Crystal Mason, una donna texana condannata a cinque anni di carcere per frode elettorale e diventata il simbolo della soppressione del diritto di voto negli Stati Uniti, ha cominciato a scontare la sua condanna. Mason, afroamericana di 43 anni, si è consegnata alle autorità il 25 settembre ed è stata trasferita in una prigione federale di Fort Worth, in Texas. Ha lasciato a casa tre figli. Nel suo ultimo post pubblicato su Facebook prima di entrare in cella, Mason ha scritto: “La lotta non è finita, sono felice che Dio mi abbia scelta per questo viaggio. Entro là dentro senza lacrime e a testa alta”.

Il reato commesso da Mason è quello di aver votato alle elezioni presidenziali del 2016. Mason era stata convinta dalla madre a compiere il suo dovere di cittadina andando al seggio. Quando si è presentata il suo nome non era nel registro elettorale, quindi ha espresso un voto provvisorio (consentito in attesa di capire se l’elettore ha diritto di voto). Prima di votare non ha letto il testo in caratteri piccoli dove si spiegava che in Texas chi ha precedenti penali (Mason è stata condannata per evasione fiscale) non può votare.

Crystal Mason, 7 agosto 2018 (Ed Pilkington, Guardian News & Media Ltd)

Procuratore inflessibile

La donna trascorrerà dieci mesi in una prigione federale per un voto che non è mai stato conteggiato. Durante questo periodo è improbabile che il suo ricorso davanti a un tribunale statale arrivi a una sentenza in tempo utile. Quindi alla fine dei dieci mesi potrebbe essere trasferita direttamente in un carcere statale dove trascorrerà altri cinque anni. Alison Grinter, l’avvocata di Mason, ha dichiarato: “Le autorità stanno lanciando un messaggio chiaro alle comunità nere, già vessate dalla polizia e dal sistema giudiziario: voi non siete i benvenuti nei seggi elettorali, e qualunque comportamento inopportuno sarà punito con la pena massima possibile”.

Il caso di Mason è uno degli esempi più clamorosi di negazione del diritto di voto in Texas. Qui i repubblicani hanno cominciato ad approvare misure per ostacolare il diritto voto fin dal 2013, quando la corte suprema ha cancellato una parte fondamentale del Voting right act, la legge approvata nel 1965 per impedire agli stati del sud di discriminare le minoranze. Il Texas ha una delle leggi più rigide sull’identificazione degli elettori ai seggi. È necessario presentare un documento d’identità e registrarsi almeno trenta giorni prima di ogni elezione.

Da sapere
Da uno stato all’altro

◆ Secondo l’organizzazione non profit Sentencing project, negli Stati Uniti almeno 6,1 milioni di persone non possono votare perché sono in carcere o perché hanno precedenti penali. Le leggi in materia variano da uno stato all’altro: in Maine e in Vermont i detenuti possono votare dal carcere, mentre in California e in Colorado, per esempio, il diritto di voto si perde entrando in carcere e si riacquista solo quando si esce. Ma in molti stati, soprattutto nel sud del paese, recuperare il diritto di voto per gli ex detenuti è molto difficile e in alcuni casi impossibile. In Alabama chi è stato condannato per omicidio, incesto o crimini contro minori non lo riacquista mai. In Florida, Iowa e Kentucky gli ex detenuti possono recuperare il diritto al voto solo presentando una petizione al governatore, che decide sulla base di valutazioni arbitrarie. Queste misure riducono l’influenza politica delle comunità afroamericane, visto che negli Stati Uniti i neri hanno cinque volte più possibilità di finire in carcere rispetto ai bianchi. In Alabama i neri formano circa il 26 per cento della popolazione, ma più della metà di quelli che hanno perso il diritto di voto sono afroamericani. The New York Times


A Fort Worth il procuratore distrettuale repubblicano è stato particolarmente inflessibile, non solo nei confronti di Mason ma anche nel procedimento contro Rosa Ortega, una donna di origine ispanica che ha votato per errore pur non essendo cittadina degli Stati Uniti. Ortega, 37 anni, era entrata negli Stati Uniti da bambina e aveva un permesso di soggiorno permanente. È stata condannata a otto anni di prigione dopo i quali sarebbe stata espulsa in Messico. Dopo la condanna la donna è scomparsa e presumibilmente ha lasciato il paese.

Il trattamento riservato agli elettori illegali a Fort Worth è paradossale, considerando che l’affluenza alle urne è tra le più basse degli Stati Uniti. Alle ultime elezioni municipali ha votato solo il 6 per cento degli aventi diritto. ◆ as

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1277 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati