Ma che strana coppia due opposti di tal fatta: il sole e la luna, anzi il signor Sole e la signora Sole (nata Luna), stando al grande Jean Cocteau, poeta, pittore e cineasta che nel 1948 scrisse e disegnò questa delizia poetica, gioiosa quanto giocosa, dal tratto libero e guizzante, leggero e sciolto, che quasi (s)corre da solo. Uno sguardo al disegno di copertina già dice molto. Come se il segno, così vitale, non volesse farsi imbrigliare e ingabbiare, o formattare (diremmo oggi) da nessuno. E nella nota introduttiva, rivolta più ai bambini che agli adulti, lo stesso Cocteau sembra dire tra le righe (del disegno, soprattutto): “Diventerete grandi. Ecco la cosa strana. Ma, mi raccomando, fate in modo di restare bambini”. E nel caso non fosse gradito ai bambini quel poco colore che c’è sopra i disegni, li esorta a farsene uno loro e, soprattutto, a leggere questa fiaba con i genitori che, se sono diventati davvero adulti, vanno educati al mondo bambino. Cocteau non ricerca l’infantilismo, se non come cavallo di Troia, ma lo sguardo puro e libero dell’infanzia sulle cose. In questa ricerca di un osmosi tra due opposti, troviamo anche quella del fumetto fin dai suoi inizi, anzi fin dalla sua infanzia. Alla fine i due opposti convivono trovando il proprio spazio. Nascono così il giorno e la notte, ma che restano, al contempo, assolutamente indissolubili, osmotici. E la signora Luna, emancipandosi, ritrova il suo bellissimo nome.
Francesco Boille
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Questo articolo è uscito sul numero 1675 di Internazionale, a pagina 81. Compra questo numero | Abbonati