Attenzione, l’informazione che segue potrebbe provocare angoscia e panico, ed è esattamente l’obiettivo di chi l’ha diffusa, ovvero la Russia di Vladimir Putin. Le notizie destabilizzanti arrivano una dopo l’altra: prima il drone carico di esplosivi scoperto in un aeroporto tedesco; poi, il 28 settembre, l’accusa di sabotaggio rivolta dall’Estonia a Mosca. Infine, è arrivato il turno della Nato, che ha rivelato di aver ricevuto un documento con cui il Cremlino minaccia addirittura una guerra nucleare se gli eserciti occidentali dovessero occupare il territorio russo di Kaliningrad, situato tra la Polonia, la Lituania e il mar Baltico.
Kaliningrad è un’exclave, ovvero un pezzo di territorio che non è collegato al paese d’origine. La ragion d’essere dell’avvertimento russo alla Nato non è legata ad alcun fatto d’attualità. Che si sappia, infatti, non esistono preparativi di un attacco della Nato contro il territorio russo, “scomodamente” incuneato tra paesi ostili. La Nato ha risposto accusando la Russia di adottare una “retorica nucleare irresponsabile” e ribadendo di non avere alcuna mira su Kaliningrad.
L’obiettivo della manovra è puramente psicologico. Dalla prospettiva di Mosca, infatti, agitare episodicamente lo spettro nucleare serve a calmare gli ardori dei leader europei, spaventando le popolazioni del vecchio continente e rafforzando il fronte di chi vuole smettere di aiutare l’Ucraina.
Questa tattica è uno degli strumenti della “guerra ibrida” portata avanti dalla Russia, che negli ultimi anni ha registrato un’intensa escalation. Tra le frecce nella faretra del Cremlino ci sono naturalmente le operazioni clandestine classiche, come quelle che hanno colpito la Francia con le scritte antisemite sui muri di Parigi dopo il 7 ottobre. Ma non mancano le azioni più semplici e poco costose per seminare il panico e ottenere una grande copertura mediatica, come i sorvoli dei droni sugli aeroporti e le basi militari. Il rischio è vicino allo zero, ma l’effetto è notevole, anche perché ogni volta scatena una polemica sul tema “il nostro paese è un colabrodo incapace di difendersi”.
La novità, oggi, è il passaggio ad azioni più gravi: secondo le autorità tedesche, il drone scoperto a Lipsia avrebbe potuto provocare vittime, mentre il sabotaggio della Milrem Robotics in Estonia ha causato un incendio. A questo punto viene da chiedersi quali saranno le prossime evoluzioni.
A ogni tappa la Russia impara dalle nostre reazioni, sia quelle delle opinioni pubbliche di paesi che non vivono una guerra da decenni (e non hanno la minima intenzione di correre il rischio di combatterne una), sia quelle dei governi, costantemente indecisi tra minimizzare e drammatizzare.
Bisogna ammettere che la Russia è molto più esperta dei paesi europei in questa arte della guerra psicologica. La frammentazione dell’Europa in 27 stati, di cui alcuni sono in piena campagna elettorale, non facilita certo una reazione coerente.
Agitando la minaccia nucleare, Mosca risveglia la paura profonda di un dottor Stranamore con il dito sul bottone atomico a Mosca, anche se non è questo il caso.
Tra l’altro questo approccio è un modo per distogliere l’attenzione dalla campagna devastante condotta dalla Russia contro l’Ucraina. Il problema reale non è il destino di Kaliningrad, ma quello dei civili ucraini sotto le bombe.
(Traduzione di Andrea Sparacino)
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