“Non volevamo arrivare fino a questo punto ma alla fine abbiamo dovuto mettere delle grate di sicurezza per proteggere le scuole da atti di vandalismo”. In questa ammissione di Daniele Parrucci, consigliere comunale di Roma con delega all’edilizia scolastica, si avverte l’amarezza per aver dovuto “blindare le scuole”, prese di mira da incursioni e raid notturni. Sono state installate anche telecamere di videosorveglianza e dispositivi antifurto e anti-intrusione. “Si tratta di costi che una struttura pubblica non è più in grado di sostenere”, ammette, elencando i danni degli ultimi mesi.
“Il liceo Ruiz è stato vandalizzato quattro volte in tre anni. Sono state distrutte 75 finestre, gli estintori vengono sistematicamente svuotati e i lavandini ostruiti per allagare la scuola. I danni ammontano a più di 150mila euro”, spiega Parrucci. Il conto è simile anche al liceo Bramante, preso di mira l’autunno scorso. Per il liceo Righi, dove gli ultimi episodi di atti vandalici risalgono a febbraio, i danni ammontano a decine di migliaia di euro.
I responsabili non sono quasi mai identificati, ma in questi tre istituti, tra i quattro devastati negli ultimi mesi, “sono stati trovati croci celtiche, svastiche, slogan che inneggiano al periodo fascista”, sottolinea Parrucci, che denuncia “un’escalation che va avanti da tre anni”.
In un caso sono state perquisite le abitazioni di tre minorenni appartenenti a Lotta studentesca, il movimento giovanile del partito neofascista Forza Nuova. In altre scuole di Roma, come al liceo Tasso, i danni sono minori, ma i video hanno registrato il momento in cui alcune persone vestite di nero, con il volto coperto dai caschi, entravano nell’istituto e facevano il saluto fascista.
“Non si tratta di casi isolati, ma di una strategia politica, e questi giovani sono disciplinati nelle loro azioni”, spiega Massimo Gargiulo, segretario generale del sindacato degli insegnanti Federazione lavoratori della conoscenza Cgil in Friuli-Venezia Giulia. Alla fine di gennaio Gargiulo ha denunciato la campagna di Azione studentesca, un’organizzazione di studenti di estrema destra vicina a Fratelli d’Italia (FdI), il partito di Giorgia Meloni, al liceo Leopardi-Majorana di Pordenone. Sono stati affissi manifesti con lo slogan “La scuola è nostra!” e l’invito agli studenti a scansionare un qr code.
“Siamo pronti a redigere un rapporto sulla situazione nelle scuole italiane”, promette Azione studentesca nel suo programma, e chiede agli studenti di compilare un questionario: “Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni? Quali sono stati i casi più emblematici?”.
Pedagogia della rinuncia
Gli stessi manifesti sono comparsi in decine di altri licei in Toscana, Piemonte, in altre zone del Veneto e perfino in Sicilia. “Le scuole sono autonome e associare i professori di sinistra a quelli che si dedicano alla propaganda è un attacco all’intero corpo insegnante”, sottolinea Gargiulo.
Azione studentesca chiede agli studenti di compilare un questionario: “Hai professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni?”
Episodi del genere sono stati aspramente condannati dalla comunità degli insegnanti in quasi tutta Italia. A Pordenone, però, la reazione è stata più timida, lamenta Gargiulo: “Il clima qui è pesante, gli studenti a volte sono intimiditi”. Cita il caso di insegnanti segnalati da alcuni genitori ai dirigenti scolastici per aver commentato fatti di attualità politica.
In questa regione, la prima in Italia ad aver eletto già negli anni novanta un governatore della Lega nord, di estrema destra, la situazione non è nuova ma sta peggiorando. “Si moltiplicano i provvedimenti disciplinari contro docenti che hanno espresso la propria opinione in classe. Spesso vengono archiviati, ma è un modo per marchiare un lavoratore, per fargli passare la voglia. Assistiamo a una pedagogia della rinuncia”, spiega Gargiulo, che insegna in Friuli Venezia Giulia da quasi quarant’anni.
Di fronte allo scandalo suscitato dal tentativo di censire i professori di sinistra, la deputata del Partito democratico Irene Manzi ha interrogato invano Giuseppe Valditara, ministro dell’istruzione e del merito, durante il question time al governo, che da parte sua non ha condannato ufficialmente i fatti. Tutt’al più Fratelli d’Italia ha ricordato che Azione studentesca è un’organizzazione autonoma.
Eppure pochi mesi prima, durante il raduno annuale del partito di Giorgia Meloni ad Atreju, una foto ha ritratto la sottosegretaria al ministero dell’istruzione e del merito Paola Frassinetti accanto ai responsabili di Azione studentesca, mentre reggevano una grande bandiera con la scritta: “La scuola è nostra”, lo slogan che accompagna l’iniziativa lanciata all’inizio di gennaio dall’organizzazione studentesca per “verificare” che la scuola non sia un luogo di propaganda.
E Azione studentesca ha segnalato un liceo toscano come luogo del “pensiero unico” dopo alcune lezioni sull’antifascismo. Davanti all’istituto è stato poi esposto uno striscione con la scritta: “Raccontate che gli antifa picchiano a Roma”, alludendo a episodi di violenza tra militanti fascisti e antifascisti avvenuti poco tempo prima.
Questo riferimento è tutt’altro che insignificante e rientra nel solco di una circolare del ministero dell’istruzione e del merito del 7 novembre 2025 volta ufficialmente ad “assicurare il pieno rispetto dei princìpi del pluralismo e della libertà di opinione”. Secondo questa circolare, adesso i dibattiti devono essere organizzarti secondo il principio della “par condicio”, ossia sulla base di un’uguaglianza di trattamento di tutti i punti di vista.
Misure correttive
Nel dicembre 2025 in diverse scuole toscane sono stati mandati gli ispettori del ministero dopo che gli istituti avevano partecipato a un seminario con Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati. “Riceviamo segnalazioni che riflettono questo clima da parte di genitori che contestano i temi trattati dagli insegnanti o i termini che usano, sia che si parli di antifascismo, di sessualità o di educazione affettiva. In alcune scuole i dirigenti scolastici hanno censurato dibattiti sulla guerra in Ucraina o sul conflitto tra Israele e Palestina”, racconta Manzi.
“È da un po’ che la situazione è tesa, ma si è aggravata dall’inizio dell’anno scolastico”, afferma Alina Rosini, responsabile del sindacato Cub Sur e referente scolastica in Piemonte. Un episodio l’ha particolarmente colpita: davanti al liceo Einstein di Torino Gioventù nazionale, sezione giovanile di Fratelli d’Italia, ha organizzato vari volantinaggi “contro la cultura maranza”, termine usato in modo spregiativo per indicare la seconda o terza generazione di famiglie immigrate.
Uno studente contrario al volantinaggio è stato ammanettato e portato via dalla polizia presente sul posto dopo essere stato accusato di aver colpito un agente, accusa che lui respinge. “Da allora, questi volantinaggi si moltiplicano all’ingresso delle scuole, a Torino e nei dintorni, sempre contro la cultura maranza, per la ‘remigrazione’ o per il revisionismo storico. Non è facile: il clima è particolarmente rigido, repressivo e autoritario”, denuncia Rosini.
Il 13 marzo il vicepresidente della camera dei deputati Fabio Rampelli, di Fratelli d’Italia, ha presentato al ministro dell’istruzione Valditara una lista di 41 licei italiani chiedendo di prendere delle misure affinché le istituzioni scolastiche commemorino le foibe. Dice Rampelli che queste scuole non avrebbero ricordato l’evento storico particolarmente caro all’estrema destra, in cui migliaia di italiani furono massacrati dalle forze della resistenza jugoslava alla fine della seconda guerra mondiale nel nordest del paese. Una legge del 2004 ha istituito il giorno del ricordo il 10 febbraio, suggerendo alle scuole attività didattiche, senza però renderle obbligatorie. ◆ gim
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1659 di Internazionale, a pagina 34. Compra questo numero | Abbonati