Un gruppo di bambini canadesi ha fatto alcune domande a cinque coetanei di Gaza. Aya, Faten, Samer, Radi e Darine raccontano la scuola, la guerra, quello che gli manca e i loro sogni per il futuro.
Recentemente vi abbiamo chiesto quali domande avreste rivolto a ragazze e ragazzi della vostra età che vivono a Gaza, una città devastata dalla guerra. Aya, Faten, Samer, Radi e Darine hanno accettato di condividere con voi le loro esperienze. Le loro storie parlano della guerra, sì, ma anche della loro vita di prima e della speranza. Ecco le loro risposte.
Importante: leggendole potreste sentirvi molto tristi. È normale: anche noi siamo rimasti profondamente scossi. Se ne sentite il bisogno, parlatene con una persona adulta.
Aya, 12 anni
La mia casa è stata distrutta due anni fa, nel marzo del 2024, e siamo dovuti fuggire dal posto in cui vivevamo. Dopo un anno terribile, abbiamo ricominciato ad andare a scuola al centro educativo di Gaza, e ne sono davvero felice. Non possiamo fare molte attività, ma ne abbiamo cominciate di nuove, come i laboratori di disegno. Studiamo quattro materie: arabo, inglese, scienze e matematica. Ma mi mancano tantissimo le lezioni di musica. La violenza, le aggressioni, la guerra: fanno tutte un rumore assordante. La cosa più difficile sono i droni, che non lasciano mai il cielo di Gaza, e il rumore delle bombe. Quando ci sono i bombardamenti tutti ne soffrono, ma quando sono a scuola, anche solo per due ore al giorno, riesco a dimenticare per un po’ la guerra. Mi manca tutto della mia vita di prima. Ho perso alcuni familiari. Ho perso dei compagni di classe. Mi manca la spiaggia di Gaza. Prima ci andavo con i miei genitori. Ora non possiamo più andarci, è troppo difficile. Guardo sempre le stelle e spero che un giorno la vita possa tornare a essere serena, come il cielo. Se un giorno riuscirò a lasciare Gaza, mi piacerebbe visitare la Spagna. Desidero la pace e che la guerra finisca: è questo che vorrei dire ai leader del mondo.
Faten, 11 anni
Vivo in una tenda perché la mia casa è stata distrutta, come quella dell’80 per cento dei bambini di Gaza. Ho perso i miei libri, i giocattoli, i vestiti, i fumetti, le matite colorate e tante altre cose. Purtroppo non mi è rimasto più nulla. Amo la scuola, anche se ora ci andiamo solo tre giorni alla settimana, per due ore al giorno. Mi sveglio alle 7:30 e sono a scuola dalle 8 alle 10. Vado e torno a piedi con i miei amici. Non ci sono mezzi di trasporto, perché a Gaza tutto costa molto. La scuola è molto importante per me. Stare in classe mi fa dimenticare per un po’ la violenza e la guerra: riesco a evadere e a spezzare la mia routine. Grazie alla scuola studio, imparo, sogno e riesco perfino ad avere speranza. Ma anche durante le lezioni si sentono i droni e i bombardamenti. La guerra traumatizza le persone. La cosa più difficile per me è stata essere costretta a trasferirmi. Ho dovuto lasciare il luogo in cui vivevo per tre volte. Questo mi spaventa e mi mette ansia. È difficile. Quello che mi manca di più della mia vita di prima sono le visite dei miei parenti. Purtroppo nella nostra tenda non abbiamo spazio per ospitare amici, nonni, zii e cugini. Mi piacerebbe visitare la Francia. Per me è un simbolo di pace. Vorrei dire ai leader del mondo che sono a favore della pace tra i popoli.
Samer, 13 anni
Vivo a Gaza City, in una scuola parzialmente distrutta che è stata trasformata in un rifugio per 400 sfollati. È un peccato, perché mi sarebbe piaciuto frequentare quella scuola. Dato che le strade sono distrutte, devo camminare per 45 minuti con i miei amici per raggiungere il centro educativo. È lontano da dove vivo. Ma anche se è difficile, la scuola è molto importante per me. Mi aiuta a dimenticare la guerra e la sofferenza. A parte le lezioni, non c’è molto da fare. Per fortuna gli adulti organizzano alcune attività, come il disegno. Distribuiscono anche magliette e materiale scolastico. È di grande aiuto. La guerra fa soffrire tutti. Ho perso tutto quando la mia casa è stata distrutta, soprattutto i miei ricordi. La cosa più difficile è che la situazione non cambia. C’è sempre carenza di cibo, medicine e acqua potabile. Quello che mi manca di più della mia vita di prima è andare al circolo di tennis con i miei amici. Mi manca tantissimo. Purtroppo il circolo è stato distrutto. Vorrei andare in Turchia. È il mio sogno fin da quando ero piccolo. Vorrei dire ai leader del mondo che voglio che la guerra finisca.
Radi, 12 anni
Sono un bambino palestinese colpito dai bombardamenti e dalla guerra. Vivo in una tenda con altre 14 persone dopo la distruzione del nostro quartiere e della nostra casa. Vivere in una tenda con i miei genitori, le mie sorelle e i miei fratelli è duro e difficile, sia d’inverno sia d’estate. Il problema dei campi per sfollati è che gli spazi sono piccoli e non possiamo giocare né dentro né fuori dalle tende. Sono molto felice di aver ricominciato ad andare a scuola. La scuola è bella, è meravigliosa ed è molto importante per me. Mi fa dimenticare la tristezza, la guerra e la sofferenza, ma solo per poco tempo. Ci vado solo due ore al giorno, tre giorni alla settimana, e questo mi rende triste. Ormai la guerra fa parte della nostra vita quotidiana. Ho perso tutto: i miei cari, la mia casa, i miei ricordi, i miei quaderni, i miei libri, i miei regali, i miei giocattoli. Quello che mi manca di più della mia vita prima della guerra è fare sport. Ero molto sportivo e facevo parte del club sportivo del mio quartiere, ma ora è distrutto. Il posto che mi piacerebbe visitare un giorno, se potremo di nuovo viaggiare, è la Germania. È un paese molto forte dal punto di vista economico. Ai leader del mondo direi che siamo contro la guerra. E continuiamo a sperare nel futuro.
Darine, 12 anni
Vivo in un appartamento insieme ad altre tre famiglie. È difficile, anche se gli voglio molto bene, perché siamo tantissimi: 40 persone nello stesso appartamento. Io vorrei andare a scuola tutti i giorni, perché mi aiuta a dimenticare le sofferenze quotidiane e mi permette di uscire di casa. Ma purtroppo ci andiamo solo tre giorni alla settimana. Cerco di restarci il più a lungo possibile, ma devo tornare a casa in fretta. E a casa non riesco a studiare. È difficile vivere in una casa così affollata. Le giornate sono difficili. Vado a scuola da mezzogiorno alle due. Poi torno a casa, mangio con la mia famiglia, faccio le faccende domestiche e aiuto mia madre. Non possiamo giocare in casa e non ci sono parchi né spazi ricreativi. La cosa più difficile dall’inizio della guerra è stata la morte di tante persone care, alcune perché erano malate, altre perché sono state uccise nei bombardamenti. Sì, la scuola mi fa dimenticare la guerra… ma oltre alla guerra, alla violenza e alle bombe, c’è anche la situazione umanitaria, la mancanza di cibo, medicine e materiale scolastico. Per fortuna ho ancora alcuni quaderni e giocattoli, ma mi mancano la scuola di prima e i miei amici. Mi chiedete quale paese mi piacerebbe visitare? Io voglio restare a Gaza. Amo Gaza, anche sotto le bombe. Quello che mi manca di più è passeggiare per strada con i miei amici. Ora è tutto distrutto, le strade sono in rovina, quindi non posso realizzare il mio sogno. Ai leader del mondo direi che voglio che la guerra finisca completamente e che voglio vivere una vita normale. Nonostante tutto, continuiamo a sperare.
Grazie al professor Ziad Medhouk, a Gaza, che ha reso possibile questo scambio. E soprattutto, grazie alle bambine e ai bambini di Gaza.
Questo articolo è uscito nel numero 84 (settembre 2026) di Internazionale Kids. È la traduzione di un articolo pubblicato in Canada su Les As de l’info con il titolo “Une classe de Gaza veut échanger avec toi”, nell’ambito di un progetto realizzato con i bambini di Gaza e i loro insegnanti.
Les As de l’info è un sito d’informazione canadese per bambine e bambini di proprietà di Les Coops de l’information, una cooperativa editoriale del Québec. I dettagli del progetto sono qui.
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