Sono due capolavori. Topolino e il mistero dell’uomo nuvola (Internazionale 1666) nella cronologia delle strip è immediatamente precedente a Topolino nella casa dei fantasmi, realizzato nel 1936 con Ted Osborne ai dialoghi. Anticipando di molto Ghostbusters, qui Topolino, Pippo e il fifone Paperino si mutano in acchiappafantasmi in una villa infestata.

La mimica dei personaggi-maschera (l’aristocratico proprietario, Pippo con la sua logica surreale e soprattutto i volti dei fantasmi) è rimasta nella memoria come pura poesia del segno grafico. Per esempio Blutch, tra i maestri del fumetto d’autore francese con il capolavoro inedito in Italia La volupté (2006), definito in Francia come un graphic novel dove David Lynch rilegge Jean Renoir, immise gli occhi alla Gottfredson, in particolare quelli dei fantasmi, trasfigurandoli in spettri dell’alienazione borghese, in maschere del vuoto esistenziale.

Geniali icone e maschere grafiche anche nella seconda storia qui riproposta, Topolino e Piedidolci cavallo da corsa, del 1933 e sempre con Ted Osborne, dove il protagonista è il cavallo da corsa, un brocco eppure vincitore in questa parabola che satireggia esplicitamente l’ossessione per il successo, lo status e la forma fisica, parametri qui ribaltati. Ma senza l’arte grafica di Gottfredson, Piedidolci, Pippo o Pluto, non prenderebbero la stessa forza e lo stesso senso.

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Questo articolo è uscito sul numero 1668 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati