Alla terza settimana di guerra in Medio Oriente, nessuno sa dire quando e come finirà. Sul piano militare, potrebbe allargarsi ancora. E dal punto di vista economico gli attacchi contro l’Iran avranno effetti pesanti e duraturi. Ora l’attenzione si concentra sul prezzo del petrolio e del gas naturale. Ma il conflitto ha prodotto altre conseguenze di cui si parla meno.

Il 30 per cento dell’approvvigionamento globale di elio proviene dal Qatar e dipende dalla produzione di gas naturale liquefatto (gnl), di cui l’elio è un sottoprodotto. La chiusura degli stabilimenti qatarioti ne ha bloccato l’esportazione. L’elio è essenziale per l’industria dei semiconduttori, ma anche per la diagnostica per immagini. Lo stesso vale per i concimi azotati e le materie prime per produrre concimi fosfatici, tutti dipendenti dal gas “naturale” fossile. L’interruzione delle catene di approvvigionamento e l’esplosione dei prezzi legati a quello del gas minacciano direttamente la sicurezza alimentare mondiale. Gli esperti e le agenzie dell’Onu lanciano l’allarme: anche se ci vorranno mesi perché si manifestino, gli effetti saranno molto gravi per i paesi più vulnerabili in Asia e Africa. Le ripercussioni potrebbero essere enormi e spingere molte persone a emigrare. Più la guerra si aggrava, più tempo servirà per ricostituire la produzione dei concimi e le catene di distribuzione. Questo dovrebbe spingerci ad accelerare la ricerca di alternative ai prodotti che in un mondo instabile si mostrano fragili, oltre ad avere un impatto deleterio sull’ambiente. L’Europa conosce già la strada: decarbonizzazione dell’economia e transizione verso sistemi che garantiscano la sicurezza alimentare, proteggano gli agricoltori e siano allineati ai nostri obiettivi climatici e ambientali. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1657 di Internazionale, a pagina 15. Compra questo numero | Abbonati