Il grande sforzo del governo cinese per sviluppare un vaccino contro il coronavirus che ha devastato l’economia globale dopo essere comparso a Wuhan quattordici mesi fa è accolto con diffidenza nei paesi asiatici. Questo mina l’ambizione del presidente Xi Jinping di dominare politicamente ed economicamente il continente.
Dopo il duro colpo della pandemia, e dopo tre scandali legati ai vaccini scoppiati negli ultimi dieci anni, le autorità cinesi avevano sperato di riprendere l’iniziativa diplomatica accelerando la produzione del vaccino contro il covid-19, nonostante i dubbi sulla sua efficacia. “Io non me lo farò fare”, dice a Bloomberg News Farman Ali Shah, che a Karachi, in Pakistan, lavora per l’app di trasporto con autista Bykea. “Non mi fido”. La diffidenza di Farman riecheggia in tutta l’Asia, dalla Malaysia alle Filippine, e per molti è ancora più forte della paura del virus. “Il vaccino cinese fa schifo”, dice con sospetto una persona che vive a Singapore.
Governi di tutto il mondo hanno ordinato milioni di dosi all’azienda farmaceutica di stato cinese Sinopharm. Nel tentativo di tranquillizzare i cittadini, il presidente indonesiano Joko Widodo il 13 gennaio si è fatto iniettare per primo il vaccino di un’altra azienda cinese, la Sinovac Biotech, e lo stesso ha fatto il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ad Ankara, che lo distribuirà nel suo paese anche se la metà degli 83 milioni di abitanti non vuole farselo somministrare.
I ricercatori turchi hanno rilevato un’efficacia del 91,25 per cento per il vaccino della Sinovac (ma con test condotti su appena 29 soggetti), mentre altri test fatti negli Emirati Arabi hanno rilevato un’efficacia dell’86 per cento. Secondo i test indonesiani, il farmaco sarebbe efficace nel 61 per cento dei casi. Notizie ancora peggiori sono arrivate dal Brasile, dove i test su 13mila persone hanno riscontrato un’efficacia del 50,4 per cento. Molti ritengono che non ci sia stato un sufficiente rigore scientifico, che le sperimentazioni siano state troppo brevi e frettolose e che, per usare le parole di un osservatore che ha chiesto di rimanere anonimo, “ai poveri in Asia e altrove sarà somministrato un vaccino scadente perché Pechino punta solo a ottenere dei risultati politici”.
Che i timori siano fondati o meno, i paesi che intendono procedere con il vaccino cinese lo fanno basandosi sulla considerazione che, se anche dovesse essere efficace solo al 50 per cento, è meglio di niente. I vaccini della Pfizer e della Moderna sono efficaci in più del 90 per cento dei casi, ma non sono disponibili e costano troppo. Nonostante la diffidenza dei cittadini, dalle Filippine all’Indonesia, dalla Turchia al Brasile i governi continuano su questa strada. Singapore ha annunciato che continuerà a somministrare i vaccini cinesi, e lo stesso ha fatto la Thailandia. Qui le autorità hanno comprato anche 26 milioni di dosi del vaccino britannico AstraZeneca, che però non arriveranno prima di giugno.
Il presidente della Sinopharm, Liu Jingzhen, ha cercato di rassicurare l’opinione pubblica scrivendo sui social network che più di un milione di persone è stato vaccinato in più di 150 paesi e che “non c’è stato un singolo caso d’infezione successiva all’inoculazione. Solo sintomi lievi in pochi pazienti”. Ma le notizie sui risultati inaffidabili dei test si sono sommate a una preoccupazione più generalizzata per l’impresa che Pechino sta tentando. Molti pensano che il tentativo di distribuire il vaccino abbia in realtà danneggiato le ambizioni cinesi di dimostrare la superiorità delle sue istituzioni e contrastare al tempo stesso la rabbia per il fatto che il virus si sia manifestato per la prima volta in Cina. A questo si aggiunge il disagio generalizzato per la crescente influenza che Pechino esercita nel mondo attraverso la nuova via della seta. Per questo gigantesco piano infrastrutturale sono stati costruiti in tutta l’Asia aeroporti, strade, ferrovie e porti che secondo molti osservatori serviranno alla Cina per sfruttare le risorse e il patrimonio di altri paesi.
◆ La Cina ha firmato accordi con venti paesi per la fornitura di un vaccino contro il covid-19. Oltre ai paesi del sudest asiatico, al Pakistan, alla Turchia, agli Emirati Arabi e al Brasile, anche Serbia e Ucraina hanno comprato dosi da aziende cinesi. Il 5 gennaio il ministro degli esteri cinese Wang Yi, in visita in cinque paesi africani, ha promesso che Pechino porterà il vaccino nel continente, senza però specificare tempi e modi della fornitura. Cnn
Come ha scritto Sebastian Strangio nel suo libro appena uscito In the dragon’s shadow: southeast Asia in the Chinese century (Yale university press 2020), il virus ha “minacciato di far deragliare le ambizioni strategiche della Cina nel sudest asiatico”. La pandemia, scrive Strangio, “è servita a ricordare le tante sfide, interne ed esterne, che il presidente Xi Jinping deve affrontare: dallo sfruttamento ambientale all’invecchiamento della popolazione, dai disordini a Hong Kong alla crescente condanna internazionale per gli internamenti di massa degli uiguri nello Xinjiang”. Ora c’è anche “la minaccia di un contraccolpo negativo globale per gli insuccessi della Cina nelle prime fasi dell’epidemia. Tutto questo ci ha ricordato che la crescita lineare infinita della ricchezza e del potere cinesi non può più essere data per scontata”.
I sospetti sulla validità del vaccino cinese non fanno che peggiorare la situazione. Già prima si temeva che la pandemia avrebbe spinto alcuni paesi a ridurre la loro dipendenza dall’imponente base manifatturiera e dalle filiere del gigante asiatico, un esodo cominciato a causa della guerra commerciale tra Pechino e Washington.
Del resto è già successo in passato. Nel 2016 scoppiò un grande scandalo sanitario quando la polizia cinese sgominò un’organizzazione criminale che aveva venduto in 24 province e municipalità del paese milioni di dosi di vaccini conservati in modo inadeguato, tra cui quelli più comuni contro l’epatite o la rabbia. È successo di nuovo nel 2018, quando si è scoperto che a centinaia di migliaia di bambini in tutto il territorio nazionale erano stati somministrati vaccini inefficaci contro la difterite, il tetano e la pertosse.
Ora che la Cina si affretta a far arrivare il vaccino nei paesi più poveri, cresce il timore che scandali simili possano rafforzare i dubbi già esistenti. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1393 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati