Sergej Ėjzenštejn (1898-1948) è stato un uomo dai molti volti. Considerato uno dei più grandi registi del novecento, fu al tempo stesso pioniere e teorico del cinema e raggiunse una fama che travalicò i confini dell’Unione Sovietica. Nel suo nuovo romanzo biografico Ejzen. Opera buffa, la scrittrice russa di origine tatara Guzel’ Jachina racconta la vita complessa e l’opera monumentale di questa figura eccezionale. Jachina è nota per aver trasformato in narrativa alcuni dei grandi traumi storici del novecento russo. In _ Zulejka apre gli occhi_ (Salani 2017) ha raccontato le deportazioni dei tatari in Siberia durante l’epoca staliniana, mentre, in _ I figli del Volga_ (Salani 2021), si è concentrata sulla storia dei tedeschi del Volga. La scrittrice nella postfazione spiega il suo metodo: il romanzo cerca di essere insieme ritratto psicologico e ricostruzione documentaria, alternando registri tragici e momenti di ironia. _ Ejzen_ è un’opera narrativa che in alcuni passaggi ricorda un saggio storico. Gli otto capitoli seguono il percorso del regista attraverso i suoi film, che costituiscono il filo conduttore del libro: dal debutto con Sciopero nel 1925 alla celeberrima Corazzata Potëmkin, dal fallimento di Il prato di Bežin fino alla trilogia dedicata a Ivan il Terribile. Ėjzenštejn conobbe trionfi straordinari ma anche pesanti sconfitte all’interno di un sistema dittatoriale che teneva l’arte sotto controllo e le crisi personali e creative lo portarono più volte a rifugiarsi in sanatorio. Fu testimone della rivoluzione, della guerra civile e di due guerre mondiali. Assistette alla fine del cinema muto e visse un rapporto ambiguo con Stalin, che da un lato lo sostenne e dall’altro lo sottopose alle stesse persecuzioni e limitazioni che colpirono molti artisti sovietici. La censura esaminava le sue opere e nemmeno lui godeva di privilegi particolari. Il romanzo ci conduce dal Messico agli Stati Uniti, passando per numerosi set sparsi nell’immenso territorio sovietico, dalla Crimea ad Almaa, nell’attuale Kazakistan, dove oggi vive la stessa Jachina. _Ejzen _è un’opera ambiziosa che non si limita a raccontare una delle figure più importanti del novecento, ma riflette anche sulla tirannia staliniana, sulla libertà dell’arte e sulla ricerca dell’opera perfetta.
Constanze Matthes, **
**CulturMag
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Questo articolo è uscito sul numero 1670 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati