Era una serata umida all’aeroporto di Fortaleza, nel nord del Brasile, e Johann Zillinger stava tenendo d’occhio la sua nuova recluta. Pochi giorni prima aveva ingaggiato un contadino di 24 anni come contrabbandiere, promettendogli duemila dollari in contanti e un viaggio gratuito in Europa. Ma il giovane sudava tantissimo, e Zillinger aveva paura che si facesse scoprire. Alla fine decise di procedere: “Gli diedi due strisce di coca, e gli dissi: ‘andiamo’”. Zillinger non aveva bisogno di droghe. Sempre vestito come un uomo d’affari, era passato indenne ai controlli di sicurezza molte volte, senza che nessuno si rendesse conto delle migliaia di uccelli esotici che contrabbandava.

Quella sera del 2002 però gli agenti della dogana di Fortaleza, allertati da una soffiata, trovarono 47 uova di pappagalli in via d’estinzione nascosti in alcune calze di nylon e avvolti intorno al torace dei due uomini. Gli agenti scoprirono anche venti uccelli vivi nella borsa di un terzo complice.

Un giornale locale raccontò l’accaduto. Una foto mostrava la giovane recluta mentre si copriva il volto. Zillinger invece guardava dritto nell’obiettivo. Nell’articolo gli agenti dell’Interpol lo descrivevano come uno dei principali trafficanti di animali selvatici del mondo. Un austriaco dal fisico asciutto, che quel giorno stava cercando di partire con della fauna selvatica per un valore di più di 350mila dollari.

Il mercato miliardario del contrabbando di animali selvatici è la principale ragione dell’estinzione delle specie, secondo uno studio condotto nel 2019 dall’università di Sheffield, nel Regno Unito. Zillinger però assicura di non aver mai fatto il trafficante per i soldi, ma per la possibilità di allevare alcuni degli uccelli più rari del pianeta. I volatili creano dipendenza, dice: “È come fumare, oppure bere caffè o alcol”.

Questo suo impulso non fu attenuato dai quattro mesi passati nella cella di una prigione del Brasile rurale, dove l’unica dotazione che aveva era un secchio. Dopo la prigione infatti tornò alle sue attività illegali. Ha smesso solo poco tempo fa, e oggi dedica il suo tempo ad allevare specie rare e al progetto di costruire uno zoo.

Durante il nostro primo incontro nella sua modesta casa nella campagna austriaca, Zillinger prende da un armadio di vetro una piccola tazza da tè: un nido improvvisato per un uccellino senza piume, che urla per farsi dare da mangiare. La passione per gli uccelli gli è stata tramandata dal padre, riparatore di tetti e accanito allevatore di piccioni viaggiatori, che quando era adolescente gli regalò due pappagalli cacatua. “Sono più schizzinosi degli esseri umani”, mi spiega mentre inserisce del mangime per animali nel becco dell’uccello con una siringa. È molto affezionato ai suoi cacatua. Quando il primo uccellino è venuto fuori dal suo uovo, Zillinger ha avuto una folgorazione: “È stato come vincere la lotteria”, mi dice raggiante.

Un incontro sulla spiaggia

Zillinger ha cominciato a contrabbandare animali rari per caso. A vent’anni il suo obiettivo era incontrare donne abbronzate sulla spiaggia di Copacabana, a Rio de Janeiro, ma un incontro con un altro appassionato di pappagalli, uno svizzero, cambiò il suo destino. Zillinger ricorda la proposta: contrabbandare uccelli in Europa. In cambio avrebbe avuto i viaggi pagati e la possibilità di conservare alcuni esemplari. Accettò. Così si ritrovò ad arrampicarsi sugli alberi per raccogliere nidi di ara giacinto nelle paludi del Pantanal, a convincere le comunità indigene della foresta secca di Caatinga, nel nordest del Brasile, a mostrargli gli ultimi esemplari di ara indaco. A volte scavava un buco, si accovacciava al suo interno e lo copriva di bambù, foglie e frutta secca. “Quando l’uccello ci atterrava sopra, io lo trascinavo giù”.

Biografia

1962 Nasce in Austria.
1982 Comincia a contrabbandare animali selvatici dal Brasile all’Europa. Dopo un anno di carcere torna in Austria, ma non smette di dedicarsi al traffico di animali.
2015 Viene fermato dalla polizia in Portogallo e finisce di nuovo in prigione. Da quel momento decide di diventare un informatore.


Nei primi anni Zillinger riusciva a far passare gli uccelli alle dogane brasiliane distribuendo mazzette. Poi però le richieste dei funzionari degli aeroporti si fecero troppo elevate e lui decise di concentrarsi sulle uova. Attaccate al suo corpo, le uova rimanevano al caldo mentre attraversava l’oceano, diretto in Portogallo, dove poi le trasferiva in un’incubatrice. La parte più difficile, dice, era non romperle.

Negli anni Zillinger ha interrotto i contatti con i suoi tre figli biologici e con la loro madre, e anche con i suoi quattro fratelli e sorelle. Nel 2002, dopo l’arresto di Fortaleza, portò la moglie brasiliana e i due figli della donna in Austria. Ma poco dopo lei lo lasciò. In quel periodo brasiliani e portoghesi dominavano le rotte del contrabbando di uova d’uccelli verso l’Europa. Ma quando le uova si schiudevano, ai trafficanti restava il problema di dimostrare che gli uccelli non erano di contrabbando. Lo strumento che gli permetteva di farla franca, spiega Zillinger, era la Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (Cites), un trattato adottato nel 1975. Le specie a rischio possono essere vendute solo in presenza di alcune eccezioni, tra cui l’allevamento in cattività: Zillinger e altri trafficanti hanno scoperto di poter ottenere un documento Cites per far passare gli animali contrabbandati come esemplari nati e allevati in gabbia. Grazie a questo stratagemma e allo smantellamento dei confini in Europa a partire dal 1995, spiega Zillinger, “si sono rotti gli argini”.

Il suo lavoro, spiega, era finanziato soprattutto da un dottore viennese benestante, appassionato di cacatua delle palme e ara giacinto, mentre lui faceva da corriere per clienti e intermediari in giro per l’Europa, tutti disposti a pagare decine di migliaia di euro per pappagalli rari.

Il confronto con altri reati lo fa ridere. “Cosa può spingere qualcuno a trafficare droga o armi? Sono degli idioti. Con gli animali selvatici i profitti sono più alti, e non c’è rischio”. O quasi. Nel 2015, su un’autostrada in Portogallo, Zillinger è stato fermato per quello che sembrava un normale controllo stradale, ma che era in realtà il culmine di un’indagine durata mesi. La polizia sapeva che stava trasportando due ara indaco, accovacciati in una scatola attaccata all’accendisigari della sua berlina, alla temperatura di 37 gradi. In natura ci sono appena 250 di questi pappagalli. Zillinger li aveva acquistati per circa ottomila dollari l’uno, ma li avrebbe rivenduti a una cifra molto superiore.

Il tribunale di Lisbona l’ha condannato per contrabbando insieme a tre soci portoghesi. Dopo un anno di prigione, Zillinger ha deciso di uscire dal giro. Ma la cosa si è rivelata più difficile del previsto. Il suo finanziatore voleva che tornasse a lavorare o che gli rimborsasse i quasi 30mila euro che aveva dovuto dargli per fare i traffici. Allora è diventato un informatore. “C’era dentro fino al collo, e voleva uscirne”, spiega Thomas Engel, un agente austriaco della dogana. Engel ci ha messo sei ore per trascrivere la deposizione di Zillinger, che ha permesso di lanciare varie indagini.

Il suo ex finanziatore è stato condannato per contrabbando di animali selvatici, ricevendo una multa di 35mila euro. “Pensate che significhi qualcosa per uno che guadagna mezzo milione all’anno?”, chiede l’ex trafficante. In appello la multa è stata ridotta a 33mila euro, ma la sentenza è stata confermata.

Oggi Zillinger si tiene occupato con la sua ultima iniziativa, la costruzione di un piccolo zoo. Se otterrà la licenza, potrà accedere ad animali che i singoli allevatori non possono ottenere legalmente, come gli uccelli cappuccini femmina. Mentre attraversa un corridoio, passando accanto a una serie di recinti dove alcuni uccelli sono esibiti come trofei – è tutto legale, spiega – si ferma per mostrare il pezzo più pregiato. Sono tre giovani casuari, grandi uccelli che non volano ma che sono in grado di fare a pezzi i predatori, o gli esseri umani, con gli artigli. “Non è un uccello, è un dinosauro. È speciale”, dice. L’uccello prende un acino d’uva blu dalla sua mano. Zillinger è raggiante. ◆ ff

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Questo articolo è uscito sul numero 1392 di Internazionale, a pagina 68. Compra questo numero | Abbonati