Michel Jean
Maikan
Marcos y Marcos, 200 pagine, 18 euro

Michel Jean è un giornalista francofono del Québec, parte della comunità innu di Mashteuiatsh. Il romanzo si apre con un’avvocata d’assalto, su tacchi a spillo, che si mette sulle tracce di uomini e donne a cui è stato riconosciuto un risarcimento da parte dello stato canadese. Sono ex bambini e bambine delle Prime nazioni che le autorità ecclesiastiche e statali hanno sottratto alle famiglie per rinchiuderli in collegi dove sottoporli a processi d’indottrinamento e assimilazione. Finiranno per subire violenze e abusi atroci. La narrazione si sposta tra il presente di Audrey Duval, l’avvocata, e il 1932, l’anno in cui Charles, Marie e Virginie si trovano nello stesso collegio: questi salti temporali creano una catena di causa effetto tra ciò che è successo e la sorte dei collegiali (spesso diventati dipendenti da alcol o droghe, senza fissa dimora, reietti). In alcuni passaggi mi ha ricordato la scrittura di Anna Nerkagi, l’autrice nenec che le autorità siberiane allontanarono dalla famiglia per costringerla a vivere in collegio: non tanto per la risonanza della storia, quanto per il modo di raccontare il rapporto tra la natura e le comunità delle Prime nazioni. Jean costruisce un romanzo commovente che ha forse l’unico difetto di essere sinceramente crudo. Consegna alla pagina una storia difficile da leggere e per questo difficile da dimenticare. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1667 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati