Il premier italiano Giuseppe Conte ha citato tra i suoi obiettivi la cancellazione delle sanzioni europee contro Mosca. Se alle parole seguiranno i fatti ci troveremo di fronte a una situazione interessante. La questione della proroga delle sanzioni contro la Russia dovrà essere risolta in occasione del vertice del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno. Le sanzioni dovranno essere approvate all’unanimità e i paesi che si danno più da fare per la loro proroga sono quelli della cosiddetta lobby antirussa, cioè la Polonia, i paesi baltici e, in una certa misura, il Regno Unito. In teoria ciascun paese con un atteggiamento amichevole verso Mosca – come la Grecia, l’Ungheria, Cipro, l’Austria e ora l’Italia – può porre il veto e impedire che passi la proroga. Finora la “lobby antirussa” e i due pesi massimi europei, cioè la Germania e la Francia, hanno soffocato all’origine ogni tentativo di “ammutinamento” garantendo una posizione unanime dell’Unione verso la Russia. I paesi piccoli come la Grecia e l’Ungheria hanno desistito. Il caso dell’Italia è diverso: è uno dei pilastri dell’Unione e la sua opinione non può essere ignorata facilmente. È difficile che Roma si arrenda subito, quindi bisognerà dialogare per convincerla. Gli sforzi per farle cambiare idea saranno intensi e forse si mobiliterà anche “l’artiglieria pesante” di Washington. Agli italiani sarà detto che l’annullamento o la riduzione delle sanzioni ostacolerebbero il raggiungimento di un accordo per il Donbass. E che bisogna dare una possibilità al processo di pace, aspettando la fine delle trattative per dislocare le forze Onu nell’Ucraina sudorientale. Poi agli italiani saranno promesse concessioni in altri campi, come la lotta contro l’immigrazione. L’Unione non si arrenderà senza aver lottato. Per polacchi, baltici e britannici la conservazione o l’inasprimento delle sanzioni contro Mosca è uno dei principali obiettivi di politica estera. L’Italia dovrà vedersela con una dura resistenza. ◆ af

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Questo articolo è uscito sul numero 1259 di Internazionale, a pagina 40. Compra questo numero | Abbonati