I l Regal sunset station, un multisala alla periferia di Las Vegas, ha riaperto giovedì 27 agosto dopo cinque mesi di chiusura imposta dalla pandemia. Uno dei primi spettatori a occupare un posto centrale, con tanto di popcorn e aranciata, è Brian Truitt, che ha comprato con una settimana di anticipo i biglietti per The new mutants, un film di supereroi della Marvel.
“Pensavo che sarebbe stato affollato”, dice Truitt, 38 anni, mentre, seduto nella sua poltrona reclinabile, si sistema la mascherina. Guardandosi intorno nella sala da 172 posti quasi vuota scrolla le spalle, stupito. “Ma a quanto pare non è così”.
Per la prima volta da marzo tornano nelle sale statunitensi film con grandi budget come The new mutants, costato 70 milioni di dollari, o Tenet di Christopher Nolan, attesissimo thriller da duecento milioni di dollari. Tuttavia non si sa ancora se gli spettatori saranno disposti a starsene seduti per ore in un ambiente chiuso accanto a degli estranei senza pensare ai protocolli di sicurezza contro il covid-19.
Un salto nel vuoto
Per le major di Hollywood, che amano puntare sul sicuro, far uscire questi film ora è come saltare da una finestra senza sapere a che altezza si trova da terra.
A voler considerare la serata del 27 agosto al Regal sunset station come un test, il crollo potrebbe essere considerevole. Quando in sala si sono spente le luci per lo spettacolo delle sette e sono partiti i trailer, con l’impianto audio che faceva rimbombare i suoni, le persone presenti in sala erano solo 28, me compreso.
Forse è colpa del film. The new mutants, la tredicesima puntata della serie X-men, è stato rinviato a lungo, bersagliato da voci negative e poco pubblicizzato dalla Disney. Incarna tutto quello che secondo tante persone c’è di sbagliato a Hollywood, come l’infinita ed eccessiva dipendenza dai supereroi e dalle dinamiche aziendali (la realizzazione del film è stata bloccata dalla lunga acquisizione della 20th Century Fox da parte della Disney). I gestori dei cinema sono convinti che sarà Tenet a far tornare fiumi di gente al cinema e restituirà un senso di normalità a un settore che è stato di fatto paralizzato dalla pandemia. Ma il modello economico di Tenet e di altre grandi produzioni funziona solo se tante persone lasciano le loro case e comprano i biglietti per andare al cinema. Insomma, se le persone non torneranno nelle sale potrebbe cambiare tutto, e i grandi studios potrebbero essere costretti a fare film meno costosi.
Forse la colpa è stata del coronavirus che continua a incombere minaccioso. Una ricerca ha dimostrato che la maggior parte degli statunitensi non è ancora disposta a tornare nei cinema, anche se i gestori stanno adottando una grande varietà di procedure di sicurezza: posti ridotti del 50 per cento, un migliore filtraggio dell’aria, pulizia approfondita, mascherine obbligatorie.
O forse è cambiato per sempre il modo di andare al cinema. Con le sale chiuse, gli studios hanno reso disponibili on demand o in streaming film come Hamilton, Trolls world tour e, a giorni, Mulan, abituando il pubblico a vedere subito i grandi film nel soggiorno di casa. “I consumatori saranno molto meno interessati ad andare al cinema”, ha scritto in un rapporto del 6 agosto Richard Greenfield, uno dei fondatori dell’azienda di ricerca sui mezzi di comunicazione LightShed Partners. “L’abitudine di andare al cinema non sparirà, ma non ci sarà abbastanza domanda (né offerta di contenuti) per sostenere gli oltre 40mila cinema degli Stati Uniti”.
I gestori delle sale di catene come Regal, Amc e Cinemark non sono d’accordo. Scommettono che si troverà un vaccino contro il covid-19 e che gli studi torneranno presto al classico sistema di distribuzione dei film: prima al cinema e poi a casa. Di recente Mark Zoradi, amministratore delegato della Cinemark, ha dichiarato che la vendita di biglietti dovrebbe tornare a una relativa normalità entro il 2022.
“C’è una significativa domanda non soddisfatta di fruizione di film al cinema e non a casa, con gli schermi giganti, la visione immersiva, la tecnologia audio e, naturalmente, i popcorn”, ha affermato Zoradi. Forse. Ma il test di New mutants suggerisce che Hollywood ha davanti a sé una strada tutt’altro che facile.
Motivi di distrazione
“Strano”, commenta Shawn Mitchell, 25 anni, all’uscita dal Regal sunset station. “È stato più difficile estraniarsi durante il film. Siamo più attenti a quello che succede intorno a noi in sala”.
Il suono di qualcuno che scuoteva i semi rimasti in fondo al secchiello dei popcorn sembrava un colpo di tosse. Durante la proiezione del film il personale non ha fatto nessun controllo né ha ricordato agli spettatori l’obbligo d’indossare la mascherina se non stavano mangiando o bevendo. Una donna seduta a qualche posto di distanza ha guardato tutto il film con la mascherina appesa a un orecchio.
Alla fine dei 98 minuti di film, molti spettatori sono senza mascherine, anche se avevano finito già da un pezzo di mangiare i loro popcorn. A un certo punto la mia mente ha cominciato a vagare, allontanandosi dai mutanti che cercavano di scappare da un orso razziatore generato al computer. Non riuscivo a smettere di pensare al trailer di un film del genere catastrofico in uscita, proiettato prima dell’inizio, in cui si sentiva una voce che dava queste indicazioni: “Cercate subito riparo! Cercate subito riparo!”. Mi sono consolato stringendomi ancora di più la mascherina e usando delle salviettine disinfettanti per farmi un piccolo cuscino per la testa sulla poltrona reclinabile. Nessun altro però sembrava preoccupato. “Sono giovane e in salute, quindi non mi preoccupo più di tanto”, mi aveva detto prima che il film cominciasse Malary Marshall, 24 anni, senza mascherina.
Lois Gumataotao, 69 anni, venuta al Regal sunset station per guardare The new mutants con il marito e il nipote, è soddisfatta dei protocolli di sicurezza, in particolare dal fatto che il cinema avesse previsto di lasciare un posto vuoto tra i gruppi per creare maggiore distanza. Va detto che la famiglia Gumataotao ha indossato tutto il tempo la mascherina. “Ci sentivamo al sicuro”, dice la signora Gumataotao, aggiungendo: “Non c’era molta gente, se ce ne fosse stata di più probabilmente non ci saremmo sentiti così”.
Non è entusiasta del film. “Ma c’era solo questo”, dice. Nei giorni successivi si sono aggiunti The personal history of David Copperfield, commedia a basso costo basata sul classico di Charles Dickens, poi Il giorno sbagliato, un thriller con Russell Crowe.
Tutti i presenti concordano su una cosa: il Regal era immacolato. “Non ho mai visto una sala cinematografica pulita come questa”, afferma Mitchell. “Spero che continuino così”. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1374 di Internazionale, a pagina 74. Compra questo numero | Abbonati