Da un mese il Grand Canyon, uno dei parchi naturali più noti degli Stati Uniti, è stato colpito da un incendio fuori controllo che ha già devastato quasi cinquantamila ettari e costretto le autorità a chiudere il “North Rim”, una parte molto conosciuta e visitata dai turisti.

Gli incendi, appiccati da un fulmine il 4 luglio durante la festa nazionale negli Stati Uniti, sono contrastati da più di mille vigili del fuoco.

“Nonostante l’umidità molto bassa, pari al 4 per cento, i vigili del fuoco sono riusciti a controllare l’espansione dell’incendio”, ha dichiarato il dipartimento dei vigili del fuoco dello stato dell’Arizona in un comunicato il 4 agosto.

Secondo il sito governativo InciWeb, che monitora gli incendi in tutto il paese, il Dragon Bravo Fire, descritto come un “mega incendio”, è contenuto solo al 13 per cento ed è probabile che si espanda nei prossimi giorni a causa del clima molto secco e caldo in Arizona.

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Si tratta già del più grande incendio dell’anno negli Stati Uniti, con oltre 49.700 ettari in fumo a partire dal 4 agosto.

Il parco del Grand Canyon, visitato ogni anno da circa 4,5 milioni di turisti americani e stranieri, ha chiuso il North Rim a metà luglio per il resto della stagione, cioè fino al 15 ottobre.

Il South Rim del Grand Canyon, preferito dalla grande maggioranza dei visitatori, è ancora accessibile. A luglio, le autorità del parco hanno sfollato cinquecento turisti e dipendenti dal parco, quando un’alta colonna di fumo è rimasta sospesa per un mese sopra l’immensa gola incandescente scavata dal fiume Colorado.

L’incenddio non ha causato vittime ma, secondo le autorità, ha distrutto “tra le 50 e le 80 infrastrutture” sul North Rim, compreso l’unico hotel della zona, il Grand Canyon lodge, un edificio degli anni trenta con una vista mozzafiato sul sito naturale.

La gestione degli incendi è una questione particolarmente delicata negli Stati Uniti quest’anno, perché il presidente Donald Trump ha imposto importanti tagli di bilancio e ridondanze all’agenzia forestale, all’agenzia responsabile dell’osservazione degli oceani e dell’atmosfera (Noaa) e alla Fema, l’agenzia federale per la gestione dei disastri.