Per alcuni giorni, a ottobre, i manifesti con l’immagine di Marème Dial, Djalika e Jams, i protagonisti delle serie Maîtresse d’un homme marié (Amante di un uomo sposato) e Golden hanno tappezzato la Gare du Nord di Parigi. Questa campagna pubblicitaria nella più grande stazione d’Europa e in altre cinquecento stazioni dell’Île-de-France è un segno del successo delle fiction senegalesi, che va ben oltre il loro paese d’origine. La speranza è di trasformare Dakar in un punto di riferimento della produzione continentale e – perché no? – spodestare la Nigeria. L’ondata di serie “made in Senegal” è cominciata a gennaio del 2019 con Maîtresse d’un homme marié, scritta da Kalista Sy e prodotta dalla società Marodi. Le prime due stagioni sono state trasmesse dalla tv privata senegalese 2Stv. Poi, su YouTube, ogni episodio ha avuto tra i due e i cinque milioni di visualizzazioni. Per Serigne Massamba Ndour, fondatore della Marodi, il 65 per cento degli spettatori vive in Senegal. Un quarto delle visualizzazioni riguarda la versione sottotitolata in francese, perché non tutto il pubblico parla wolof, la lingua in cui è stata girata la serie.
Senza confini
Le avventure della coppia Cheikh e Marème, ma anche il ritratto delle ambiziose donne che vivono nella Dakar ricca di oggi, hanno conquistato gli africani in giro per il mondo. Maîtresse d’un homme marié vende il suo sogno alle ragazze di origini africane. “Questa serie m’invoglia a scoprire il Senegal, perché rompe lo stereotipo della città africana dove si vive male”, dice estasiata Henriette, 39 anni, impiegata di banca d’origine congolese che vive a Parigi. La sua amica Kany guarda rapita i vestiti e le acconciature sofisticate delle attrici: “In Francia non si vedono serie tv con donne africane così eleganti. M’identifico con loro, anche se vivono in Senegal”.
A Dakar, dove sono trasmesse in prima serata sui principali canali tv, queste serie hanno un successo incredibile e “i senegalesi le apprezzano perché parlano della loro realtà e della loro vita”, osserva Pape Assane Seck, responsabile di produzione alla SenTv. Questa rete privata trasmette Infidèles, il cui filo conduttore è l’infedeltà nella coppia, nella famiglia o nei confronti della religione. La serie fa concorrenza a Maîtresse, che affronta le violenze coniugali, la poligamia, la depressione e più in generale l’amore e la sessualità. Tutti argomenti tabù nella società senegalese. Non stupisce quindi che queste serie subiscano regolarmente gli attacchi dell’associazione islamica locale Jamra, che le considera “oscene” e “nocive per la salvaguardia dei valori, delle sensibilità e delle identità culturali e religiose” del Senegal.
Questo non impedisce alle tv di trasmetterle e al pubblico di appassionarsi. “Le serie fanno registrare gli ascolti più alti. Quindi attirano la pubblicità”, afferma Papa Assane Seck. Tra l’altro gli spazi pubblicitari al loro interno costano di più e a queste entrate si aggiungono quelle della pubblicità indiretta. Ormai nessuno si stupisce di sentire un personaggio vantare i meriti di una certa marca di tè o di automobili. E se qualcuno su internet si è irritato per queste pubblicità, Serigne Massamba Ndour replica che questo garantisce alla Marodi maggiore “libertà e indipendenza”.
Le entrate pubblicitarie vanno in parte alle reti televisive e in parte alle numerose società di produzione audiovisiva presenti a Dakar. “Di solito teniamo il 60-70 per cento delle entrate e distribuiamo il resto”, spiega Ibou Gueye, della EvenProd, una società creata nel 2014 che ha più di un milione di abbonati su YouTube. Ma per fare in modo che una serie produca dei profitti bisogna organizzare una strategia di diffusione. “Per esempio negoziamo dei periodi di programmazione esclusiva su Wido, la piattaforma di video online di Sonatel, il principale operatore di telecomunicazioni del Senegal. E poi altri guadagni arrivano grazie a YouTube”, spiega Gueye.
Per produrre due stagioni di 52 episodi, l’uomo d’affari e produttore investe tra i 75 e i cento milioni di franchi cfa (circa 150mila euro). Le spese più importanti sono l’affitto delle ville, i trasporti e ovviamente le paghe degli attori, che crescono con l’aumentare della loro notorietà. Alla Marodi le cose vanno a gonfie vele: Serigne Massamba Ndour riesce a finanziare contemporaneamente quattro troupe, ognuna composta da una quindicina di tecnici e una trentina di attori. Perciò questo settore, in piena espansione, comincia a offrire molte possibilità di lavoro ai giovani di Dakar.
Esportazione culturale
L’obiettivo delle società di produzione senegalesi è diversificarsi per trovare fonti di guadagno in tutto il mondo. La EvenProd ha già cominciato a doppiare alcune serie in francese e l’idea è di doppiare anche in inglese per “finire sulle tv locali del Ghana, del Camerun o della Costa d’Avorio”, precisa Gueye. Una strategia già adottata dalla Marodi per la quale le tv estere sono la terza fonte di entrate, dopo le reti senegalesi e YouTube. Entro cinque anni Serigne Massamba Ndour vuole entrare “fra i primi tre grandi gruppi di produzione africani”. E sta già chiedendo aiuti pubblici: “Il governo deve sostenerci perché esportiamo la cultura senegalese in Africa e nel mondo”.
La francese Canal+ International, che ha già comprato le due fiction principali della Marodi per trasmetterle sul canale A+, punta sul mercato degli africani della diaspora. “Il nostro pubblico principale è rappresentato dagli africani di terza generazione, che non hanno necessariamente legami stretti con il paese d’origine. Queste serie parlano di cose a loro familiari”, spiega Manon Mochée, responsabile del marketing della Thema, una filiale di Canal+ International, che si descrive come “un’offerta parallela alle grandi piattaforme digitali”.
Nel 2019 il colosso francese, i cui affari vanno molto bene in Africa, ha lanciato Sunuyeuf, un canale completamente dedicato a questo tipo di format e alle rappresentazioni teatrali in wolof. Il gruppo trasmette già le fiction, doppiate in francese, in una ventina di paesi africani.
Una situazione che fa dire a Clémentine Tugendhat, direttrice delle reti tematiche e del marketing editoriale di Canal+ International, che “in Senegal sta nascendo un’industria delle serie tv”. Per lei “queste produzioni non hanno nulla da invidiare alle telenovele sudamericane o alle serie nigeriane in termini di qualità tecnica e di recitazione”.
Rimane il problema di organizzare un settore audiovisivo in piena trasformazione per sperare di fare concorrenza al gigante nigeriano di Nollywood, che è ormai la seconda potenza cinematografica mondiale. ◆ adr
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Questo articolo è uscito sul numero 1385 di Internazionale, a pagina 91. Compra questo numero | Abbonati