Il 14 aprile 2026 Donald Trump ha preso di mira uno dei suoi alleati più stretti: ha accusato Giorgia Meloni di mancanza di coraggio per non aver partecipato all’attacco contro l’Iran.
“Sono scioccato da lei . Pensavo avesse coraggio, ma mi sbagliavo”, ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti in un’intervista concessa al Corriere della Sera.
L’affondo è arrivato mentre Meloni annunciava, “in considerazione della situazione attuale”, la sospensione del rinnovo automatico dell’accordo di cooperazione con Israele in materia di difesa.
“Giorgia Meloni non vuole aiutarci nella guerra, sono scioccato”, ha continuato Trump. “Vi piace il fatto che la vostra presidente (del consiglio) non ci stia dando nessun aiuto per ottenere il petrolio? Piace alla gente? Non posso immaginarlo”.
Le tensioni tra Italia e Stati Uniti si sono intensificate a causa delle critiche di Trump nei confronti di papa Leone. La vicenda ha segnato una svolta notevole nei rapporti con la presidente del consiglio, con cui c’era un’alleanza politica che sembrava basata su un ottimo rapporto personale. All’inizio del 2026 Meloni aveva manifestato la speranza che un giorno Trump vincesse il Nobel per la pace.
Di recente Trump ha accusato il pontefice, nato a Chicago, di “non fare un buon lavoro”, suggerendogli di “smettere di assecondare la sinistra radicale”. Meloni ha criticato queste parole definendole “inaccettabili” e ha aggiunto che non si sentirebbe a suo agio in una società in cui i leader religiosi sono tenuti a seguire le indicazioni dei leader politici.
La vicenda ha segnato una svolta nei rapporti con la presidente del consiglio
“È lei che è inaccettabile”, ha replicato Trump, “perché non le importa se l’Iran ha un’arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse l’occasione”.
Nonostante lo scontro diplomatico, Meloni ha ribadito che gli Stati Uniti sono un “alleato strategico prioritario”, ma ha aggiunto che le alleanze hanno bisogno di “chiarezza”. “Quando si è amici e quando si hanno degli alleati, particolarmente se sono strategici, bisogna anche avere il coraggio di dire quando non si è d’accordo”.
Contro il papa
Di recente il governo italiano ha vissuto una fase turbolenta dopo la sconfitta subita al referendum sulla riforma della giustizia. Secondo diversi commentatori, l’esito del voto è dovuto non tanto a un rifiuto della proposta, quanto a una sfiducia più ampia nei confronti della leadership di Meloni.
La presidente del consiglio ha ricevuto diverse critiche, anche da settori del suo stesso elettorato, per il suo allineamento con Trump e la riluttanza a condannare apertamente le azioni di Israele. Questa insoddisfazione coincide con una crescente paura dell’opinione pubblica italiana per le conseguenze del conflitto, soprattutto economiche. Nelle ultime settimane si sono intensificati i timori per le interruzioni delle forniture energetiche, con il blocco dello stretto di Hormuz che ha contribuito a un forte aumento dei prezzi del petrolio.
“Meloni si sta riposizionando”, ha spiegato all’agenzia di stampa Reuters Lorenzo Castellani, ricercatore di Scienze politiche dell’università Luiss. “Ha paura che buona parte dell’elettorato, anche di centrodestra, assuma una posizione fortemente critica rispetto a Trump e a Benjamin Netanyahu, oltre a essere preoccupata per gli effetti della guerra in Iran sull’economia”. L’intensificarsi della guerra sembra aver tolto alla Casa Bianca il sostegno degli alleati europei, mettendo a nudo le spaccatura all’interno della Nato. Dopo che i paesi dell’alleanza avevano ignorato le richieste di Washington per un intervento militare nello stretto di Hormuz, Trump ha definito la Nato “una tigre di carta”. Ha inoltre minacciato ritorsioni nei confronti di paesi come la Spagna (per esempio il ritiro delle truppe) e ha accusato gli alleati, come il Regno Unito, di non “fare abbastanza”, affermando che stavano “abbandonando” gli Stati Uniti. Ha aggiunto che chi non è disposto a sostenere Washington dovrebbe “andare a procurarsi il petrolio da sé”.
Gli ambasciatori convocati
Oltre alle crescenti tensioni tra Roma e Washington, anche le relazioni tra Italia e Israele rischiano di deteriorarsi dopo la decisione del governo italiano di sospendere l’accordo di cooperazione in materia di difesa. Nel 2003 i due paesi avevano cominciato a rafforzare i rapporti attraverso contratti per la fornitura di armi, la condivisione di tecnologie e progetti industriali congiunti. L’accordo di cooperazione sulla difesa tra i due paesi era stato firmato nell’aprile 2016 e dava un quadro di riferimento per gli scambi militari e la collaborazione tecnologica. Si rinnovava automaticamente ogni cinque anni. Con questa decisione il governo Meloni interviene per bloccare l’accordo per la prima volta, nonostante mesi di crescenti critiche sulla condotta di Israele e sulle presunte violazioni del diritto internazionale. Finora la presidente del consiglio italiana si era limitata a condannare episodi specifici, compresi gli attacchi israeliani contro le chiese e i soldati italiani impegnati nella missione di pace delle Nazioni Unite in Libano. Ma in generale aveva continuato a difendere la cooperazione con Israele.
L’ambasciatore italiano in Israele, Luca Ferrari, è stato convocato dal ministro degli esteri israeliano dopo che il suo collega italiano, Antonio Tajani, durante una visita a Beirut ha condannato i raid israeliani che da marzo hanno causato migliaia di vittime nel paese. In precedenza Tajani aveva convocato a sua volta l’ambasciatore israeliano in Italia, dopo un incidente nel Libano meridionale in cui le forze israeliane avevano sparato colpi d’avvertimento vicino ad alcuni caschi blu italiani, con un proiettile che era passato a pochi metri da un soldato. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1661 di Internazionale, a pagina 38. Compra questo numero | Abbonati