“Se hai dei figli con allergie alimentari, la paura di una reazione seria è sempre in agguato”, dice Emma Amoscato. “E non solo all’ora dei pasti, ma anche quando sono all’asilo o vanno a giocare da amici”. La blogger è seccata perché a quanto pare molti bambini, compresi i suoi, avrebbero forse potuto risparmiarsi le allergie. Secondo uno studio recente, prima si assumono alimenti come arachidi e uova, e meno si rischia di diventarne allergici.
In molti paesi, però, lo svezzamento precoce si scontra con la raccomandazione dei medici di non dare alimenti solidi ai neonati fino a sei mesi, anche se spesso i genitori ricevono informazioni contrastanti dagli allergologi e dagli operatori sanitari che frequentano di più, cioè pediatri e ostetriche.
Oggi le allergie alimentari sono molto diffuse. Nel Regno Unito il 7 per cento dei bambini ne ha una e negli ultimi vent’anni i ricoveri per reazioni allergiche gravi sono sestuplicati. I cambiamenti nell’alimentazione dei neonati non possono essere l’unica spiegazione, perché stanno aumentando anche i casi di riniti allergiche e asma. Secondo un’interpretazione diffusa, la causa reale sarebbe lo stile di vita contemporaneo, che durante l’infanzia ci impedisce di entrare in contatto con molti microbi benigni e importanti.
Le linee guida dell’Oms
Ma le pratiche di svezzamento restano sotto esame, perché sono cambiate molto negli ultimi decenni. Un tempo, per far prendere peso ai figli, i genitori passavano ai cibi solidi il più presto possibile, in alcuni casi ad appena due mesi di vita se non prima. Negli anni novanta i medici cominciarono a sconsigliare questa pratica sostenendo che l’intestino non fosse ancora del tutto sviluppato. Si temevano inoltre le conseguenze dell’interruzione dell’allattamento al seno, soprattutto nei paesi poveri dove il rischio di infezioni da latte artificiale con acqua non sterilizzata era maggiore. Nel 2001, quando ormai erano ben noti i benefici del latte materno, l’Organizzazione mondiale della sanità approvò linee guida che raccomandavano l’allattamento esclusivo al seno nei primi sei mesi di vita. All’epoca si pensava che l’introduzione di alimenti potenzialmente pericolosi come le arachidi dovesse essere rinviata.
Da un test condotto nel 2015 su 530 bambini è però emerso che chi aveva mangiato arachidi prima degli undici mesi aveva meno probabilità di sviluppare l’allergia rispetto a chi le aveva mangiate a cinque anni (rispettivamente il 3 per cento e il 17 per cento). Secondo gli studiosi, il sistema immunitario impara a non reagire agli alimenti quando il primo contatto avviene nell’intestino. Se lo svezzamento è rinviato o se il primo contatto avviene attraverso la pelle, il sistema immunitario può subire un processo di sensibilizzazione.
I neonati idratati con creme a base di olio di arachidi avrebbero un rischio sette volte più alto di sviluppare l’allergia all’alimento. Inoltre, sarebbero più predisposti alle allergie se hanno l’eczema, che infiamma e spacca la pelle. Helen Brough del King’s college di Londra sconsiglia l’uso di creme idratanti a base di olio di arachidi, mandorle e sesamo.
Le raccomandazioni per lo svezzamento stanno cominciando a cambiare. Oggi l’associazione pediatrica statunitense Aap e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare incoraggiano l’introduzione di alimenti potenzialmente allergenici dai quattro mesi di vita, evitando però la frutta secca intera, che potrebbe causare soffocamento. Il Regno Unito non è d’accordo. Lo svezzamento precoce si scontra con gli sforzi per promuovere l’allattamento esclusivo al seno nei primi sei mesi di vita, considerato fondamentale per la salute. La pensa diversamente la British society for allergy and clinical immunology, che invita chi ha figli ad alto rischio, per esempio con l’eczema, a introdurre i cibi solidi fin dai quattro mesi. Secondo il presidente Adam Fox, il suggerimento non contraddice le raccomandazioni ufficiali, perché in base alle linee guida governative i cibi solidi vanno introdotti nella dieta a sei mesi, e comunque non prima dei quattro, ma in caso di rischi per la salute si consiglia di consultare il medico.
Tutte queste sfumature rischiano di perdersi nei consigli forniti da personale sanitario, siti web e opuscoli informativi per i genitori. Per orientarsi, quindi, è sempre meglio rivolgersi agli specialisti. ◆ sdf
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Questo articolo è uscito sul numero 1343 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati