Dal 2002 la Corte penale internazionale (Cpi) incarna la speranza di un mondo in cui anche i leader più potenti siano chiamati a rispondere delle loro azioni. Nel marzo 2023 ha emesso un mandato di arresto contro il presidente russo Vladimir Putin. Un anno dopo è stato il turno del premier israeliano Benjamin Netanyahu e del suo ministro della difesa, Yoav Gallant, accusati di crimini di guerra e contro l’umanità commessi a Gaza. Sono decisioni storiche, ma che espongono la Cpi a ritorsioni senza precedenti. Oggi il tribunale è in gravi difficoltà, soprattutto a causa dei provvedimenti presi dall’amministrazione Trump contro i suoi giudici.
Il video di Arte.
Questo video è prodotto dalla piattaforma europea Arte ed è disponibile in dieci lingue grazie a un progetto di collaborazione tra vari giornali europei: Balkan Insight (Birn), El País (Spagna), Gazeta Wyborcza (Polonia), Internazionale (Italia), Ir (Lettonia), Kathimerini (Grecia), Le Soir (Belgio), Sinopsis (Birn Romania). Il progetto, coordinato da Arte, è finanziato dall’Unione europea in seguito all’invito della Direzione generale delle reti di comunicazione, dei contenuti e delle tecnologie (Cnet) di creare piattaforme multimediali europee.
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