**◆ **Attenzione, il colore esaltante delle belle giornate può essere un brutto guaio. La primavera ce l’abbiamo nel sangue e anche in un mucchio di splendide parole plurimillenarie: se folleggi amo, poi non ce la prendiamo col coronavirus. Si ha voglia, infatti, di usare formule belliche tipo “il nemico invisibile”. Il covid-19 non è né amico né nemico, come non è killer lo squalo killer, non è assassina la montagna assassina, non è empia l’empia natura cantata nella Ginestra da Leopardi (questi ultimi due esempi li trovo in La natura è innocente , il nuovo romanzo di Walter Siti, Rizzoli). Il covid-19 fa semplicemente quello che deve fare e se avesse parola come nei cartoni animati direbbe: cari miei, io non sono nemmeno invisibile; siete voi che non mi vedete e anzi, accecati dalle belle giornate dopo settimane di reclusione zeppa di lirismi e sadismi, siete sempre più propensi a corrermi ottusamente, festosamente incontro. Certo, Zefiro torna, il bel tempo rimena, la primavera è candida e vermiglia, ridono i prati, il cielo è sereno, ogni essere vivente d’aria, d’acqua e terra ha gran voglia di fare l’amore. Anche il virus, però, ricordiamocelo, e il suo oggetto del desiderio sappiamo qual è. Se in allegria e devozione facciamo Pasqua stretti stretti, in giro o per chiese spalancate come si caldeggia, il covid-19 farà pasqua – il passaggio– molto meglio di noi.
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1353 di Internazionale, a pagina 12. Compra questo numero | Abbonati





