Un viaggio nell’oscurità per meglio vedere la luce. Questo il percorso artistico di un autore tra i più originali del fumetto italiano, il bolognese Roberto Raviola, in arte Magnus. Poi, divenuto autore sia dei testi sia dei disegni, scelse lo pseudonimo, eloquente, di Il viandante. E la fiaba mitica, l’arcaico, l’iniziazione cruda alla vita, il medioevo, l’antica cultura cinese e la sua pittura calligrafica, ne dominarono l’opera. Ma già i lavori nel fumetto popolare (Kriminal, Satanik, Alan Ford, concepiti con lo sceneggiatore Max Bunker, pseudonimo di Luciano Secchi) erano incentrati sul lato oscuro della fiaba, dell’archetipo, che si saldava a una lettura del lato oscuro della società e della borghesia, Magnus si rivelò un maestro del chiaroscuro e del grottesco, che educò i ceti mediobassi all’anticonformismo. È il caso di Davide Toffolo, firma tra le più interessanti del fumetto italiano e rocker con i Tre Allegri Ragazzi Morti. Figlio di un operaio, ci racconta, appassionando, di un fumetto popolare folle che non esiste più, insieme a un’Italia che non esiste più. Il percorso alto e doloroso di Magnus, autore dal naso grosso come il Bob Rock di Alan Ford, è legato con finezza alla galleria di freak, di marginali o dei loro paladini al centro dei lavori precedenti di Toffolo: dal pugile Primo Carnera a Pasolini, passando per il gorilla albino dello zoo di Barcellona. Un’altra educazione all’anticonformismo, con una sapienza sia popolare sia antica.

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Questo articolo è uscito sul numero 1392 di Internazionale, a pagina 76. Compra questo numero | Abbonati