La magia pop del brano Bad habit, il successo travolgente del 2022, stava nel sembrare spontaneo pur essendo una perfetta hit da classifica. Inserito nell’album Gemini rights, il pezzo ampliava il mondo sonoro di Steve Lacy mantenendo il fascino grezzo delle sue demo casalinghe: melodie irresistibili, un riff di chitarra memorabile e la capacità di raccontare l’imbarazzo di una cotta con naturalezza e leggerezza. Dietro quell’apparente immediatezza, però, c’era quasi un anno di lavoro insieme a collaboratori come Fousheé, Wynter Gordon e John Carroll Kirby. Con Oh yeah?, il primo album dopo quattro anni, Lacy cerca di espandere la sua tavolozza musicale senza perdere quell’aria rilassata, ma il risultato appare meno spontaneo. I testi su relazioni, sesso e nuovi amori oscillano tra cliché e vaghezza, rendendo difficile entrare davvero nelle emozioni che vogliono trasmettere. Quando invece il cantautore lascia emergere il suo umorismo tagliente, come in lovesexdrugbomb o in nice shoes / in your world, il disco ritrova personalità. Alcune battute sembrano forzate, mentre brani come show you me funzionano grazie alla loro vulnerabilità. Dopo aver scartato due interi album, Lacy sembra ancora combattuto tra autenticità e ambizioni pop. I momenti migliori arrivano quando smette di inseguire il prossimo Bad habit e si affida al suo stile più istintivo: canzoni come bebe, pure colour e nothing dimostrano che il suo talento emerge soprattutto quando tutto sembra semplice e naturale.
Alphonse Pierre, Pitchfork
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Questo articolo è uscito sul numero 1675 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati