Un problema cronico del mondo dell’audio, dove convivono audiodocumentari, radiodrammi, podcast, radio arte e altre discipline che hanno a che fare con l’ascolto, è quello della storiografia. Se nel cinema, nella letteratura e nella musica si tiene traccia di tutto quello che viene inventato, nella radio, proprio per la sua consistenza eterea e fluttuante, tutto scorre e i grandi maestri che hanno scritto capolavori vengono spesso dimenticati. Uno degli autori statunitensi più importanti degli ultimi decenni, che andrebbe studiato a scuola come se fosse un grande romanziere, è Scott Carrier. Ha cominciato la sua carriera in radio alla fine degli anni novanta quando è partito dalla sua città, Salt Lake City, e ha raggiunto in autostop New York facendo interviste lungo la strada. Da quelle registrazioni è nato il suo primo documentario, The hitchhiker. Un buon punto di partenza per cominciare a conoscerlo è The friendly man, realizzato per il programma This american life, dove Carrier racconta il suo tentativo di lavorare per un importante programma di notizie che conta milioni di ascoltatori. È un reportage surreale sull’incertezza dei tempi moderni, tra lavori precari, abusi di potere che accettiamo quotidianamente in nome della sopravvivenza, razzismo e angoscia per il futuro che s’innesta in una quotidianità sempre più frenetica.
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Questo articolo è uscito sul numero 1658 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati