“Benvenuti nella tv di tutti i madrileni”, ma il pubblico del quiz è quello della Comunità Valenciana. Provocazione? No, cialtroneria. La rete pubblica locale, À Punt, ha acquistato il programma di Tele­madrid Sopa de letras mandandolo in onda senza prendersi la briga di adeguarlo alla lingua e ai costumi locali. Quando si acquista un format, si rileva la struttura, ma cast e contenuti si adattano alla cultura della nuova platea: nella versione coreana di Masterchef, talent venduto in più di 70 paesi, difficilmente vedrete piatti mediterranei giudicati da Cannavacciuolo. Ma la vicenda spagnola non è figlia solo del pressappochismo. Ha una precisa matrice politica: da quando il Partito popolare governa la regione con l’appoggio della destra di Vox, la tv pubblica ha cominciato a rincorrere gli ascolti assumendo un’impronta “nazionale”, a scapito della lingua valenciana e delle produzioni locali. Sullo sfondo si affrontano due modelli opposti: da una parte l’idea che una tv regionale debba rendere visibile una comunità e farne evolvere l’immaginario; dall’altra che, come le altre, debba rincorrere ascolti e ridurre le identità locali a folclo­re e sagre di paese. E qui il rischio è che le tv di stato smettano di costruire un pubblico e comincino a sommare spettatori secondo il gradimento dell’idea nazionale di maggioranza. Ecco perché quel saluto “madrileno” pesa molto più di un’involontaria gaffe. ◆

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1684 di Internazionale, a pagina 76. Compra questo numero | Abbonati