“Il cibo è un’espressione dell’identità, un medium culturale e un riflesso delle strutture sociali”, afferma Edda Fahrenhorst, curatrice e direttrice artistica dello Yeast photo festival, che dal 2022 esplora la relazione tra il mezzo fotografico e il racconto di cosa mangiamo.
Il cibo è veicolo di storia, tradizioni, cultura e identità; è un mezzo di analisi del nostro presente. Quest’anno, dall’11 settembre all’8 novembre, il festival radicato fin dall’inizio nel territorio salentino si lascerà attraversare da lavori fotografici e incontri che affronteranno temi come la fame, la memoria, il lavoro, le migrazioni, i riti e le comunità.
In mostra ci sarà Memories of tender bonds della messicana Koral Carballo, una serie ambientata a Coyolillo, una comunità nello stato di Veracruz dove i circa duemila abitanti discendono dagli schiavi africani arrivati in America in epoca coloniale. Ora vivono sostanzialmente nell’indifferenza delle istituzioni, ritrovandosi ad affrontare da soli problemi come la discriminazione e l’emigrazione forzata. Nonostante le difficoltà, ogni anno riescono a organizzare un carnevale per ricordare e celebrare le loro origini con orgoglio, senza vergogna.
Carballo è andata a Coyolillo per circa dieci anni. Un arco di tempo così lungo le ha permesso di instaurare dei legami autentici con le persone e lasciare che le sue foto diventassero frutto di una collaborazione, e non l’imposizione di un occhio estraneo in un luogo sconosciuto.
Sui corpi
Allo Yeast si parlerà di fame come strumento di guerra attraverso le foto del palestinese Saher Alghorra, vincitore del premio Pulitzer nel 2026 con gli scatti realizzati per il New York Times che mostrano la distruzione e la carestia nella Striscia di Gaza in seguito agli attacchi israeliani. Il fotografo, nato nel 1997, ha cominciato a documentare lo strazio della sua terra quando aveva vent’anni. Queste sue ultime immagini raccontano una quotidianità segnata dalla costante mancanza di cibo, fonte di malnutrizione e malattie, in cui la guerra non è combattuta al fronte ma sui corpi vulnerabili della popolazione civile.
La panarda di Marco Zorzanello affronta il rapporto fra tradizioni e comunità nel nostro tempo, dedicandosi al racconto del rituale di Villavallelonga, un paese in provincia dell’Aquila dove ogni anno il 16 gennaio, in onore di sant’Antonio abate, ricreano un banchetto, la panarda appunto, dove residenti e visitatori si ritrovano insieme per condividere un pasto che dura ore, in cui nessuno può abbandonare la tavola e nessuno può restare solo e affamato. Una “grande abbuffata” che nell’inverno abruzzese rappresenta l’ultimo rito di una serie di celebrazioni per accogliere i primi segnali della primavera.
In diversi spazi di Galatina, in provincia di Lecce, tra le mostre principali saranno esposti anche Bob Miller, Forough Alaei, Pier Costantini e Anastasia Taylor-Lind insieme alla scrittrice Alisa Sopova. Inoltre sarà allestita la mostra collettiva Foodprint sulla dieta mediterranea, in collaborazione con l’Airc.
Per il secondo anno è stata lanciata la Yeast open call for curators, per curatrici e curatori che non abbiano più di 35 anni e che vogliano presentare un progetto fotografico sui temi del festival. Quest’anno è stata vinta da Giulia Tornesello con le foto di Camillo Pasquarelli e da Laura Tota con le foto di Davide Fecarotti.
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