“Non è la fine del mondo, ma da qui possiamo vederla”, dice Aladin Zekypy, ritratto (sotto nella foto piccola) con i due figli nella loro casa a Bor, nel nordest della Serbia. Zekypy è una delle persone fotografate da Matteo Trevisan per il suo progetto More necessary than the sun, in cui indaga le conseguenze dell’inquinamento nei Balcani occidentali. Cominciato nel 2022, mette in evidenza gli effetti sociali e ambientali provocati dallo sfruttamento senza controllo delle risorse del sottosuolo, sempre più spesso affidato a multinazionali straniere.

È il caso della città di Bor, sede di un centro minerario e industriale acquisito nel 2018 dal gruppo statale cinese Zijin mining. “L’azienda segue una logica neocoloniale e si sta espandendo in maniera incontrollata, mettendo Bor e i villaggi che la circondano a rischio di scomparire del tutto”, afferma Trevisan. Secondo un rapporto pubblicato nel gennaio 2024, Bor è una delle città più inquinate della Serbia. Lo studio ha rivelato frequenti picchi di biossido di zolfo (o anidride solforosa), responsabili sia di problemi respiratori acuti e cronici sia delle piogge acide, e della diffusione di polveri sottili contenenti metalli pesanti come piombo, cadmio, nichel e arsenico. “Nonostante l’impatto sia evidente, non è stata condotta nessuna valutazione sulla salute pubblica da quando la Zijin ha preso il controllo delle operazioni”, dice Trevisan.

La storia di Bor non è unica. Nel 2022 gli investimenti cinesi in Serbia erano pari alla somma di quelli provenienti da tutta l’Unione europea. Nel paese ci sono frequenti manifestazioni contro la corruzione. Negli ultimi anni le proteste sono legate anche al crollo della stazione di Novi Sad, in cui sono morte sedici persone. La stazione ferroviaria era stata recentemente ristrutturata da un’azienda cinese su commissione del governo serbo. “La tragedia è diventata da subito il simbolo della corruzione diffusa nel paese”, afferma Trevisan. E ha innescato una grande mobilitazione, guidata soprattutto dagli studenti, che non si è ancora esaurita nonostante la repressione ordinata dal presidente Aleksandar Vučić. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la qualità dell’aria nei Balcani occidentali è cinque volte inferiore ai limiti raccomandati dall’Unione europea e tra le cause ci sono le industrie che dipendono dal carbone, le centrali elettriche obsolete e la mancanza di una supervisione adeguata.

L’appello dei lavoratori nella miniera di Banovići a Tuzla, 2023.

I residenti di queste aree spesso non hanno alternative e sono costretti ad abbandonare le loro case e a trasferirsi altrove. “Spero che un giorno potrò permettermi di trovare un posto più sano per vivere con la mia famiglia”, ha detto Aladin Zekypy a Trevisan. ◆

Bor, Serbia, 2025. Jovic osserva una frana nel suo terreno coltivato a frutteti, che secondo lui è stata causata dalle attività irregolari della miniera di proprietà del gruppo Zijin mining.
Aladin Zekypy con i figli nella loro casa che si trova a poche decine di metri dalla miniera a cielo aperto di Bor, Serbia, 2024.
Lo zoo di Tuzla, Bosnia Erzegovina, 2023. Il parco si trova a poche centinaia di metri dalla centrale termoelettrica di proprietà dell’azienda statale Elektroprivreda Bosne i Hercegovine.
Zenica, Bosnia Erzegovina, 2022. Sullo sfondo l’acciaieria della ArcelorMittal. Secondo l’associazione Eko forum, l’impianto è la principale fonte di biossido di zolfo e polveri sottili in città.

Matteo Trevisan è un fotografo e videomaker italiano. Queste foto fanno parte del progetto More necessary than the sun_. Le foto scattate a Bor, in Serbia, sono tratte dalla serie_ No past to return.

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Questo articolo è uscito sul numero 1662 di Internazionale, a pagina 66. Compra questo numero | Abbonati