Un disegno contro il bullismo in una scuola di Parigi. (Bertrand Guay, Pool / Afp)

Oggi il bullismo non si ferma alla campanella: continua nelle chat, sui social e nei videogiochi. Sempre più scuole cercano di prevenirlo, senza aspettare che succeda qualcosa di grave. Ecco come e cosa possiamo fare noi.

“A volte nella mia classe alcuni compagni prendono in giro gli altri. Per esempio, prendono in giro una mia amica perché ha le labbra grosse e le dicono che è brutta. Io e le mie compagne gli diciamo di smetterla, ma loro fanno finta di niente. Come possiamo fare in modo che questi piccoli atti di bullismo non succedano più?”. Alice, 8 anni

“Due miei amici sono stati esclusi da una chat della classe dopo essersi lamentati dei troppi messaggi. Mi sono sentita triste perché vedevo la mia classe dividersi piano piano. Secondo me sarebbe bastato creare una chat per i compiti e una per parlare. Per fortuna, alla fine, è successo proprio così”. Viola, 12 anni

Queste lettere raccontano storie diverse, ma hanno qualcosa in comune: ci chiedono come fermare il bullismo, dentro e fuori dalla scuola. Oggi le prese in giro e le esclusioni non finiscono quando suona la campanella. Spesso continuano nelle chat della classe, sui social e nei videogiochi.

Il bullismo non è solo uno scherzo o un litigio tra compagni. Succede quando una persona è presa di mira più volte con battute, insulti, esclusioni o umiliazioni e non riesce a difendersi da sola.

In Germania, una ricerca condotta tra ragazze e ragazzi dai 14 ai 17 anni ha scoperto che quasi uno su due ha assistito o vissuto da vicino episodi di bullismo online. Per questo sempre più scuole hanno deciso di non aspettare che succeda qualcosa di grave, ma di lavorare ogni giorno per prevenirlo.

In una scuola vicino ad Hannover gli insegnanti hanno deciso di affrontare il problema organizzando laboratori dedicati al bullismo. Durante gli incontri, gli studenti si siedono in cerchio con insegnanti ed educatori e parlano di violenza, esclusione, insulti e messaggi offensivi condivisi nelle chat. Raccontano le loro esperienze, imparano a riconoscere i segnali del bullismo e a mettersi nei panni di chi lo subisce. Alcuni diventano mediatori tra pari e aiutano i compagni a risolvere i conflitti prima che peggiorino.

In una scuola di Rochefort, in Francia, il benessere degli studenti è considerato parte dell’apprendimento. Per questo si organizzano attività sportive, laboratori creativi, momenti di rilassamento e spazi dedicati alla calma. Alcuni studenti diventano “ambasciatori del benessere” e aiutano i compagni a riconoscere situazioni di disagio o di bullismo. Se necessario, li accompagnano a chiedere aiuto a un adulto. Il progetto coinvolge venticinque scuole francesi e nasce dall’idea che stare bene a scuola aiuti anche a imparare meglio.

Le due scuole usano strumenti diversi, ma condividono la stessa idea: il bullismo non si combatte solo quando succede qualcosa di grave. Si previene creando un’ambiente in cui bambini e ragazzi imparano ad ascoltarsi, a chiedere aiuto e a prendersi cura gli uni degli altri.

Che cosa possiamo fare?
Se subisci episodi di bullismo, la prima cosa da fare è non affrontarli da solo. Parlane con un adulto di cui ti fidi: un genitore, un insegnante o un altro familiare. Se gli episodi avvengono online, conserva i messaggi o fai uno screenshot prima di cancellarli. Possono essere utili per spiegare che cosa è successo.
Se assisti a un episodio di bullismo, invece, non restare in silenzio. Anche un piccolo gesto può fare la differenza: stai vicino a chi è stato escluso o chiedi l’aiuto di un adulto.

Anche Ginevra, 16 anni, ci ha scritto per raccontare il bullismo che ha subito alle elementari e alle medie. Per molto tempo si è sentita “invisibile”. Poi la passione per la musica l’ha aiutata a cambiare prospettiva. Ha creato una pagina dedicata alla sua cantante preferita, ha conosciuto nuovi amici e ha perfino organizzato una fan action durante un concerto. Quando ha visto tante persone partecipare a un’idea nata da lei, ha capito che non era più “invisibile”: anche la sua voce poteva arrivare agli altri.

“Ho capito che non devo nascondermi per paura del giudizio degli altri e che anche le persone come me possono fare cose belle”, scrive.

La risposta alla domanda di Alice forse è proprio questa: il bullismo si può prevenire e affrontare quando nessuno resta solo. Quando i compagni scelgono di non voltarsi dall’altra parte, gli adulti ascoltano e ogni ragazza e ogni ragazzo trova il coraggio di chiedere aiuto e di far sentire la propria voce.

Questo articolo fa parte di SharedTime, un progetto europeo di alfabetizzazione digitale e media literacy promosso da Internazionale Kids, Facta, Verificat, Smile and Learn e CyberSafeKids.

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Le lettere di Alice, Viola e Ginevra sono arrivate alla redazione di Internazionale Kids.

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