Nel parco nazionale Queen Elizabeth, in Uganda, la grotta del pitone, abitata da pipistrelli portatori del virus di Marburg, è frequentata da leopardi, babbuini, cercopitechi e turisti ignari del pericolo. Il virus, simile a quello dell’ebola, provoca febbri emorragiche spesso letali e viene trasmesso agli esseri umani dai pipistrelli della frutta o attraverso la carne di animali selvatici infetti. Tra febbraio e giugno 2025, le telecamere installate per monitorare i carnivori del parco hanno registrato 321 avvistamenti di 14 specie, tra cui scimmie che cacciavano pipistrelli. Nello stesso periodo 214 persone hanno visitato la grotta, spesso ignorando il divieto di avvicinamento e senza protezioni: solo una indossava una mascherina. Secondo i ricercatori le interazioni osservate potrebbero innescare un focolaio, ed è necessario un sistema di sorveglianza integrata per scongiurare il rischio. Nel 2008 una turista olandese è morta dopo aver contratto il virus di Marburg durante la visita alla grotta del pitone. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1663 di Internazionale, a pagina 104. Compra questo numero | Abbonati