Una ragazza lesbica che lavora in un ristorante, di buon carattere (di cui un po’ tutti approfittano ed è come esser sempre un po’ crocefissi), fin dall’adolescenza ha un legame intenso e conflittuale, situato nel labile confine tra l’amore e l’amicizia, con una talentuosa scrittrice in erba. Il tutto in una rappresentazione corale (il lavoro dei tanti cuochi in un ristorante) molto fine nel rappresentare i minimi sussulti e fremiti del quotidiano quanto dell’intimo. È opera rara il nuovo graphic novel dell’australiana di origini cinesi Lee Lai, ma trapiantata a Montréal. Riesce a creare singole immagini e moltissime sequenze intense grazie a un’eleganza e a un senso dello spazio di alto livello nella composizione, che non è soltanto estetica: nel rapporto con lo spazio i corpi sono sofferenti – corpi che non sono né belli, né brutti (aspetto di grande interesse nella rappresentazione queer dell’autrice) – quanto le anime. C’è molta spiritualità laica malgrado l’apparenza così concreta: è costante un anelito metafisico a qualcosa di “altro” e di alto, pur concludendosi nel quotidiano più semplice e prosaico. Un momento chiave è la distruttiva sequenza d’apertura nel ristorante. Il suo laido proprietario concentra su di sé tutta la manipolazione di cui è capace il sistema capitalistico per meglio sfruttare e dividere le persone. Dal micro al macro, Lee Lai riesce come pochi a legare l’intimo al politico. Francesco Boille

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Questo articolo è uscito sul numero 1674 di Internazionale, a pagina 81. Compra questo numero | Abbonati