Il Bmj sollecita il riconoscimento dell’ecocidio come quinto crimine internazionale, equiparandolo a genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e aggressione. Coniato negli anni settanta per denunciare la devastazione delle foreste in Vietnam causata dall’agente arancio usato dalle forze armate statunitensi, il termine “ecocidio” acquisisce oggi nuova rilevanza di fronte agli effetti della crisi climatica e della perdita di biodiversità. Nel 2021 un gruppo di esperti ha suggerito una definizione che include atti illegali o dolosi compiuti con consapevolezza dei possibili danni all’ambiente gravi, diffusi e duraturi. Il Belgio è stato il primo paese europeo a legiferare in questa direzione, ma anche altri, tra cui l’Italia, hanno avviato percorsi simili. L’inclusione dell’ecocidio tra i reati di competenza della Corte penale internazionale rappresenterebbe una svolta epocale, conclude il Bmj: punirebbe governi e aziende responsabili di danni all’ambiente indipendentemente dagli effetti sugli umani, e significherebbe il passaggio dalla prospettiva antropocentrica a una ecocentrica nelle leggi e nelle politiche ambientali. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1629 di Internazionale, a pagina 97. Compra questo numero | Abbonati