Neanche uno sceneggiatore sarebbe riuscito a concepire una trama con tutti questi elementi: sesso, crimine, star della vita culturale, glorie accademiche, luoghi sacri, abiti sfarzosi, complicità, tradimento, denaro, abuso di potere, intrighi e teste coronate.
L’Accademia svedese, una delle più antiche e ricche d’Europa, fu fondata da re Gustavo III nel 1786 ispirandosi a quella francese. Ogni anno assegna il premio Nobel per la letteratura (gli altri Nobel sono assegnati dall’Accademia delle scienze), ma quest’anno potrebbe non esserci una premiazione. In poche settimane, quella che era una delle istituzioni culturali più rispettate del mondo si è rivelata un ricettacolo di scandali e intrighi. In questo momento solo undici dei diciotto membri dell’Accademia sono rimasti al loro posto, e si è creata una situazione di stallo.
Una gabbia dorata
Lo statuto dell’Accademia, redatto personalmente da Gustavo III, prevede che un accademico lasci il proprio seggio solo al momento della morte. E anche se dal punto di vista amministrativo, economico e politico l’Accademia non è indipendente, nessuno sa esattamente a quanto ammonti il suo patrimonio, visto che al contrario di tutte le altre istituzioni svedesi è svincolata dall’obbligo di dare informazioni e da ogni obbligo fiscale. Possiede quote, azioni e partecipazioni in un’infinità di aziende, da H&M a Volvo, e un notevole patrimonio immobiliare. La sua disponibilità economica si può solo stimare, senza contare che amministra tantissimi lasciti e donazioni. Secondo le stime, l’Accademia distribuisce più di tre milioni di euro all’anno tra borse di studio, premi e donazioni. Le diciotto persone che fanno parte dell’Accademia esercitano una grande influenza e godono di straordinari privilegi. Dispongono di case in Svezia e all’estero, e ricevono un compenso di cui non si conosce l’entità. Vivono in una sfarzosa bolla di tradizione, ricchezza, potere e onori.
Nell’autunno del 2017 la loro gabbia dorata ha cominciato a scricchiolare per il primo scandalo legato al movimento #MeToo che ha interessato la Svezia. Al centro della vicenda c’è il fotografo d’origine francese Jean-Claude Arnault, 71 anni, sconosciuto fuori dalla scena culturale di Stoccolma ma noto in Svezia perché marito di Katarina Frostenson, che fa parte dell’Accademia. Dal 1989, poi, la coppia gestisce un circolo culturale, il Forum, che per anni è stato una porta d’accesso per chiunque volesse farsi strada nelle élite culturali svedesi. Una sorta di anticamera dell’Accademia o, meglio, una stanza sul retro.
Il 21 novembre 2017 il quotidiano Dagens Nyheter ha pubblicato un reportage sulle molestie sessuali in cui chiama in causa Arnault partendo dalle accuse, piuttosto pesanti, di alcune donne, molestate (o peggio) anche in appartamenti di proprietà dell’Accademia a Stoccolma e a Parigi. In passato, l’Accademia ha finanziato le attività della coppia Arnault-Frostenson con un flusso costante di denaro. Arnault ha negato tutto e ora si attendono le conclusioni dell’inchiesta della polizia.
Il consiglio perde i pezzi
La segretaria permanente Sara Danius, in carica dal 2015 (la prima donna a occupare questo ruolo) ha reagito alle rivelazioni con prontezza. Ha chiesto una perizia legale a un importante studio di avvocati e ha fatto in modo che l’Accademia avesse tempo e tranquillità per valutare la situazione. La perizia è circolata all’interno dell’Accademia e ha provocato un secondo terremoto, finora poco percepito all’esterno.
È emerso infatti che in almeno sette occasioni Arnault avrebbe rivelato in anticipo i nomi dei vincitori del premio Nobel. Bisogna considerare che il giro di scommesse su chi vincerà il premio raggiunge cifre molto alte.
Nella perizia, che ancora non è stata pubblicata, si consiglia all’Accademia di lasciare che la polizia indaghi su Arnault, ma la maggioranza si è opposta. Il 6 aprile non è stata raggiunta la maggioranza dei due terzi dell’assemblea necessaria per l’allontanamento di Katarina Frostenson. Si è arrivati così al terzo terremoto, avvertito anche all’esterno dato che, in segno di protesta, tre membri dell’Accademia hanno lasciato la loro poltrona.
Il 10 aprile Horace Engdahl, segretario permanente dal 1999 al 2009, ha sferrato un violento attacco contro Sara Danius, definendola la “peggiore segretaria” nei 232 anni di storia dell’istituzione. Engdahl si è guardato dal citare la sua amicizia con Arnault. Il consiglio ha tolto la fiducia a Sara Danius, che ha lasciato l’incarico.
◆ L’Accademia svedese (una delle accademie reali di Svezia) è composta da diciotto persone, in carica a vita. Ad aprile, in conseguenza dello scandalo Arnault, oltre alla segretaria generale Sara Danius e alla moglie di Arnault, Katarina Frostenson, altri quattro membri hanno abbandonato l’accademia. Non si sono dimessi, perché le loro dimissioni non possono essere accettate, ma hanno smesso di partecipare alle attività accademiche. Già dal 1989 la scrittrice Kerstin Ekman ha abbandonato l’Accademia, colpevole, secondo lei, di non aver difeso lo scrittore Salman Rushdie, colpito dalla fatwa di Khomeini. Non è mai stata rimpiazzata. Oggi i membri attivi sono perciò undici, uno in meno dei due terzi necessari per prendere decisioni importanti. A questo punto solo il re di Svezia Carlo XVI Gustavo può sbloccare la situazione, modificando lo statuto dell’Accademia, concepito nel 1786. The New York Times
I contenuti delle sedute dell’Accademia sono segreti. Ma tutto fa pensare che Horace Engdahl, che per l’opinione pubblica è una sorta d’incarnazione vivente dell’Accademia, abbia dato la priorità all’amicizia con il discusso marito di Frostenson piuttosto che al rispetto dell’istituzione, ed è riuscito a raccogliere abbastanza voti in suo favore in questo antichissimo circolo di gentiluomini. In più Engdahl, che avrebbe difeso Arnault in altre occasioni, ha mostrato di non apprezzare le riforme che Danius ha cercato di introdurre.
Gli appelli di centinaia tra ricercatori e scrittori hanno avuto scarsi effetti, così come la solidarietà verso Sara Danius espressa da varie personalità della vita culturale di tutta la Scandinavia, che hanno cominciato a indossare una camicia blu annodata sotto il collo, proprio come Danius.
Solo il re di Svezia può modificare lo statuto dell’Accademia. Forse un nuovo regolamento, oltre a dare ai suoi membri la possibilità di dimettersi, potrebbe salvare un’istituzione che, ammesso che riesca ad assegnare il premio Nobel per la letteratura a ottobre, esce a pezzi da tutti questi scandali e queste accuse. La storia di una donna coraggiosa che paga le colpe di un uomo sembra vecchia almeno quanto l’Accademia stessa. ◆ nv
Erik Fosnes Hansen è uno scrittore norvegese. Fa parte dell’Accademia di Norvegia.
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1253 di Internazionale, a pagina 87. Compra questo numero | Abbonati