Subito dopo la visita degli inviati statunitensi Jared Kushner e Steve Witkoff a Kiev e Mosca i bombardamenti e i combattimenti sono ripresi con grande intensità. Nei giorni tra il 12 e il 16 settembre la Russia ha attaccato le città ucraine con più di 600 droni, uccidendo almeno quindici persone e ferendone più di 140. Un drone ha anche colpito un treno passeggeri diretto a Varsavia vicino al confine polacco, subito dopo il passaggio di un convoglio su cui viaggiavano politici e diplomatici occidentali. Sul terreno gli scontri più duri sono ancora nel Donbass, intorno a Kostiantynivka e Pokrovsk, e gli ucraini hanno lanciato una controffensiva nell’area di Lyman. Negli stessi giorni Kiev ha continuato a prendere di mira impianti energetici e industriali in territorio russo. Gli attacchi stanno creando diversi problemi ai cittadini russi, che il 20 settembre andranno alle urne per rinnovare il parlamento, in un’elezione il cui esito a favore del partito di Vladimir Putin è scontato, anche a causa dell’assenza di qualsiasi partito di opposizione. Sotto il profilo diplomatico, il presidente Donald Trump ha annunciato un’intesa tra Mosca e Kiev sulla sospensione dei bombardamenti alle infrastrutture energetiche, ma il leader ucraino Volodymyr Zelenskyj ha precisato che fermerà gli attacchi solo se ci sarà un impegno analogo da parte della Russia, che non ha confermato l’accordo. Intanto a Kiev sono all’ordine del giorno gli scandali di corruzione e gli scontri tra gli organi dello stato. Il 14 settembre Zelenskyj ha sospeso il procuratore generale Ruslan Kravcenko, accusato di aver coperto una rete di frodi online. Kravcenko ha subito lasciato il paese, accusando a sua volta le agenzie anticorruzione di aver manipolato le carte sul suo caso, scrive la Ukrainska Pravda. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1683 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati