Il 15 ottobre l’Uruguay è diventato il primo paese dell’America Latina ad adottare una legge che autorizza l’eutanasia a determinate condizioni, nonostante l’opposizione della chiesa cattolica.
Altri due paesi, la Colombia e l’Ecuador, hanno depenalizzato il suicidio assistito, rispettivamente a partire dal 1997 e dal 2024, ma in seguito a decisioni giudiziarie.
In un continente in cui la chiesa ha ancora una forte influenza, l’Uruguay è spesso all’avanguardia in materia di diritti civili. Nel paese sono legali l’aborto, il matrimonio ugualitario e il consumo di marijuana.
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Potranno ricorrere all’eutanasia solo le persone maggiorenni, con la cittadinanza uruguaiana o residenti, in pieno possesso delle loro facoltà mentali, con una malattia incurabile in fase terminale o che causa sofferenze insopportabili, e con un grave deterioramento della qualità della vita.
Proposta dall’alleanza di sinistra Frente amplio, la legge è stata approvata dopo anni di discussioni in parlamento e nel paese.
Il 15 ottobre il senato ha approvato la legge con un’ampia maggioranza di 20 voti su 31, mentre la camera dei rappresentanti aveva già dato il via libera al provvedimento ad agosto.
“È arrivato il momento di approvare questa legge”, aveva dichiarato prima della votazione Beatriz Gelós, 71 anni, affetta da sclerosi laterale amiotrofica (Sla), una malattia neurodegenerativa incurabile.
“Chi si oppone non ha idea di cosa significhi vivere così”, aveva aggiunto.
“Mi sento sollevata e felice”, ha dichiarato dopo la votazione l’attivista per l’eutanasia Florencia Salgueiro, che era presente in aula.
Il padre di Salgueiro era morto di Sla dopo essersi battuto per anni, senza successo, per la legalizazione dell’eutanasia.
Secondo un sondaggio recente, più del 60 per cento degli uruguaiani è favorevole alla legalizzazione dell’eutanasia e solo il 24 per cento è contrario.