Che odore ha un rapporto sessuale? Per quanto possa sembrare sorprendente in un’attività che prevede di accostare il naso a un millimetro dalle parti più odorose di un essere umano, questo aspetto è affrontato raramente. Entrando in una camera d’albergo, o annusando la maglietta di un amante, si capisce se “odora di sesso”. Senza però riuscire davvero a descrivere a parole di cosa si tratti.

Allora proviamoci: che odore ha il sesso? Della bestia che è in noi, quindi ha note di pelliccia, e animalesche, muschiate, ambrate. Può ricordare materiali come il cuoio, o il grasso. Sensazioni come il calore o l’umidità. L’urina, il sudore, lo sperma, le feci, la saliva, la ciprina (una secrezione vaginale). A tutto questo si aggiunge un “non so che” che cambia da persona a persona: l’erba tagliata dei vostri primi amplessi, lo shampoo di vostra madre, la scia del vostro vicino di pianerottolo.

Questo immaginario è evocato spesso nella profumeria, dai prodotti di Tom Ford come Fucking fabulous a quelli di Frédéric Malle come French lover, passando per scempiaggini come la candela This smells like my vagina di Gwyneth Paltrow o il presunto filtro afrodisiaco Vulva original (per la cronaca, la scienza è unanime nello smentire che i feromoni abbiano effetto sugli esseri umani). Il più delle volte si tratta di trovate di marketing. Ma non sempre.

La profumeria di lusso cerca il santo graal da molto tempo, ed è stato un marchio storico ad avvicinarcisi per primo, nel 1889. Con Jicky (lontano antenato di Shalimar), Aimé Guerlain creò il primo profumo moderno, che scandalizzò per la sua ambiguità androgina e le sue note animalesche. Le cocotte parigine lo adorarono, così come i dandy inglesi. Da quel momento in poi, gli scandali sono diventati un modo per vendere. Quando nel 1981 uscì Kouros di Pierre Bourdon (sotto l’egida di Saint Laurent), si mormorò che fosse il profumo di un uomo che aveva appena fatto l’amore.

Un pene deve profumare di avocado?

La storia di questi profumi erotici avrebbe potuto continuare fino ai giorni nostri, giocando sullo scandalo e sui divieti religiosi (alcuni imam e rabbini vietano qualsiasi uso del profumo). Eppure, nel corso dell’ultimo mezzo secolo, c’è stato un cambio di rotta. Il che mi porta alla brutta notizia del giorno: i profumi sanno sempre meno di sesso.

Il primo motivo è di natura giuridica: alcuni ingredienti chiave sono diventati illegali, come l’essenza del cervo muschiato, sostituita da alternative sintetiche (sia per ragioni di costo sia per la tutela degli animali). Il costus indiano, una radice di cardo himalayano che profuma di cuoio e cane bagnato, è invece allergenico, quindi sconsigliato dai professionisti fin dalla metà degli anni settanta e vietato nei cosmetici europei dal 2005. I primi Kouros profumavano di costus, ma non quelli di oggi, e nessuna alternativa riesce davvero a riprodurre quell’odore di “sporco”.

Oltre che delle leggi, bisogna tenere conto anche delle norme sociali. I nostri antenati, che non prendevano la metropolitana negli orari di punta, potevano permettersi profumi più potenti (i cui composti, peraltro, erano naturali, quindi più intensi). Oggi invece cerchiamo di mascherare i nostri odori, anche a costo di sostituirli con qualcosa di goloso (è di moda) e pulito (è lo spirito dei tempi). Come conciliare un sesso che puzza di sporco con l’entusiasmo che suscitano le clean girls? Cosa pensare di questa tendenza su TikTok secondo cui un pene ben lavato dovrebbe profumare di avocado? Già che ci siamo, avete comprato le salviettine per deodorare i testicoli?

Spingendo ancora più in là la fissazione per l’igiene, ci si può chiedere se il profumo erotico, nel 2026, non contravvenga alle norme del vivere insieme. Gli odori non chiedono il consenso. Dato che gli attribuiamo il potere di manipolarci, la forza di aggirare l’intelletto per arrivare direttamente alle viscere (o agli organi sessuali), ci fanno paura.

Nel suo saggio Par le bout du nez. Une histoire intime des odeurs (Calmann-Lévy 2024), la giornalista Sarah Bouasse spiega che gli odori ci penetrano. “Quando ci rendiamo conto della loro presenza, è troppo tardi: ci sono già entrati dentro. Non solo sono dentro di noi, fisicamente, ma agiscono su di noi, smuovono a loro piacimento ciò che possediamo di più intimo e talvolta di più segreto”. Bouasse fa notare maliziosamente che, per saziarsi di molecole odorose a bagno nell’alcol, gli uomini preferiscono andare in enoteca.

I ribelli della profumeria

Fortunatamente, in questo mondo asettico, si profila una forma di resistenza: donne che si profumano direttamente con le proprie secrezioni vaginali, uomini che riducono la frequenza delle docce per ritrovare il loro “vero” odore. Ma si può anche contare sui ribelli della profumeria di nicchia, che accettano di non piacere. E si sbizzarriscono. La proposta più apprezzata risale al 2006: Sécrétions magnifiques promette una miscela di sperma, sangue, saliva e sudore, sorprendentemente indossabile grazie alle note di coriandolo!

Tra gli appassionati, l’autrice specializzata Camille Daval raccomanda Acte d’amour furtif di D’Orsay Paris (“Ci sono il cumino e la violetta, l’abbraccio che non vuole allentarsi, l’odore del sudore poetico”). Gli iscritti alla community Discord parfumerie podcast suggeriscono di annusare Musc Tonkin, ma anche Carnal night, Under my skin o Ma bête.

Dal canto mio, ho trovato alcuni santi graal e raccolto qualche consiglio. Innanzitutto, non troverete granché nei negozi tipo Sephora. I tesori si scovano dagli specialisti (Jovoy o Nose, a Parigi) e nelle boutique dei marchi stessi (menzione speciale a quella di Serge Lutens al Palais-Royal, assolutamente sublime). Parlate con i commessi e le commesse, che hanno tantissimi aneddoti da raccontare e faranno di tutto per aiutarvi. Prendetevela comoda: più profumi proverete e più affinerete la vostra idea di sesso.

Inoltre, esistono flaconcini di ogni tipo: profumi che evocano rapporti eterosessuali, omosessuali, procreativi (Seminalis), bdsm (Attaquer le soleil), feticisti (Ruade). Alcuni ricordano gli odori degli organi e delle parti del corpo: il pene non lavato (Sadonaso); la vulva a fine giornata (Vulnus); le ascelle di un ragazzo (Antinoüs); le natiche di un signore elegante (Montecristo).

E infine, alcuni profumi, per me, sanno proprio di sesso: Liu (creato nel 1929), Muscs Koublaï Khan (1998), L’Amant (2026). Non saremo necessariamente d’accordo, ma potete cominciare da questi.

(Traduzione di Francesco Graziosi)

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