I computer e il cloud ci spingono a mettere da parte tutto ciò che leggiamo, scriviamo, guardiamo e ascoltiamo. Lo stoccaggio offre possibilità inimmaginabili fino a una decina di anni fa e diffonde l’idea che sia possibile realizzare il sogno lungamente atteso di un deposito illimitato d’informazioni. Ma questa possibilità si accompagna a una visione globale e all’intelligenza della realtà più chiara? C’è da dubitarne. Questo libro inatteso, basato sui numerosi studi fatti in questo campo negli ultimi decenni (Grafton, Chartier, Blair…) e scritto da uno studioso di media spagnolo, rovescia il problema e racconta come in altri momenti del passato all’aumento della possibilità di accumulare conoscenze si è reagito con processi di selezione. In principio è il rinascimento, quando la ricerca delle opere originali dell’antichità crea un bisogno nuovo, quello di conservare i testi così come erano stati scritti. A partire da allora la loro moltiplicazione (dovuta all’invenzione della stampa) fa registrare occasionali rigurgiti di rifiuto dei libri, ma soprattutto tecnologie per domarli e usarli: gli schedari della prima età moderna, i riassunti degli illuministi, le biblioteche alternative degli appassionati.  Si emerge dalla lettura con un senso di liberazione, con la speranza di non morire sommersi da una valanga di dati impossibili da capire. ◆

Einaudi 192 pagine, 22 euro I computer e il cloud ci spingono a mettere da parte tutto ciò che leggiamo, scriviamo, guardiamo e ascoltiamo. Lo stoccaggio offre possibilità inimmaginabili fino a una decina di anni fa e diffonde l’idea che sia possibile realizzare il sogno lungamente atteso di un deposito illimitato d’informazioni. Ma questa possibilità si accompagna a una visione globale e all’intelligenza della realtà più chiara? C’è da dubitarne. Questo libro inatteso, basato sui numerosi studi fatti in questo campo negli ultimi decenni (Grafton, Chartier, Blair…) e scritto da uno studioso di media spagnolo, rovescia il problema e racconta come in altri momenti del passato all’aumento della possibilità di accumulare conoscenze si è reagito con processi di selezione. In principio è il rinascimento, quando la ricerca delle opere originali dell’antichità crea un bisogno nuovo, quello di conservare i testi così come erano stati scritti. A partire da allora la loro moltiplicazione (dovuta all’invenzione della stampa) fa registrare occasionali rigurgiti di rifiuto dei libri, ma soprattutto tecnologie per domarli e usarli: gli schedari della prima età moderna, i riassunti degli illuministi, le biblioteche alternative degli appassionati. Si emerge dalla lettura con un senso di liberazione, con la speranza di non morire sommersi da una valanga di dati impossibili da capire.

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1682 di Internazionale, a pagina 79. Compra questo numero | Abbonati