Ivan Talarico
Nichilismo illuminato
Neo, 136 pagine, 15 euro

Ivan Talarico mi ha scritto un’email – come capita, raramente a essere sinceri, che gli autori facciano – per inviarmi una copia del libro della settimana. Non sono sicurissima che l’abbia scritta lui, visto che nella biografia leggo che “Ivan Talarico è un personaggio immaginario creato da Ivan Talarico”: è una dichiarazione di poetica, un’avvertenza sul paradosso che connota tutto il libro. Nichilismo illuminato _è una raccolta di brevissimi – talvolta solo brevi – racconti che sembrano a un primo sguardo molto semplici, diretti, ma che lasciano intravedere altre influenze: il binomio fantastico di Gianni Rodari, il grottesco di Italo Calvino, il surrealismo di Aldo Palazzeschi e l’umorismo satirico di Stefano Benni. Queste storie si possono leggere a rate (così, sfogliando il libro e fermandosi casualmente su una pagina) e aprono uno scorcio su mondi assurdi, popolati da famosissimi scrittori che non scrivono, esperte di _problem solving che vendono bombe a mano, bambini che mangiano solo maionese, minatori che scavano da una parte all’altra in cerca di miniere. A un secondo sguardo s’intuisce che Talarico usa la categoria dell’assurdo per parlare di morte, solitudine, lavoro. Si dice della realtà che nemmeno a inventarsela sarebbe così assurda. Di questi tempi, poi. E allora, si sarà probabilmente chiesto chi ha scritto questo libro, perché non inventarsela davvero? ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati