Sembra un’invitante immagine di un futuro prossimo: negli aeroporti i passeggeri avvicinano il telefono a uno scanner e un codice dimostra che sono stati vaccinati contro il covid-19. Niente più test né quarantene. Mentre le campagne di vaccinazione prendono piede, si comincia a parlare dei “passaporti vaccinali” che aiuterebbero a riaprire gli spostamenti internazionali e altre attività. Anche se in linea di principio sono attraenti, queste iniziative devono essere gestite con attenzione.

Uno dei possibili inconvenienti è che, sebbene il vaccino eviti di ammalarsi di covid-19, non è ancora chiaro fino a che punto impedisca di trasmettere il virus. La maggior parte degli esperti pensa che i vaccini ridurranno la trasmissione, ma non la elimineranno del tutto. Il tracciamento dei contatti chiarirà se le persone vaccinate stanno contagiando altri. Fino ad allora non si potrà dare per scontato che i vaccini riducono la trasmissione, anche se le autorità potranno almeno contare sul fatto che i viaggiatori vaccinati probabilmente non si ammaleranno e non graveranno sui sistemi sanitari.

Un’altra considerazione deriva dagli studi secondo cui chi guarisce dal virus è protetto contro la reinfezione tanto quanto chi viene vaccinato. Sarebbe giusto allora rilasciare anche dei lasciapassare basati sull’immunità acquisita. Ma i test degli anticorpi spesso sono eseguiti nelle cliniche private, il che rende più difficile prevenire gli abusi.

Ci sono altri aspetti che possono creare discriminazioni. Il passaporto vaccinale dovrebbe servire a eliminare le restrizioni, non a imporne a chi non ce l’ha. Anche se è giusto che i governi incoraggino le persone a vaccinarsi, i cittadini hanno il diritto di rifiutarsi e alcuni non possono farlo per motivi di salute. Anche i ritardi nelle campagne di vaccinazione creeranno disparità. È fondamentale evitare un mondo a due corsie, in cui i ricchi vaccinati possono viaggiare a piacimento, mentre gli altri restano esclusi.

I passaporti di immunità non dovrebbero quindi essere obbligatori. Chi non ce l’ha dovrebbe comunque poter viaggiare sottoponendosi ai test. Combinare passaporti d’immunità e test rapidi potrebbe essere un modo per sbloccare molte attività di massa. Un sistema internazionale coordinato sarebbe meglio di una serie di accordi autonomi. Forse è troppo tardi per raggiungere questo obiettivo a breve termine, ma quando l’effetto dell’immunità comincerà a svanire o le nuove varianti richiederanno ulteriori somministrazioni, un sistema globale di certificazioni potrebbe aiutarci a passare finalmente all’era del post-coronavirus. ◆ ff

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Questo articolo è uscito sul numero 1393 di Internazionale, a pagina 13. Compra questo numero | Abbonati