Un rapporto recente pubblicato dal gruppo di ricerca Institute for public policy research (Ippr) ha presentato un quadro preoccupante. I ricercatori hanno rilevato che i britannici tra gli undici e i 24 anni (la generazione Z e i primi esponenti della generazione Alpha) si sentono sempre più soli: hanno meno amici dei loro coetanei del passato e non sono soddisfatti delle poche amicizie che hanno. Il 5 per cento degli intervistati ha addirittura dichiarato di non averne nessuna. Molti ammettono di avere problemi a concentrarsi, associandoli all’uso dei social media. Riguardo a come impiegano il loro tempo libero, la risposta più comune è stata doomscrolling, la lettura continua di notizie negative online. Tra le cause di questa crisi, gli autori indicano anche l’aumento dei costi per la casa, la carenza di posti di lavoro per chi è alla prima esperienza, i debiti studenteschi, l’austerità e la pandemia. Il calo più consistente nella soddisfazione personale negli ultimi dieci anni è stato quello nelle aree più svantaggiate, anche perché trovare un alloggio è più difficile per chi non può contare su patrimoni di famiglia. Le case popolari sono inaccessibili per la maggioranza dei giovani adulti, perciò molti vivono con i genitori o in appartamenti affittati dai privati. L’adolescenza è complicata: è difficile lasciare la scuola, allontanarsi dai genitori e scegliere il percorso da intraprendere. Anche per questo il sostegno dei coetanei è importante.
L’indebolimento del tessuto sociale intorno ai giovani fa parte della tendenza generale che l’Ippr collega giustamente all’assalto del neoliberismo contro la solidarietà e i servizi pubblici. Riforme sugli alloggi e sul mercato del lavoro e una maggiore attenzione all’equità generazionale renderebbero il mondo un posto più accogliente per chi ha meno di 25 anni. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1681 di Internazionale, a pagina 15. Compra questo numero | Abbonati