Il 19 marzo la Costa Rica ha annunciato la chiusura della sua ambasciata a Cuba e l’espulsione dei diplomatici cubani dal paese, mentre il presidente costaricano Rodrigo Chaves ha affermato che “bisogna liberare l’emisfero dai comunisti”.

Chaves è uno stretto alleato del presidente statunitense Donald Trump, che a partire da gennaio ha imposto un blocco energetico a Cuba e minacciato più volte di assumere il controllo dell’isola.

“Il governo della Costa Rica non riconosce la legittimità del regime comunista cubano a causa della repressione e delle condizioni indegne imposte agli abitanti di questa magnifica isola”, ha dichiarato alla stampa Chaves, che a maggio sarà sostituito da Laura Fernández, anche lei di destra.

“Bisogna liberare l’emisfero dai comunisti”, ha aggiunto.

Poco prima il ministro degli esteri costaricano Arnoldo André Tinoco aveva annunciato la chiusura dell’ambasciata della Costa Rica all’Avana e di aver ordinato al ministero degli esteri cubano di “ritirare il proprio personale diplomatico dall’ambasciata a San José, con l’eccezione degli agenti consolari”.

Secondo Chaves, L’Avana potrà mantenere i suoi agenti consolari per fornire assistenza ai circa diecimila cubani che vivono nel paese.

L’Avana ha reagito denunciando “una decisione arbitraria, che è chiaramente il risultato di forti pressioni”, un chiaro riferimento agli Stati Uniti.

All’inizio di marzo anche un altro stretto alleato dell’amministrazione Trump in America Latina, il presidente ecuadoriano Daniel Noboa, aveva espulso i diplomatici cubani dall’Ecuador.

Cuba, che ha 9,6 milioni di abitanti, sottoposta da decenni a un embargo statunitense e in crisi economica, sta affrontando da settimane gravi carenze di carburante e prolungate interruzioni di elettricità.

“Penso che avrò l’onore di prendere Cuba”, aveva dichiarato il 16 marzo Donald Trump, senza approfondire la questione.

Intanto, il 18 marzo i primi membri di un convoglio internazionale per l’invio di aiuti umanitari a Cuba sono arrivati all’Avana con “cinque tonnellate di forniture mediche e altri beni di prima necessità”, secondo i mezzi d’informazione statali.

Il convoglio internazionale, chiamato Nuestra América flotilla, organizzato da una coalizione internazionale di movimenti, organizzazioni umanitarie, sindacalisti, politici e altre personalità, punta a portare sull’isola venti tonnellate di aiuti via aerea e via mare.