiali da sole futuristici. In mezzo, forse il frutto della loro unione, un neonato dalla pelle dorata piange come se fosse appena venuto al mondo.
E in effetti proprio di questo si tratta, della rinascita di Métal Hurlant. Anzi di una “nuova nascita”, come ribadisce il direttore della rivista Vincent Bernière. “È da un paio d’anni che sono in contatto con l’editore Fabrice Giger di Humanoïdes Associés, che ormai vive a Los Angeles”, racconta lo scrittore e specialista di fumetti. “E poiché sono un figlio di Métal Hurlant, il rilancio di questa mitica rivista mi stava particolarmente a cuore. Penso che la mia proposta sia piaciuta anche per il successo che abbiamo ottenuto rilanciando i Cahiers de la bande dessinée, oggi al loro undicesimo numero. Così Métal Hurlant sara una coproduzione fra Humanoïdes Associés e la società Vagator Productions, di cui mi occupo”.
Un carattere ibrido
Il primo numero di questa nuova serie, che sarà in edicola nel primo semestre del 2021, sarà dedicato a uno dei generi dominanti della fantascienza moderna: il near near future o il “futuro molto prossimo”. In questi giorni, proprio mentre stiamo uscendo da un lockdown inimmaginabile di due mesi, è facile rendersi conto che la fantascienza è già tra noi, nella nostra quotidianità, nei nostri impegni, nelle nostre vite materiali. “Il nuovo Métal Hurlant sarà una via di mezzo tra un _mook _(cioè una pubblicazione al limite tra un magazine e un libro) e una rivista”, avverte Bernière.
Del resto il carattere ibrido si adatta perfettamente allo spirito di Métal Hurlant e coloro che l’hanno fondato nel 1975 – Moebius, Philippe Druillet, Jean-Pierre Dionnet e Bernard Farkas – se ne sono sempre vantati.
“Per me Métal Hurlant rimane un monumento, anche se non ha mai avuto una vita semplice”, racconta Bernière. “La tiratura dovrebbe essere di 30-40mila copie. E più parlo del progetto, più mi rendo conto del prestigio di cui Métal Hurland gode ancora oggi, anche a livello internazionale. La sua versione statunitense Heavy Metal esce ancora. Ma soprattutto diversi autori giapponesi, come Katsuhiro Ōtomo, il papà di Akira, o Naoki Urasawa, l’autore di Monster, dichiarano apertamente di rifarsi a Métal Hurlant. Senza dimenticare poi Ridley Scott, che quando venne a Parigi in occasione dell’uscita di Blade runner chiese d’incontrare Moebius ed Enki Bilal. O i disegnatori chiamati da George Lucas per lavorare su Star wars, che possedevano la collezione completa della rivista e se ne servirono ampiamente nel corso dell’elaborazione dei bozzetti”.
Questo nuovo Métal Hurlant sarà una sorta di reboot. “Non vogliamo rivoluzionare la cultura contemporanea”, riconosce Bernière. “Ma conto sull’effetto ciclico. Facciamo parte di tendenze culturali che si rinnovano naturalmente: con il ritorno di Métal Hurlant si avvia un nuovo ciclo. Vogliamo essere inventivi, innovativi, sovversivi. Come lo furono ai loro tempi Philip K. Dick, Isaac Asimov o, ancora più indietro nel tempo, Jules Verne o George Orwell. Parleremo dell’evoluzione dei costumi, di ecologia, di politica e di governo. Soprattutto cercheremo di essere all’altezza dei nostri predecessori”.
La rivista è una prova che ci sono ancora dei modi per pensare con piacere al futuro
Tra i veterani della vecchia edizione della rivista un nome viene subito in mente: Jean-Pierre Dionnet, che ne fu il direttore per molti anni insieme a Philippe Manœuvre. “Ho parlato di recente con Dionnet”, racconta Bernière. “Non è contrario a questo ritorno, anche se non collaborerà al primo numero”.
Contattato da Le Figaro, il brillante e sempre esplosivo Dionnet ha voluto precisare la sua posizione: “Per ora preferisco rimanere un semplice lettore. Se fossi tornato, la mia presenza sarebbe stata una sorta di certificazione: ‘Approvato da
Jean-Pierre Dionnet’. Così ho preferito farmi da parte. Altri titoli mitici che recentemente sono stati rilanciati alla fine mi hanno molto deluso. Se però il nuovo Métal Hurlant si rivelasse entusiasmante, allora potrei anche collaborare ai numeri successivi. In ogni caso la copertina di Ugo Bienvenu non è niente male e per me questo significa già il cinquanta per cento di probabilità di successo”.
Bisogna essere folli
L’annuncio del ritorno di Métal Hurlant ha scosso il mondo del fumetto. Bernière se ne è reso conto immediatamente. “Da quando si è sparsa la notizia, mi cercano molte persone”, dice sorridendo. “Ma credo che sia comunque una buona cosa. Ci sono ancora dei modi per pensare con piacere al futuro. Annunciando questa nuova versione del giornale subito dopo la fine del lockdown ne diamo una prova”.
“Da quando la fantascienza compare regolarmente tutte le sere nei titoli del tg di Anne-Sophie Lapix (che conduce il telegiornale delle 20 su France 2) e dopo che canali televisivi come Netflix l’hanno rilanciata con grande successo, ci rendiamo conto di avere bisogno di una rivista che analizzi questi fenomeni”, conclude Dionnet. “Perché la fantascienza serve sempre per parlare del mondo in cui viviamo”.
Un altro nome illustre presente in questa avventura è il grande Philippe Druillet. Contattato di recente da Le Figaro, il disegnatore di Salammbô parla senza giri di parole: “Quando mi hanno annunciato il ritorno di Métal Hurlant ho pensato ‘perché no?’. Può essere appassionante proporre delle cose meravigliose sfruttando questo marchio mitico, anche se per quanto mi riguarda si tratta di un capitolo chiuso. Métal Hurlant è stato un punto di riferimento fondamentale nella storia e nell’evoluzione del fumetto. Ma sono le persone che costruiscono l’anima di una rivista. Se sono in gamba, allora questo progetto sarà un successo. Se sono degli imbecilli, finirà presto”.
A 75 anni Druillet, che tempo fa si è sottoposto a una seria operazione, è di nuovo in forma ed è sempre combattivo. “Vorrei dire ancora una cosa”, conclude. “Per me Métal Hurlant è ancora presente nella testa della gente. È come Pilote. Di conseguenza rifare Métal Hurlant è un progetto completamente folle! E per realizzarlo ci vogliono delle persone folli. Ecco quello che penso”. ◆ adr
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Questo articolo è uscito sul numero 1361 di Internazionale, a pagina 77. Compra questo numero | Abbonati